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Fuoco sul cinema del ’68

Fa uno strano effetto sentire certe parole da un grande del cinema classe 1930 che con la voce tremante, rotta da una visibile emozione, ci ringrazia per i temi affrontati durante l’incontro, dicendo di esser contento di aver trattato argomenti che difficilmente vengono fuori nel corso delle classiche interviste. Nostro ospite qui è Gian Vittorio Baldi, regista di “Fuoco!”, film di incentrato su quello che è stato lo spirito del ’68, sulle sue istanze profonde, su ciò che ne ha mosso gli eventi, più che sui fatti.

In che modo “Fuoco” interpreta lo spirito del ’68?
Il Sessantotto, come voi avrete saputo e sentito, è nato prima dell’anno 1968, cioè l’odore, il profumo, lo stimolo, il sentore di polvere da sparo, di rivoluzione è cominciato nel 1964/65, quindi da un punto di vista intuitivo ho cercato di esprimerlo nel ’68. E infatti questo è l’unico film che sia stato fatto sullo spirito del ’68: una pellicola che tende alla distruzione di tutto, perché l’impulso era proprio distruggiamo tutto perché non ci sta bene e ricominciamo da capo. E ricominciamo da capo significava ripartiamo da zero.

In quale campo si doveva ricominciare da capo?
In ogni campo. È un film che va contro la religione, tanto che si apre con il protagonista che spara contro l’immagine della madonna durante la processione, è un film contro lo stato perché è contro il potere, e finalmente per la prima volta è un film che va contro la famiglia, perché lui uccide tutti, salva solo la sua bambina, per consegnarla al futuro. Ma lui uccide la suocera, la moglie che aspetta un bambino: quindi da un punto di vista narrativo è un film allegorico, che dice che in quegli anni lo spirito della gente, del popolo, dei giovani era talmente infuocato, reso assolutamente insopportabile dalla convivenza con la società, che il desiderio era quello di distruggere tutto e ricominciare da capo. In questo senso, allegoricamente, il film è sullo spirito del ’68.

A proposito di ’68, il film è stato presentato a Venezia proprio in quell’anno…
Ho portato “Fuoco!” al Lido proprio nel 1968. Si tratat di un film che ho prodotto e diretto, ed essendo presenti al tempo altre due pellicole che io stesso avevo prodotto, nella storia del cinema di Venezia per la prima e unica volta un produttore presentò tre film in concorso.

Parliamo dell’aspetto formale di questo film?
L’aspetto formale è uno delle parti più interessanti: si tratta di una pellicola girata a bassissimo costo, contro la struttura tecnica-tecnologica dell’industria cinematografica di allora, e addirittura contro la distribuzione, perché è un film girato in 16mm, e allora non si giravano film professionali in quel formato, tanto è vero che il distributore, quando è venuto a conoscenza del fatto che il film era stato girato in 16mm e poi riportato in 35, mi ha fatto causa al tribunale di Roma, perché era inconcepibile che io mi permettessi di usare un formato da dilettante. Un formato che mi consentiva invece di girare a basso costo, con degli strumenti tecnici avanzati come la presa sonora diretta che allora era complicatissima, perché la macchina da presa era molto grande e le apparecchiature sonore intrasportabili. Non solo: il fatto di usare la macchina a mano ha permesso una rapidità di ripresa che normalmente quelle macchine enormi non permettevano.

C’è qualche analogia con il digitale di oggi?
Assolutamente si, fino a qualche anno fa se giravi un film in digitale e lo presentavi alla mostra di Venezia ti prendevano per matto, perché non era ammesso, come è successo a me nel ’68 per “Fuoco”. Il digitale, in questo senso, è come i 16mm. Oggi i film digitali vanno a tutte le mostre se vengono riversati in analogico, cioè se passano in 35 mm. Anche se dal punto di vista della creazione adesso il digitale sta sempre più sostituendo l’analogico, e questo consente finalmente a chiunque di prendere in mano una macchina da presa ed esprimere il suo talento, cosa che prima non era possibile.

Parliamo della durata e del costo del progetto?
Il film è stato girato in 14 giorni, che è un tempo record considerando che i film di oggi sono girati in 10/15 settimane, a volte ci voglio anche degli anni. Questo perché io avevo idee molto chiare in testa. Inoltre ho girato le scene in ordine cronologico, come avvengono nel corso del film, tanto è vero che io paradossalmente non sono andato al montaggio del film ma ho soltanto scelto le inquadrature. Riguardo i costi del progetto, l’intera opera è costata 14 milioni di lire, un prezzo ridicolo, paragonabile a circa 100mila euro di adesso.

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