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Fuochi, fiamme e fottuto punk rock

Venti e quaranta: Billie, Mike e Tré calcano il palco di un palazzetto traboccante che avrebbe accolto volentieri almeno il triplo delle persone presenti. Un pubblico decisamente vario per abbigliamento ed età esplode in un boato di acclamazione che si ripeterà più e più volte in risposta alle performance del gruppo e ai cori chiesti dal frontman.

Seguiranno due ore e mezza di spettacolo allo stato puro: la musica che i tre fanno vivere sul palco resta la protagonista indiscussa, arricchita però da effetti scenici difficili da immaginare al chiuso di un palazzetto: esplosioni assordanti, fuochi pirotecnici, fiammate che vanno al soffitto e scintille che scendono a pioggia. Pistole spara magliette-acqua-strisce di carta. E cannoni per inondare di coriandoli tutto e tutti.

Con una cornice così le canzoni rischiano di passare in secondo piano, ma questo non succederà. Ad ogni accordo le migliaia di persone presenti si fanno trascinare e intonano a squarciagola ogni parola (a onor del vero rincresce ammettere che a cantare le canzoni più vecchie era una schiera meno sostenuta rispetto ai conoscitori delle ultime hit).
Tutto il resto serve solo a caricare ulteriormente tanto i presenti quanto la band stessa, che si diverte e gioca volentieri con il pubblico chiedendo una risposta ad ogni accenno di melodia e chiamando sul palco diversi fan.

Inutile snocciolare i brani in scaletta: troppi! Per farsi un’idea della grandezza dell’evento basti sapere che i Green Day si sono potuti permettere di suonare per intero “Jesus Of Suburbia” fra i bis (durata: 9′ 09″), che non hanno voluto lasciare gli album più vecchi a prender polvere, ripescando dall’armadio tracce come “2000 Light Years Away”, “Brain Stew” e “Jaded” e che hanno suonato i pezzi più lenti con tanto di pianoforte sul palco (altro che le basi preregistrate di mille altre band!).

Dopo metà scaletta chiunque nel Forum ha pensato almeno una volta che i soldi e soprattutto la fatica nel recuperare un maledetto biglietto fossero valsi lo show che stavano vivendo sotto i loro occhi.
Nessuno spazio per articolare altri pensieri: 155 minuti di adrenalina con l’alternanza di momenti urlati da perdere la voce (da “Welcome To Paradise” al «fuck ‘em all» di “Minority”), momenti da pelle d’oca (“21 Guns” con pianoforte, o “Boulevard Of Broken Dreams”) e tanti meritatissimi applausi.

Questa sera andava tutto bene, anche una “Longview” rovinata perché fatta cantare da tre fan; anche una chiusura con tre lenti. Nessun fastidio, tanta è la carne messa al fuoco dai Green Day.
E se è vero che questa serata non rimarrà nella storia, è altrettanto vero che resterà indelebile nella mente e nelle orecchie di chiunque fosse presente o una mancanza da fedina penale per gli assenti.

Song of the Century
21st Century Breakdown
Know Your Enemy
East Jesus Nowhere
Holiday
The Static Age
Give Me Novocaine
Are We The Waiting
St. Jimmy
Boulevard of Broken Dreams
2,000 Light Years Away
Hitchin’ A Ride
Welcome To Paradise
Sweet Home Alabama / Sweet Child o’Mine (Medley)
When I Come Around
Iron Man / Highway to hell (Medley)
Brain Stew
Jaded
Longview
Basket Case
She
King For A Day
Shout / Stand By Me / (I Can’t Get No) Satisfaction / Hey Jude (Medley)
21 Guns
Minority

Encore:
American Idiot
Jesus of Suburbia
Last Night On Earth
Wake Me Up When September Ends
Good Riddance (Time Of Your Life)

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