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Furori in trasferta

Partiamo dal presupposto che vale sempre la pena di vedere i Furor Gallico.
Se poi anche il posto è da fiaba, Saint-Maurice, Canton Vallese, Svizzera, meglio ancora.

La serata si apre con i Vaalnor, ma l’esibizione fin da subito non convince: canzoni troppo simili, voce poco incisiva, rumore a tratti quasi insopportabile. Dopo una decina di minuti cerchiamo rifugio nella saletta attigua dove incontriamo i Furor Gallico, quasi pronti al loro turno sul palco. Parlando con loro scopriamo che questa sera sarà la prima volta per Paolo, il nuovo polistrumentista, e inoltre verrà suonato un nuovo brano che sarà presente nel prossimo album: abbiamo scelto la serata giusta.
Prima che inizino a suonare i Furor Gallico c’è una pausa, in pochissimo tempo intorno al palco c’è il deserto. Quando attaccano le prime note della intro, però, c’è già un certo affollamento. Con “Venti D’Imbolc” inizia il delirio: ci sono talmente tante persone che il locale scoppia, al centro della sala dopo un paio di balli incerti si scatena un pogo sfrenato.
Il repertorio è sempre lo stesso, praticamente tutti i brani del cd “Furor Gallico”, ma suona diverso: ogni canzone è stata rivista e modificata così da sembrare sempre qualcosa di nuovo, di diverso: “Così ci divertiamo di più a suonarle”, dichiarazione di Stefano, chitarrista. E noi ci divertiamo di più ad ascoltarli.
A parte qualche intoppo tecnico lo spettacolo va avanti, il pubblico è scatenato – per quanto riguarda il pubblico svizzero, è davvero MOLTO scatenato – e si calma soltanto nei pochi secondi tra un brano e l’altro. Quando tocca a “Nebbie Della Mia Terra”, il nuovo pezzo, l’indice di gradimento non cala. La serata sarà lunga: è prevista un’ora e mezza di musica, e tutti vogliono godersela fino in fondo.

Arrivati alla fine il pubblico vuole altra musica, ed è con “Banshee” che ci salutiamo. Scesi dal palco, i membri della band sono stanchi ma soddisfatti del successo inaspettato, qualcuno è ancora emozionato (o vittima dell’aria di montagna).
Perché, di vedere i Furor Gallico, vale sempre la pena.

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