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    Fruit Bats

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Catchy if you can

Eric D. Johnson è un tale altissimo identificabile, oltre a questo, come il fondatore dei Fruit Bats, quella band di Chicago fedele alla Sub Pop, quella band non propriamente prolifica ma sempre tanto efficace. Se si parla di folk uptempo, i Fruit Bats sono le reginette del ballo. Sciabordano sonorità intimamente statunitensi, fanno il pop da prateria, le ballatone strappalacrime e Eric D. Johnson ha una delle voci più orecchiabili che si possano sentire fuori dalla TOP40. “Tripper” è pura scuola Fruit Bats con, in aggiunta, pezzi più sbilanciati verso il soul. “Tripper” non è il meglio che ci sia mai stato proposto dalla band, ma si arricchisce di pezzi dilatati, intermezzi dominati dagli organi, atmosfericità.

La storia dietro l’album vale un accenno. “Tony The Tripper”, il protagonista del pezzo che dà nome all’album, è un personaggio incontrato da Johnson in una corsa in treno di dodici ore da Chicago al Nord Dakota. L’ispirazione dell’intero disco è un viaggio immaginario vissuto dal musicista e dal vagabondo. Disco on the road, dite voi? Anche no. I Fruit Bats funzionano sulle strade semideserte del Midwest, sugli autobus cittadini, sui computer degli impiegati chini ad ammazzare il tempo su Facebook. Pressoché ovunque.

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