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    Freedom Call

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Quelli che “Carry On”

Da araldi del power metal più eccessivo e senza compromessi, i Freedom Call si sono auto-relegati al ruolo di semplici gregari all’interno di un plotone che ormai non tira più. Dimenticate le grandiose storie di eroi a cavallo dell’arcobaleno già con “Eternity”, un disco che riportava sulla terra ferma una band che era stata capace di toccare il cielo con un dito, i tedeschi continuano nella loro ricerca di un songwriting abbastanza vario da giustificare la stesura di nuovi pezzi. L’intento non si può dire di certo frustrato, soprattutto relativamente a quanto la scena classica esige e offre attualmente, ma non è ancora una volta in grado di imporre la nuova fatica all’attenzione dei più.
Richiami alle sonorità tastieristiche ottantiane, riff compressi e seriosi, cavalcate irrefrenabili e break cadenzati possono essere abbastanza per giustificare qualche ascolto e per considerare Bay, Zimmerman e soci tra i pochi power metaller ancora in forma, ma contribuiscono a smussare la spiccata personalità con cui i Nostri si erano imposti sulla scena, confondendoli con un gruppo svedese o tedesco qualunque. Uno di quelli buoni, sia chiaro. Uno di quelli che si rendono ridicoli cantando “Carry On”, “Hunting High And Low” e le solite cazzate, ma sanno come farci inneggiare alla “Hero Nation”. Uno di quelli che gli amanti sanno sempre apprezzare.

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