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  • Friend request – La morte ha il tuo profilo

    Diretto da Simon Verhoeven

    Data di uscita: 08-06-2016

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Potrei introdurre “Friend request – La morte ha il tuo profilo”, horror scritto e diretto da Simon Verhoeven (regista, sceneggiatore e attore tedesco che non ha alcuna parentela con il più noto Paul), con una riflessione sulla scelta raccontare storie dell’orrore legate alla contemporaneità.

Potrei parlare della capacità del genere, da sempre specchio dei tempi, utilizzare l’inquietudine che lo sviluppo di nuove  si fa per dire – tecnologie porta spesso con sé.

Potrei discutere della scelta di linguaggi inediti, in grado dialogare con il pubblico di riferimento, in questo caso quello degli adolescenti nativi digitali.

Potrei, se “Friend request” non fosse un horror convenzionale, mal scritto e spesso involontariamente ridicolo, che racconta una storia adattabile a qualunque contesto.

Protagonista del film di Simon Verhoeven è Laura (Alycia Debnam-Carey, tra i protagonisti della serie tv “Fear the Walking Dead”), studentessa di psicologia molto popolare, che passa gran parte del suo tempo, come molti coetanei, sui social network.

Quando conosce Marina (Liesl Ahlers), introversa e solitaria compagna di corso, non ci pensa due volte ad accettare la richiesta d’amicizia. La ragazza sviluppa in pochi giorni un attaccamento morboso nei confronti di Laura, che decide di rimuoverla dagli amici. Questo porterà al suicidio rituale di Marina, che comincerà a perseguitare la ragazza dal mondo dei morti, prendendo il controllo del suo profilo e iniziando a decimare i suoi amici.

Per usare le parole del grande saggio Roger Murtaugh, sono troppo vecchia per queste stronzate.

“Friend request” condivide con il recente “Unfriended di Levan Gabriadze, horror a bassissimo budget prodotto da Blumhouse, tematiche e intenti. Laddove però il film di Gabriadze aveva per lo meno la particolarità di essere ambientato tutto in screencast, il film di Verhoeven sceglie una struttura canonica, attingendo a piene mani dall’horror giapponese e dai film della serie di “Final destination”, ma senza riuscire ad emularne l’originalità nelle scene più cruente (che, tra l’altro, sono sempre poco illuminate ed inquadrate in maniera confusa).

Simon Verhoeven prova goffamente buttare qualche elemento personale in questo calderone di cliché, personaggi stereotipati e reiterazioni di jumpscare (vera piaga dell’horror contemporaneo), realizzando alcune sequenze animate a partire dalle gif di dubbio gusto che Marina posta sul proprio profilo, ma il risultato non è dei migliori.

Inutile dire che ogni velleità di riflessione sul rapporto dei giovani con internet è presto dimenticata. Nessun problema, direte voi, per un horror onesto e divertente. Il punto è che “Friend request” non riesce nemmeno a divertire.

Non so quanto gli adolescenti possano identificarsi in questo gruppo di studenti di college che sembrano 35enni, vivono in case con viste mozzafiato e usano i social media in modo macchiettistico, mentre alla ragazza strana con problemi di socializzazione non è concessa la benché minima empatia. Non vorrei scadere in facili moralismi, ma mi sembra un punto di vista quanto meno discutibile.

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Contro

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