Home > Recensioni > Gaben: Cane
  • Gaben: Cane

    Gaben

    Data di uscita: 12-03-2010

    Loudvision:
    Lettori:

L’apparente ilarità

Alessandro Gabini, classe 1976, si fa strada nel mondo dei solisti con un album “elettrico, ironico, morbido e spigoloso, nudo o crudo, essenziale negli arrangiamenti, diretto nelle espressioni”.

Il basso elettrico, strumento prediletto dall’artista, si mischia alla chitarra e alla batteria – talvolta elettronica grazie all’uso di software – in dieci tracce graffianti, soprattutto per i contenuti: osservazioni soggettive sulla realtà circostante, senza la pretesa di creare atmosfere artificiali.
Il grunge, l’hip hop e l’indie convivono ispirandosi l’uno all’altro; la voce nel frattempo diventa un mezzo di comunicazione semplice e lineare.

Un lavoro grezzo, non contaminato dalle esigenze di un mercato musicale sempre più consumista.
Per fortuna.

“Motivetto” e “Ragazza Indie” fanno pensare subito al collega Bugo, noto per la sua eccentricità nel comporre liriche a dir poco surreali (o realiste, a seconda dei punti di vista).
L’ironia trapela da ogni canzone, impettita dalle melodie non certo elaborate, ma nemmeno montate alla carlona.
I “tranches de vie” descritti riescono a far ridere – come in “A Volte”, dove Gaben dichiara che la stanchezza può derivare ora dal sonno, ora dalle canne, ora dal grattarsi -, altre invece si trasformano in spunti di riflessione da non sottovalutare.

Pro

Contro

Scroll To Top