Home > Recensioni > Funky Pushertz: Lunch

Complimenti al cuoco, ma senza esagerare

Mettersi a tavola con i Funky Pushertz vuol dire avere pazienza: dopo una colazione promettente (“Breakfast”, EP d’esordio del 2005) e quattro anni di attesa, finalmente il pranzo è servito. “Lunch” si pone in continuità con il suo predecessore sia nell’onomastica che nel genere, dando mostra di un rap che sa sfuggire i cliché (alcuni, non tutti) del settore ed abbracciare sonorità diverse ed ampie: dal raggae al soul al funk.

Un funk che esplode nel pezzo di apertura “Funky Pushertz”, biglietto da visita del producer: Tonico70 viaggia sull’onda di una batteria che – modesta ma onnipresente – sa accordarsi alla perfezione tanto con il più classico giro di basso quanto con la più ardita esplorazione elettronica. Cade solo su “Dieci”, dove gli angoli non euclidei cui viene virtuosamente piegata la sola batteria non bastano: la pigrizia costa.

Il dialetto la fa da padrone, un po’ divertendo e un po’ infastidendo: fuori dai confini regionali la comprensione si fa ostica. Ci si arma allora di traduttore, per far emergere una lirica non troppo elaborata ed una metrica apprezzabile. La punta di diamante è un flow serrato e capace, grazie al quale i tre MC’s riescono a sfuggire faticosamente la banalità della sola esperienza personale di “Veng’ ra Torr”, dipingendo a tinte varie una realtà meridionale che sa spaziare dalla tranquillità estiva di “Non Fa Rumore” alla cruda (eccessiva, esasperata, noiosa) urbanità di “Wicked Boys”. “In Tutte Le Maniere Possibili” chiude l’album con qualche strillo alla Al Castellana, un omaggio simpatico ma terribilmente naif.

Il 2009 è un panorama arido, in quanto a novità, per il rap; nulla di strano dunque se un disco promettente ma ancora acerbo rischia di essere ai vertici delle classifiche underground. Ma niente entusiasmi: gli angoli da smussare non sono pochi. Sì ragazzi, la vita a Napoli è dura, l’abbiamo capito. Ma il mercato musicale si estende anche oltre Torre del Greco. Dunque più acqua alle ben avviate radici funk che portano nel nome, meno ad ovvietà liriche trite e ritrite (per le tematiche si salva solo “West Funky Story”, ma è troppo poco).

Pro

Contro

Scroll To Top