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Fuori dal coma

L’anno che sta volgendo al termine verrà ricordato, tra le altre cose, per il ritorno al gran completo di quella che all’epoca veniva definita scena di Bristol. Dopo la performance dei Portishead a Milano e il concerto ravennate dei Massive Attack, l’accogliente Vox Club di Nonantola ospita l’ultimo tassello del mosaico trip hop: uno dei padri fondatori di quella scena fatta di ritmi dowtempo, sperimentazione e contaminazione che all’inizio degli anni novanta ha aperto una breccia nelle classifiche invase dalla musica di Seattle.

Dopo l’esperienza nel Wild Bunch – prima forma embrionale di quello che sono poi diventati i Massive Attack, e illustri collaborazioni, la carriera solista di Tricky, al secolo Adrian Thaws si è sviluppata in sette album nell’arco di tredici anni, e in una continua ricerca di contaminazione, dal trip hop all’hip hop, dalla luce all’oscurità, dalla Giamaica al Bronx. E proprio in America l’uomo della rivoluzione bristoliana si era trasferito per ricercare nuove sensazioni e sonorità. Il risultato di questa esperienza – a sentire Tricky – non è stato affatto positivo, tanto da spingerlo a tornare nella sua Inghilterra. L’ultimo disco, “Knowle West Boy”, segna il ritorno dopo cinque anni di inattività e sembra voler riassumere un po’ tutto lo spettro di suoni e contaminazioni che hanno caratterizzato la vita musicale di Tricky.

Per l’importante occasione il pubblico del Vox non è quello aspettato, anche se all’inizio del concerto la sala risulterà abbastanza affollata. Aprono le danze gli Heike Has The Giggles, una giovane rock band di tre elementi che attira subito l’attenzione per la forza e la freschezza della loro performance. Solo dopo il concerto veniamo a sapere che gli Heike non sono i nuovi Artick Monkeys dalla voce femminile, bensì tre talentuosi ragazzi di Solarolo, in provincia di Ravenna. Il paese è famoso perché ha dato i natali a Laura Pausini, ma d’ora in avanti lo potremo ricordare per questo gruppo davvero valido, che speriamo avrà un po’ della fortuna cha ha graziato la loro concittadina.

Sulle note di “In The Air Tonight” di Phil Collins inizia il concerto e Tricky e la sua band fanno il loro ingresso sul palco. Questa intro potrebbe far preludere ad una serata dai suoni narcotizzati, come spesso l’artista ci ha abituato nei suoi album, ma la realtà sarà ben diversa.
Apre il concerto “Paste Mistake”, forse la più bella canzone del nuovo disco, che parte piano per poi impennarsi in un finale terribilmente rock, duro e nudo come il petto di Tricky, che si priva quasi subito della maglietta con cui è salito sul palco. L’artista segue l’incedere della musica, guidata da una potentissima batteria, quasi fosse in trance. Si dimena, scuote il microfono, lo scaraventa a terra, si raggomitola su se stesso, poi si riapre alla musica con una straordinaria energia. L’intesità della sua esibizione lascia stupiti e il pubblico sembra ipnotizzato.

In pochi minuti il mix di suoni e generi, un tempo etichettato come trip hop, viene annientato da questa attitudine rock che, come per gli altri esponenti di Bristol visti quest’anno, si inerpica verso confini industrial.
Purtroppo tutto il pathos che Tricky mette nelle sua performance si perde nel suo distacco nei confronti del pubblico e della sua stessa band. Quando canta la vocalist, l’artista si defila dalla scena, quasi scompare, come se il concerto non fosse il suo: fuma, beve o sta semplicemente girato di spalle. La scaletta si dipana così in un alternarsi ben organizzato di pezzi vecchi e nuovi (“Overcome”, “Veronica”, “Pumpkin”, “Puppy Toy”, “Bluesteel”, “Council Estate”, per citarne alcuni) di alti e bassi, di luci e ombre, di accelerazioni e decelerazioni. Nonostante ciò, la sensazione è che quelli sul palco non stiano proprio dando il massimo.

Dopo appena un’ora e un quarto, la serata modenese si conclude sulle note di “Joseph”, pezzo tratto dal nuovo album ma che sembra rimasto nel cassetto dai tempi di “Maxinquaye”, come a ricordarci che, nonostante le peregrinazioni transoceaniche, le chitarre elettriche, l’alternarsi di pathos e apatia, e il nostro giudizio contingente, Adrian Thaw, in arte Tricky, è e rimane un ragazzo di Knowle West, umile sobborgo di Bristol dove lui e altri grandi artisti hanno inventato un’attitudine musicale che ha segnato un decennio.

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