Home > Rubriche > Eventi > Future Film Festival 2010: Giornata 3D, esercenti e distributori

Future Film Festival 2010: Giornata 3D, esercenti e distributori

Sabato 30 gennaio è stato il giorno dedicato dal Future Film Festival al 3D.
In una tavola rotonda, vari esercenti e distributori hanno trattato delle novità del mercato.

Ha cominciato Nicola Maccanico, direttore generale della Warner Bros. Italia, cercando di rispondere alla questione su quale impatto abbia avuto il 3D sul mercato italiano e su quali problematiche siano legate al suo successo.
Maccanico ha esordito riportando la chiusura positiva del 2009 per l’industria cinematografica, con il 5% di guadagni in più rispetto all’anno precedente correlato a un incremento minimo dell’afflusso alle sale. Gli incassi del 3D hanno rappresentato il 10% del totale a fronte di una porzione assai piccola degli schermi preposti. Poi nel 2010 è arrivato “Avatar”, che tuttavia è da considerarsi fuori competizione e il cui grande valore fondamentalmente è stato di portare a vedere il 3D tutte le generazioni.
Per quanto riguarda gli effetti positivi, con il 3D si potrà avere la riaffermazione della unicità della fruizione cinematografica, che negli ultimi tempi era andata scemando per la convinzione (peraltro erronea) che il cinema fosse riproducibile in casa. È stato inoltre sfatato il tabù del prezzo del biglietto, dal momento che la gente ha dimostrato di essere disposta a pagare qualcosa in più, se ne vale la pena. Infine, il 3D contribuisce all’allungamento della stagione cinematografica e al miglioramento delle sale.
Tra le problematiche potenziali, il rischio più grande è quello speculativo. Ora il 3D funziona perché offre qualcosa di nuovo, di diverso e un in più. Occorre tuttavia essere onesti e continuare a offrire novità, e senza forzature nel volere realizzarlo a tutti i costi, perché il 3D ovviamente non è una assicurazione di successo di per sé.

Giuseppe Corrado, amministratore delegato di The Space Cinema, ha subito detto che “Avatar” costituisce un caso a parte. Per il resto, il 3D non risolve i problemi del cinema: fondamentali rimangono i film e i registi, il 3D non compensa film scadenti.
Il 3D comporta poi un investimento da parte degli esercenti, perché bisogna passare al digitale. Infatti, mentre i distributori vedono una riduzione dei costi, per gli esercenti i guadagni sono quasi inferiori a quelli del classico 2D, in quanto bisogna ammortare la spesa della conversione al digitale, nonché altre spese come quelle per gli occhiali per il 3D, per il loro lavaggio, e così via.
Riguardo allo sviluppo di sale IMAX, la Medusa ha tentato di aprirne una, ma è stata una esperienza largamente negativa. Intanto perché le sale IMAX possono proiettare solo film IMAX, e poi la sproporzione tra l’investimento iniziale e le opportunità future per la sala e per l’IMAX stessa ora come ora è troppo grande.

Gianantonio Furlan, titolare della Furlan Cinema e Teatri, è stato all’avanguardia nella proiezione in 3D.
Anche Furlan ha ribadito che un grosso risparmio è a vantaggio dei distributori piuttosto che degli esercenti, per cui sarebbe giusto che i primi si facessero carico di percentuali di spesa, mentre gli esercenti vedranno vantaggi in futuro, quando potranno dimezzare gli operatori di sala nei multiplex.
Furlan si è infine augurato che la digitalizzazione completa avvenga il prima possibile: in 4-5 anni sarebbe verosimile. E anche per lui il 3D è tuttavia ancora legato a film particolari, che ne valgano la pena per via degli effetti ecc.[PAGEBREAK]

Raid Ohanian, Sales Manager della 20th Century Fox Italia, ha comparato il mercato del 3D a quello del 2D, presentando alcuni dati: per “L’Era Glaciale 3″ le 4 milioni e 200 mila presenze si sono divise del tutto equamente tra le due versioni, mentre dei finora 3 milioni e 800 mila di “Avatar”, 2 milioni e 600 mila hanno assistito al 3D. Ciò dimostra che il pubblico ha sì recepito il vantaggio del 3D, ma solo per un grande film.
Ohanian ha affrontato la questione delle teniture. Un film in media dura al massimo 3-4 settimane, ma in genere i film si bruciano rapidamente. Con il 3D, invece, che risulta fondamentale per portare gente al cinema a patto che la pellicola sia valida, le teniture sono raddoppiate, dalle quattro alle otto settimane. Ciò potrebbe diventare un problema per le uscite, per via di accavallamenti ecc., e per questo loro come distributori dovrebbero mettersi d’accordo e concertare e organizzare le uscite.

