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Fucking American Dream

È uscito finalmente il 7 marzo nelle sale italiane il film più contraddittorio e ipnotico dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, “Spring Breakers” di Harmony Korine, con le star dei (pre)adolescenti Selena Gomez e Vanessa Hudgens e un irriconoscibile James Franco uguale a Snoop Dog.

Avete presente cos’è lo spring break negli USA? Sono le vacanze di primavera, durante le quali i ragazzi vanno al mare a sballarsi, all’insegna di droga sesso e musica pop-house. Quasi da subito le aziende hanno intercettato questa ‘tradizione’ come business, e anche MTV, nata per lanciare le tendenze giovanili nella musica e dintorni, non si è laciata sfuggire l’occasione, cominciando nell’86 a trasmettere lo spring break di Daytona Beach in Florida, per poi spostarsi ogni anno in una città diversa (Miami e Cancun sono le mete più gettonate) trasmettendo ore e ore di immagini di studenti in piscina con micro-bikini e un cocktail in mano, che ballano e si divertono al ritmo del rapper di turno che anima questa festa lunga svariati giorni.

“Spring Breakers” racconta la storia di quattro ragazze che si annoiano e per racimolare i soldi delle vacanze di primavera rapinano un fast-food. Raggiunto l’obiettivo tanto sognato, al termine di un mega-party a base di alcol droga e sesso, vengono arrestate, ma inaspettatamente un personaggio ambiguo paga la cauzione, pensando di comprare anche loro e introdurle nella sua vita fatta di traffico di armi e droga, soldi a palate ed extra-lusso pacchiano. Le ragazze si lasciano tentare dal ‘lupo cattivo’, ma si dimostreranno molto più smaliziate di cappuccetto rosso, ribaltando lo schema della favola horror, e spingendosi oltre i loro desideri scopriranno l’esaltazione seducente (e seduttiva) del potere. In questa sorta di viaggio d’iniziazione, una tornerà sui suoi passi, un’altra rimarrà scottata, e le altre diventeranno più brave del Maestro e porteranno avanti l’avventura scoprendo di poter spostare pericolosamente più in là il confine dei propri limiti
[PAGEBREAK] Il regista Harmony Korine si è sempre occupato di personaggi borderline senza troppo preoccuparsi di scandalizzare il pubblico con la visione diretta di immagini forti, violente, degradanti o autolesioniste. Coerente con il suo tema principe, la dissacrazione del “fucking american dream”, ha solo spostato il punto di vista, e dai bassifondi del Bronx (“Kids”) è passato all’universo patinato e pop dei ragazzi che se la spassano come se stessero in un videoclip di MTV che ripete continuamente se stesso. Ed è questa l’estetica del film: l’esibizione del corpo fino al parossismo, esasperato dal ralenty, dalla ripetizione, dal montaggio frenetico, dalla saturazione dei colori che come nella pop-art mette in evidenza provocatoriamente gli aspetti edonisticamente estremi della società di massa, rigurgitandoli come uno scarto che, fagocitato dal consumo dopo il suo breve e falso splendore, può solo denunciare la sua vera natura degradante.

Chicca imperdibile: James Franco che suona al pianoforte (rigorosamente bianco) in riva al mare “Everytime” di Britney Spears con il contorno di bad girls incappucciate in rosa shocking e armate. L’effetto è quello adolescenziale misto al sadismo perverso del le ragazze che alternano Hello Kitty alle pistole. Un film contraddittorio, sebbene non faccia che ripetersi in loop per un’ora e mezza, ambiguamente sospeso tra la critica con gli stessi strumenti dell’oggetto che si vuole criticare, e l’esaltazione indifferente del suo tono poetico. In entrambi i casi, una volta scoperto il gioco, il resto è ridondanza; strutturale al tema, sì, ma un po’ autoreferenziale.

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