Home > Zoom > FREI: il nuovo disco “Evolution” brano per brano

FREI: il nuovo disco “Evolution” brano per brano

Il nuovo disco di FREI si intitola “Evolution”. Loudvision come di consueto ve lo presenta dalla penna dell’autore che ce lo racconta traccia per traccia. Un’opera surreale che tra mondo digitale e ricca canzone d’autore, dipana il concetto di evoluzione della specie giocando con aforismi e doppi sensi.

Surreale, certamente, ma anche tanto attuale se andiamo a trasporre l’immaginario di FREI al normale della nostra quotidianità. Un bellissimo lavoro alla cui produzione troviamo anche Beatrice Antolini e quel certo modo di essere leggeri e sottili pur danzando con parole tutt’altro che tascabili. Il video ufficiale del primo singolo estratto: “Le Macchine” con la featuring di Dimartino.

Evolution, brano per brano

La Scimmia Discende dall’Albero
. Il titolo della canzone è preso da una “Greguería” di un poeta spagnolo della prima metà del ‘900: Ramón Gómez de la Serna, capo dei futuristi spagnoli e anticipatore del surrealismo. Le sue “Greguerías”, che introdussero le avanguardie europee in Spagna, erano una sorta di aforismi surreali, generati dalla somma di metafora e umorismo. L’intero brano è fatto di Greguerías a modo mio, sull’ uomo, l’animale, la religione e le abitudini.

Le Macchine. 
Quanto dura un tostapane? una centrifuga? un frigorifero? una lavatrice? un’automobile? E quante volte le dobbiamo riparare? e quanto ci costa? Sono le macchine che lavorano per noi, o siamo noi che lavoriamo per le macchine? Le macchine sono veramente un’evoluzione? e noi siamo veramente l’evoluzione dell’animale? Perché a me risulta che gli animali sono molto più autonomi, essenziali, e soprattutto non hanno bisogno di macchine.

Un Animale Per Casa
. La mia gattina mi ha insegnato più di quanto potessi immaginare. Prima che fosse investita e uccisa da una macchina, è stata in casa con noi per 5 anni. Ad un certo punto della convivenza, mi sono accorto che le stesse cose che io rimproveravo a lei, la mia ragazza le rimproverava a me. Sono andato in crisi perché non capivo più chi era l’animale. Ma di una cosa ero certo: il suo vivere di puro istinto la rendeva libera, il mio vivere di pensieri e parole no. Lei era più evoluta di me, e a me non dispiaceva di somigliarle.

I Pellicani e Il Vento
. Una notte ho fatto un sogno. Ricordo una pianura enorme dove uomini, animali e piante convivevano in perfetto equilibrio tra pace e lotta. E figure mitologiche fatte di bestia e vegetali con sembianze umane, mi parlavano e mi baciavano. Quello era il pianeta dell’evoluzione, il luogo dove mi sarebbe piaciuto andare, e quindi ci sono andato. Le prossime canzoni sono state scritte da li.

Una Bugia. 
In questo pianeta le bugie sono un vantaggio, un’opportunità di cambiare un evento con la fantasia. Le lotte, ad esempio, sono un bellissimo gioco, dove si vince raccontando bugie. Se ti uccidono, io ti racconto che non’è vero, e tu non muori: ma devi essere svelto a capirlo.

Un Sospiro Lieve
. Gli abitanti di questo luogo a volte fanno di tutto per cercarsi, altre invece fanno di tutto per perdersi, cancellando le tracce e quei pochi istanti che vivono nelle memorie. L’esito del loro intento dipende, per un momento, dai sospiri del cieco vagare della fortuna.

Buio Presto
. La sera di capodanno del 2006 mi trovavo a Charleville, nell’Irlanda del sud. Prima della mezzanotte sono uscito da una festa e sono andato in un vicolo buio della cittadina. Non c’era nessuno. Mi sono fotografato una mano appoggiata su un sasso. Dicono che per capire il concetto di “infinito” bisogna visualizzare una lunghissima fila di pianeti, e immaginare che quello a fianco è identico al nostro, tranne un sasso sul muro di una strada. E’ bastato cancellare quel sasso dalla memoria, per essere già in un altro pianeta.

Tutto Chiaro. 
Una mattina, dopo essermi svegliato, mi sono accorto che in questo pianeta sorgeva lo stesso sole. A quel punto è stato tutto chiaro, il pianeta dove mi trovavo coincideva con il mio, era identico, a parte una cosa: in uno c’era la mia gattina, nell’altro non più.
Ho osato immaginare dove potesse essere il pianeta in cui l’unica cosa uguale era rimasta lei.
E mi sono perso, a pensare dov’è, quel pianeta così diverso, dove l’unica cosa uguale è la sua assenza.

Epilogo
. Al termine di questo breve viaggio, non ricordo più cosa mi abbia spinto a partire,
e neppure cosa sono andato a cercare. Alle volte credo di ricordarlo, altre volte no.
Ciò che invece ricordo bene, è l’informazione che ho trovato, quando guardavo, o credevo di guardare, da un’altro pianeta:
“Gli animali muoiono, sotto le macchine, guidate male dall’uomo.”

Scroll To Top