Andrea Maluccelli, presidente dell’AGIS Emilia-Romagna, ha fatto presente come vi siano anche altre sale oltre a quelle delle società grosse, e questi indipendenti dovranno seguire la stessa strada, per quanto l’investimento per loro sia ovviamente più oneroso. D’altra parte, il target di pubblico si va allargando. Il governo, con la tax credit, ha posto una detrazione di imposta per chi si munisce di proiettore digitale, ma ugualmente restano fondamentali contributi da parte della Regione e di altre istituzioni pubbliche.
Sui film, nello specifico, lui spera che i contenuti vadano di pari passo con gli effetti, perché le persone a suo avviso prediligeranno comunque film buoni, indipendentemente dal 3D. Anche per questo, è spaventato dai 2D che vengono allargati: il rischio è disaffezionare il pubblico.

Gino Zagari, segretario generale dell’ANEM, ha puntualizzato che gli esercenti sono stati sollecitati al 3D già da quasi cinque anni, quando Cameron ad Amsterdam presentò “Avatar”.
In Europa è stata posta una fiscalità agevolata (dal momento che il cinema da questo punto di vista è soprattutto impresa, più che cultura): i governi sono stati assistiti nella detassazione e si è aperta una discussione franca e serena con i distributori, che avrebbero voluto operare cambiamenti senza intervenire negli investimenti degli esercenti. In Italia si è quindi giunti a un accordo che prevede una condivisione degli investimenti, per cui i distributori aiutano gli esercenti.

Giulio Carcano, Sales Manager della Walt Disney Italia, ha ricordato le perplessità sul 3D quando uscì “Viaggio Al Centro Della Terra”, con i suoi otto-nove milioni di incasso, anche se oggi stanno tutti a parlare del suo successo.
Per quanto riguarda la Walt Disney, la svolta si ebbe con “Hannah Montana: The Movie”, che nonostante la particolarità del suo target riscosse un grande successo e cambiò la percezione nei confronti di film che prima uscivano in pochissime copie.
Il 3D in ogni caso è un mercato a sé stante, che sta ora soffrendo di un eccesso di offerta rispetto alla capacità di assorbimento. Nei casi di “G-Force”, “A Christmas Carol” e “Up” si sono verificati rinvii nelle uscite, che comunque hanno visto forzature e relativa cannibalizzazione dei film. Ciononostante, nel caso per esempio di “Toy Story 3″, in uscita il 7 luglio, il 3D potrebbe far superare le difficoltà di un film in animazione classica e legate a un periodo di uscita difficile per l’Italia, che quest’anno sarà ancora più problematico data la coincidenza con i Mondiali di Calcio. “Toy Story 3″ verrà inoltre preceduto dalla riproposta in 3D dei due capitoli precedenti, in uscita per una unica settimana l’uno in sole cento copie circa, più che altro per l’hype.

Gianluca Pantano, direttore della programmazione UCI Italia, ha concluso gli interventi dichiarando che il successo di “Avatar” è un incubo per gli esercenti, perché devono confrontarsi con logiche completamente nuove: per esempio, il film di Muccino sarebbe uscito in molte più copie. È ovvio che questa grossa occupazione delle sale non sarà la costante per tutti i 3D, ma di sicuro le sale vanno aumentate.
Quindi Pantano ha ribadito, quasi per tirare le somme, che questa innovazione tecnologica offre nuove possibilità positive anche sul piano delle politiche di trasparenza nei rapporti tra esercenti e distributori; e che la valutazione del film va comunque fatta a prescindere dal 3D, e in questo il pubblico è molto competente.

Scroll To Top