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Future Film Festival 2010: Incontro con Joe Letteri: la lavorazione di Avatar

Mercoledì 27 gennaio il Future Film Festival ha ospitato Joe Letteri, il Visual Effect Supervisor di “Avatar”, per la prima mondiale dello svelamento del making of del film. L’incontro ha suscitato emozioni forti nel pubblico che gremiva una sala troppo piccola, e che si è prodotto più volte in applausi spontanei, fino al deciso scroscio finale.
La spiegazione verbale di ogni parte è stata accompagnata dalla proiezione di slide e di filmati.

Letteri ha dunque iniziato parlando di un nuovo processo creativo, interamente derivato dall’idea di Cameron di sviluppare un nuovo cinema che metta insieme le sue passioni, eliminando qualsiasi confine tra reale e fantastico, tra reale e virtuale.
Il cuore di questo obiettivo è stato il set, in cui il regista grazie a una camera virtuale è stato in grado allo stesso tempo di interagire con gli attori e con gli avatar, dal momento che le riprese dal vivo venivano trasposte simultaneamente in un primo livello di grafica animata, e Cameron poteva osservare entrambi in contemporanea.
Inoltre, per potere catturare le emozioni dei personaggi è stato creato un caschetto munito di minicamere che riprendevano solo le espressioni facciali per poterle trasportare sugli avatar. Il sistema automatico è stato poi ovviamente raffinato dagli operatori al computer, e infine si sono svolti test di confronto tra le immagini digitali e le riprese degli attori.

Molte delle piante della foresta hanno preso spunto da un bozzetto dello stesso Cameron. Si è poi proceduto con lavori di concept art, per vedere come sarebbero dovute venire; quindi è avvenuta l’osservazione di modelli reali, per trarre più concretamente ispirazione. A questo punto sono stati mostrati alcuni possibili risultati a Cameron, che ha manifestato la preferenza per *tutti*.
Per le montagne fluttuanti si è seguito un procedimento simile, partendo dall’ispirazione reale di una catena della Cina.

Per quanto riguarda i veicoli, alcune loro parti sono state effettivamente costruite sul set, e poi se ne sono ricavati i modelli digitali, per la correttezza delle proporzioni dell’intero. La maggior parte delle volte hanno girato con il modello vero e hanno poi sempre utilizzato quello digitale.
L’acqua ha rappresentato un’altra sfida. Si partiva dal vero, ma solo per avere una idea da imitare (per il movimento, ecc.), perché per la stereoscopia il vero non poteva essere mantenuto.

Si è passati alle creature. Per l’idea dei banshee si è partiti dalla concept art, utilizzando un design inventato con la struttura ossea del muso ripresa da quella dei pesci, l’articolazione dei denti come quella dei serpenti e per gli occhi una sintesi di quelli di vari rettili. Quindi si sono operati test di movimento al computer.
Gli studi per il colore hanno portato alla scelta di tinte vivide, vivaci e di segni distintivi molto netti, che in genere in natura si trovano su esseri molto piccoli (mentre Cameron li ha voluti per creature grandi come appunto i banshee).

Parlando quindi del thanator, Letteri ha mostrato come si sia costruita la struttura ossea e muscolare, e in seguito sia avvenuto lo studio in digitale dei muscoli in movimento. Uno degli effetti sviluppati per questo film, mai utilizzato prima, è stato proprio la creazione della muscolatura, con la riproduzione della contrazione e del rilascio. Dalla muscolatura è stato quindi ricreato tutto il resto, ossia la collisione delle ossa con i muscoli stessi, il movimento dei tessuti molli, le reazioni con la realtà circostante, ecc.

Si è voluta rendere realistica anche l’illuminazione, riproducendo quella da varie fonti di luce. Con la tecnica delle spherical harmonics ciascun oggetto riconosce l’ambiente e interagisce con la luce e con gli altri oggetti.
Il motivo per cui hanno reso l’illuminazione come se si fosse nel mondo reale è che in quest’ultimo noi percepiamo molto bene gli effetti dei cambiamenti di luce sulle cose e sulle persone.

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