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  • Freedom Call: Stairway To Fairyland

    Freedom Call

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Scalinata verso il cielo

I Freedom Call nascono, crescono e proliferano in pieno boom power metal. Nessun altra condizione avrebbe potuto agevolare a questo modo una proposta come quella ideata da Chris Bay e Dan Zimmerman, tanto eccessiva e sfrontata da diventare inattaccabile, sfacciatamente diretta e indiscutibilmente plateale. In un momento in cui ogni suono che si accosta al metal classico sembra il chiocciare della nuova gallina dalle uova d’oro, i Freedom Call riescono nel giro di due album a definire alla perfezione i limiti del power metal melodico della nuova ondata, esaltando tutte le caratteristiche a cui una miriade di altri si sono aggrappati per trovare un posto al sole. Questo vuol dire che a riff dal sapore quantomeno decennale si aggiungono l’ugola cristallina di Chris Bay e i ritmi sostenuti di Dan Zimmerman, non così differenti da quelli richiesti da Kai Hansen per gli ultimi album firmati Gamma Ray.
Su questa trama piuttosto classica si appoggia il vero punto di forza di questi tedeschi, una propensione incontenibile per cori epici e roboanti, di quelli che sembrano sprecati fuori da uno stadio a racchiudere centomila fanatici imbeccati da calibrate tastiere che fin dal primo istante di ogni pezzo mirano alla più completa esaltazione. Tali assist non posso che essere corredati da testi che inneggiano alla collettività ed esaltano temi quali libertà e fraternità (e uguaglianza), in nome di imprese perse al di là dell’orizzonte temporale e riportate in vita dalle (ingenue) superomistiche fantasie dei nostri liberatori. In ogni caso, impossibile restare impassibili.

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