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Friendly Fires: Selfmade generation

St. Albans, Hertfordshire. Tre giovincelli di larghe vedute, innamorati del punk, della dance ed emergenti nel panorama musicale indie ed alternativo.
Attivi dal 2006, finalmente sono riusciti a dischiudere il bozzolo della fama e a farsi conoscere anche dai comuni mortali.

Buonsalve a voi, Friendly Fires. Per prima cosa, sappiamo che prima di fondare la band che ora rappresentate, eravate soliti suonare musica post-hardcore sotto il nome di First Day Back. Perché avete cambiato direzione ed intrapreso la strada dell’alternative dance?
Abbiamo rotto le scatole al nostro vicinato con la nostra musica fin da quando avevamo quattordici anni. I nostri gusti musicali son cresciuti col tempo. Quando raggiungemmo l’età giusta, iniziammo ad andare nei club e ai rave londinesi e scoprimmo un intero altro modo di intendere la musica rispetto a quanto avevamo appreso dai live delle band. La pista da ballo era un nuovo mondo dove potevi essere ipnotizzato anche per più di quattro ore. Era un altro elemento che amavamo e che volevamo incorporare nel nostro sound personale.

Ci sono artisti o gruppi che hanno contribuito al risultato? Se sì, potreste menzionarne qualcuno e spiegare cosa di ciascuno vi ha influenzati?
Noi tutti siamo grandi fan di My Bloody Valentine, Carl Craig e Prince, per nominarne tre. Ci piace creare musica con melodia e ritmo molto densi. Le nostre tracce sono impepate di così tante influenze che ci aiuta a mantenere vive ed eccitanti le cose per quanto riguarda l’approccio alla musica da diversi punti di vista.

Parlando della vostra esperienza personale, che età avevate quando vi cimentaste nella musica per la prima volta e decideste di iniziare a suonare uno strumento? La vostra famiglia ha rappresentato un importante input per la vostra carriera grazie ai suoi consigli- qualcuno dei vostri genitori è musicista?
Nessuno tra voi è un performer autodidatta?

Jack iniziò a suonare la batteria da quando aveva undici anni. Prima di quello, cantava nel coro dell’abbazia vicina alla nostra scuola. Entrambi i suoi genitori sono cantanti lirici. Sia io che Ed ebbimo per alcune settimane lo stesso insegnante di chitarra, ma lui era più interessato al progressive blues e a orrende battute piuttosto che insegnarci ciò che avremmo voluto. Tutto quel che suoniamo è essenzialmente da autodidatti.

La vostra musica è molto catchy e ottima per ballare. Qual è stata la genesi dele doti danzerecce di Ed Macfarlane? È solo autoironia come qualcuno potrebbe immaginare superficialmente, oppure possiede un più profondo significato?
Quando iniziammo il tutto, eravamo una band strumentale. Successivamente, Ed divenne assai bravo nel canto. Durante l’evoluzione dei Friendly Fires è diventato veramente buono a plasmarsi. Dio sa cosa ci riserva il futuro.

L’8 Giugno 2010 avete avuto l’occasione di suonare a San Siro (Milano) insieme ai Kasabian ed ai Muse: l’avete considerata come una grande sfida per mostrare al pubblico che siete cresciuti ultimamente?
I Kasabian son stati veramente favolosi quella sera. Dei tipi dal benvenuto caloroso. Dobbiamo ringraziare il batterista dei Muse, Dominic, per averci accompagnati, ma ero in un tale stato da non poter scambiare nemmeno due parole con alcuno di loro.

Infine, come vi sentite nel momento in cui salite sul palcoscenico?
Eccitati, sperando che niente dell’attrezzatura subisca danni, in modo da suonare col cuore in mano e godersi la risposta alla musica su cui si è sudato tanto.

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