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Future Film Festival 2010: Conferenza stampa di chiusura

È inaccettabile e inammissibile che un festival giunto alla dodicesima edizione, con anteprime nazionali e mondiali di film e incontri, riceva dal Comune solo 270 mila euro mentre lo stesso Comune stipendia con 150 mila euro all’anno una figura di dubbia utilità come “il portavoce del sindaco”. Un comune che spende inoltre 100 mila euro per la notte di capodanno, della durata di quattro ore, e sempre quelle 27 mila per un evento che si svolge in sei giorni per quasi ventiquattro ore al giorno.

Queste considerazioni degli organizzatori Giulietta Fara e Oscar Cosulich, tra l’amaro e l’arrabbiato, hanno costituito il vero fulcro della conferenza stampa di chiusura del Future Film Festival (FFF), che si è tenuta domenica 31 gennaio.
Una conferenza che era in realtà iniziata proponendo un aggiornamento sui numeri (più di centoventi appuntamenti tra proiezioni, incontri e laboratori, ventuno lungometraggi in anteprima italiana, centoventi cortometraggi, opere da venticinque paesi, duecentocinquanta giornalisti accreditati) e che aveva quindi riportato i vincitori per le varie sezioni: Platinum Grand Prize per il migliore lungometraggio a “Panique Au Village”, con una menzione speciale per “Edison & Leo”; Premio della Giuria per il miglior corto a “The Lighthouse Keeper”, con anche in questo caso una menzione speciale, a causa dell’alta qualità dei concorrenti, a “De Si Près”; premi del pubblico sempre per il Future Film Short a “Fard” e a “The Man Is The Only Bird That Carries His Own Cage”.

Ma ciò che dunque andava detto, e a quel punto si poteva, era appunto che in effetti si è scelto di fare questo festival soltanto verso la fine di dicembre, perché solo ai primi di questo mese hanno “scoperto” che il Comune (e a ruota gli sponsor) avevano operato tagli di fondi, per cui sono saltati ospiti ed eventi, che non potevano più essere pagati.
Ciononostante, il FFF ha portato a termine tutto, grazie a una dedizione incredibile anche da parte di persone che hanno lavorato per pochissimo o addirittura gratis, in condizioni quasi di schiavismo e solo per passione, mentre altra gente viene pagata fior fiore di soldi *per non fare niente*.
Si è infine specificato che il nome del festival è “Future Film Festival” e non “Bologna Film Festival”, per cui per quanto a malincuore gli organizzatori non escludono di rivolgersi altrove, se dovessero permanere condizioni simili.

A questo punto, dal pubblico si è posta la domanda se non si trovasse strano che entrambi i lungometraggi vincitori siano realizzati in stop-motion.
Cosulich ha risposto che quasi certamente si tratta di un caso, e che “Panique Au Village” è anche un caso molto particolare di per sé: considerati i mezzi con cui è realizzato, probabilmente alla giuria è piaciuta molto l’arte di arrangiarsi, e del resto l’arte di fare un cinema povero, o considerato tale nella politica dei generi, è stata quasi un filo conduttore di tutto il FFF, iniziato con un horror e chiuso con un action-movie.
Fara ha aggiunto che si è individuato un trend, quest’anno: quello appunto della stop-motion, che probabilmente è tornata in auge perché si tratta di una tecnica molto artigianale, così che molti pensano: perché dovrei fare un 3D scarso e brutto se non ho mezzi e soldi?

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