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  • Franz Ferdinand: You Could Have It So Much Better… With Franz Ferdinand

    Franz Ferdinand

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Possono fare molto meglio… i Franz Ferdinand

Volevano lasciarlo senza titolo, questo secondo disco, così come era stato per il primo. Perché a caratterizzare gli album e riflettere il loro mood sarebbero stati le immagini, ma soprattutto i colori, di copertina. Molta attenzione, quindi, all’estetica, ancora satellite dell’avantgarde russo di inizio ventesimo secolo.

In realtà, anche con un titolo lunghissimo resta difficile definire unitariamente questa raccolta di canzoni pubblicata a tempo di record. Parlando per luoghi comuni, si dice spesso che i secondi album tendono a mancare di quella che gli anglofoni chiamano consistency, la compattezza, quasi tanto quanto ci si riferisce al terzo come ad un passo decisivo per le sorti di una band. “You Could Have It So Much Better” non può proprio smentire questi cliché.

Ciò che è estremamente evidente fin dall’inizio è la volontà di diversificare il sound dal breve e ben definito esordio, anzi sembra si voglia renderlo addirittura caleidoscopico al suo interno. Chi ha gridato al fallimento, dunque, sarà sicuramente rimasto impressionato negativamente dalla banalità di alcuni riempitivi, così come dall’incostanza del livello qualitativo.

“You Could Have It So Much Better” non è molto di ciò che invece era “Franz Ferdinand”: non è eccitante, non è istantaneamente inebrante, né tantomeno danzereccio. D’altro canto, come avremmo reagito ad altri 40 minuti di post-punk un po’ dark, un po’ romantico, un po’ funky e, soprattutto, molto ruffiano? L’intuizione è passata, l’effetto new sensation anche. La replica può solo reggere il colpo, dimostrando la capacità di concedersi un cambiamento, seppur notevolmente e inevitabilmente inferiore a quanto ci si aspettasse.

La progressione di “This Boy”, gli ammiccamenti già noti di “Do You Want To”, lo charme di “I’m Your Villain”, il gusto ottantiano di “Outsiders”: ce ne sono di pezzi interessanti, ma soprattutto curiosi, da tenere sotto osservazione e affiancare per ottenere accostamenti sorprendenti. Al fianco di questi emergono però rigurgiti di influenze poco assimilate e riproposte prematuramente, che segnano quindi una perdita di personalità. Se ci si può aspettare di sentire gente come Beatles e Lou Reed, sembra grottesco sentire sovrapporsi la voce degli sbarbatelli Strokes (“The Fallen”).

“You Could Have It So Much Better” si presenta quindi come una raccolta di generi di prima sopravvivenza, in grado di traghettare i Franz Ferdinand verso un futuro commercialmente roseo, ma artisticamente in pericolo. A questo punto del cammino non si hanno risposte, ma soltanto un ventaglio di possibilità con cui sollazzarsi filologicamente nell’attesa. Da somministrare, perciò, soltanto a soggetti estremamente consapevoli della situazione.

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