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Può una commedia con protagonisti Luca Argentero e Raoul Bova uscire dai soliti stereotipi del genere? Me lo sono chiesto prima di vedere “Fratelli unici“, nuovo film di Alessio Maria Federici, nei cinema italiani dal 2 ottobre.

I due attori non sono tra i più celebrati per la recitazione, e poi la locandina e la sinossi non lasciavano ben sperare. I “fratelli unici” del titolo sono i litigiosi Francesco e Pietro (Argentero e Bova),  fino a quando il secondo ha un incidente e, persa la memoria, inizia a comportarsi come un adolescente. L’ex moglie (Carolina Crescentini) non vuole saperne e così è Francesco a prendersene cura e ad ospitarlo a casa, anche se questo va in contrasto con la sua vita da playboy.

I primi 20 minuti sono travolgenti: battute e situazioni paradossali che fanno ridere tutta la sala. Anche se come di abitudine ormai nella maggior parte delle ultime commedie italiane, più che gli attori sono le scene e i tempi giusti a divertire. Quanto rimpiango Totò e Alberto Sordi, che facevano ridere solo con gli occhi!

Tornando al film e alla mia domanda iniziale, la risposta è NO.

Dopo il simpatico inizio, infatti, il film scivola nella commedia romantica e stucchevole, con dialoghi banali e vicende scontatissime. Si continua a sorridere, anche se di meno, fino all’immancabile happy end nel quale tutto si risolve. La regia non è peraltro eccelsa e la recitazione poco incisiva, a parte il discreto Raoul Bova. Si salvano i personaggi secondari come il giudice (la sempre brava Michela Andreozzi) e il poliziotto (Vanni Bramati). Ma non bastano a salvare l’ennesimo, mediocre film italiano.

La graziosa “Cosa c’è” cantata da Malika Ayane è la colonna sonora che accompagna i titoli di coda con gli errori degli attori.

Pro

Contro

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