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Froben: Dentro allo sguardo

Foto di Giuseppe Peres Torres.

I Froben sono un gruppo composto da cinque ragazzi siciliani che, con le loro esperienze e i loro modi di vedere, scrivono canzoni che vanno alla ricerca di persone con cui poter comunicare emozioni e sensazioni a un alto livello musicale intimo e soffuso.

Chi non si crede almeno una volta nella vita più pazzo degli altri? Senza però aver il coraggio di guardarsi allo specchio. Ora abbiamo la possibilità di aggirare questo sguardo e guardare il mondo direttamente attraverso i suoi occhi.

Ciao ragazzi…Loudvision come dice il nome stesso ha una visuale “Loud” della musica. Qual è stata per i Froben la situazione più rock – loud che vi è capitata in questi anni?
Valerio: È capitata proprio qualche settimana fa, quando abbiamo scoperto che uno scatolo con una ventina di copie del nostro disco era stato gentilmente adagiato in strada, non si sa da chi. La fortuna ha voluto che un ragazzo con la passione per la musica abbia visto lo scatolo inzuppato d’acqua, abbia recuperato un disco, lo abbia ascoltato: gli è piaciuto e ci ha cercato su internet per raccontarci questa storia che, ammettiamolo, è veramente “Rock-Loud”… Quando si dice che la strada è il miglior posto per un’artista!

Qual è, se esiste, un punto di svolta per un gruppo che finalmente può dire “Caspiterina ce l’abbiamo fatta”?
V: Il punto di svolta per la nostra carriera ci sarà quando verremo esclusi da SanRemo perché facciamo abuso acqua frizzante, o meglio quando non dovremo più farci i conti in tasca per fare un tour.

Com’è la situazione rock in Sicilia? Che difficoltà può trovare una band che arriva dalla punta dello stivale?
V: Noi viviamo in una città che in linea d’aria sta più a sud di Tunisi. Puoi facilmente comprendere come sia complicato e costoso superare lo stretto per fare un concerto. La Sicilia è una regione piena di talenti, di gente che crede in quello che fa, non che queste caratteristiche appartengano solo alle band siciliane, ma data la difficoltà ad uscire dal nostro contesto, diciamo che le band siciliane hanno una marcia in più in termini di volontà. Devi veramente avere passione e spirito di sacrificio per prendere un furgone e percorrere la Salerno-Reggio Calabria. D’altro canto, poi, in Sicilia i locali più attenti alla qualità dei live si contano sulle dita di una mano, e forse ti resta pure qualche dito libero per indicare la strada da prendere se vuoi fare in modo che la tua musica sia ascoltata; e chissà come mai quel dito indica sempre il nord!

Quattro mesi dall’uscita del vostro disco “Lo Sguardo Del Pazzo”, volete tirar le prime somme? Siete contenti di come la gente risponde alle vostre canzoni?
V: Si, decisamente contenti. Il nostro disco sta raccogliendo consensi da un po’ tutte le parti. Certo è ancora presto per tirare le somme ma molte persone ci hanno manifestato il loro apprezzamento anche attraverso proposte di collaborazione. Come, ad esempio, nel caso del nostro video-clip girato da Salvo Nicolosi. Siamo stati felici di lavorare con lui e questa collaborazione si è trasformata in amicizia.

I vostri primi amori musicali?
Stefano: La mia prima cassetta è stata “Notorius” dei Duran Duran, avevo otto anni.
Roberto: A sei anni ballavo “Ob-La-Di Ob-La-Da” dei Beatles sotto e attorno al tavolo della cucina.
Valerio: Mi vergogno un po’ a dirlo ma all’età di sei anni vidi un concerto dei Righieira e rimasi folgorato, poi mi sono pentito amaramente.
Andrea: Io ascoltavo gli Europe.
Francesco: I brani di musica classica per chitarra e orchestra. Poi, qualche hanno dopo ho conosciuto i dischi di Jim O’Rourke.

L’ultimo CD originale che avete comprato?
S: Broken Social Scene “Fire Eye’d Body”.
R: “Interpol”.
V: “Travel With Myself And Another” dei Future Of The Left.
A: “Funeral” degli Arcade Fire.
F: Un vecchio disco di Chet Baker.

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