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Gabriele Salvatores presenta Il Ragazzo Invisibile

Il ragazzo invisibile” di Gabriele Salvatores ha già cominciato a “farsi vedere” in giro da qualche settimana, grazie al suo expanded universe (il romanzo e il fumetto), ma arriverà nei cinema solo il 18 dicembre (qui la recensione).

Nell’attesa abbiamo incontrato a Roma il cast al gran completo, con tanto di produttori e distributori. Oltre al regista erano presenti il produttore Nicola Giuliano (premio Oscar per “La grande bellezza”), il distributore Paolo Del Brocco per Rai Cinema, gli sceneggiatori Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo (autori di tutte le nuove serie TV Sky, fra cui l’imminente “1992”), il protagonista esordiente Ludovico Girardello, la sua giovane collega Noa Zatta e gli altri ragazzini del cast, e i veterani Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio e Christo Jivkov.

Come in una seduta di terapia di gruppo, abbiamo cercato di analizzare e abbattere il pregiudizio italiano verso i film di genere fantastico, e di celebrare l’insospettabile animo fanciullesco di molti, rimasti evidentemente segnati dai fumetti della loro infanzia.

ragazzo-invisibile-fumettoDopo la fantascienza di “Nirvana”, sei tornato nel campo del fantastico.
Gabriele Salvatores: Se il cinema ha l’anima realistica dei Lumière e quella fantastica di Méliès, io sono sempre molto contento di poterle mettere insieme. Sono attratto dalle storie fantastiche, quelle che esplorano mondi paralleli.

Perché è così difficile realizzare un film fantasy in Italia? Mostrare il making of durante i titoli di coda è un messaggio agli altri produttori: “Guardate, si fa così”?
G. Salvatores: Intanto grazie per essere rimasto a guardare tutti i titoli di coda. Quell’idea è stata di Nicola.

Nicola Giuliano: Sì. Infatti mi chiedo perché non facciamo questo genere di film, in Italia? È il momento di provare a farlo. Ci vogliono le idee, la passione e la perseveranza. Ma la sfida è anche capire se il pubblico è disposto ad accettare questo genere, quando viene prodotto in Italia. In fondo storicamente abbiamo già reinventato generi più americani: pensiamo al western, o agli horror di Dario Argento.

Gli sceneggiatori: Per noi è stato un lavoro lungo e divertente. Possiamo definirlo “americanata” o meno, ma noi siamo cresciuti con questo immaginario, legggendo i fumetti dei superereoi da bambini, e poi, crescendo, ritrovandoli al cinema. Non ci stupisce, anzi ci è sembrato naturale sentire questa spinta a cimentarci anche noi con quel genere di film. Ma oltre ai supereroi anche il genere avventuroso ci ha ispirato. Scrivendo non ci preoccupavamo del budget, pur coscienti che comunque il film alla fine non sarebbe costato più di quanto costi un minuto di “Guardiani della Galassia”. Abbiamo cercato una chiave europea nella scrittura, che affrontasse con più precisione i personaggi e le loro emozioni, e il sentimento di spaesamento dell’adolescenza, quando si cerca la propria missione nella vita, il richiamo dell’avventura. Tutto questo ci ha riportati alla condizione di bambini, a quel periodo delle nostre vite. Così abbiamo ripensato a quel desiderio di invisibilità che tutti abbiamo sempre sognato.

Indubbiamente è un film insolito. Ai giovani Ludovico e Noa: è stato difficile recitare in un ruolo di questo tipo? Come vi siete trovati con un regista premio Oscar e tanti bravi attori?
G. Salvatores: Mi intrometto, a proposito della parolina magica: Oscar. Quella specie di superpotere mi arrivò dall’alto dell’impero del male di Hollywood; era come ricevere un premio dalle mani di Darth Fener. Io ero solo al mio terzo film. Non capivo il perché di quel premio, e provavo quasi con un senso di colpa verso gli altri film candidati, tutti bellissimi. Ma alla fine questo grande premio ha generato, come i superpoteri, grandi responsabilità. Da allora sento di dover restituire qualcosa, magari provare a fare qualcosa che agli altri, che l’Oscar non ce l’hanno, non lasciano fare. Come quando chiesi di fare “Nirvana”, immagino che per quanto il progetto fosse esagerato, non potevano dirmi di no, con in mano quella statuetta. Stavolta abbiamo provato a giocare coi supereroi. Inoltre così cerco di mantenermi giovane. Quando ti accorgi di fare sempre le stesse cose, quelle che sai fare più facilmente, allora dovresti smettere.

Ludovico Girardello: Beh, girare con Gabriele… è stato fichissimo! Trovarmi sul set con attori così esperti e un regista così, e con tutti gli altri (indica i suoi coetanei, ndr)… Ho dovuto fare cinque provini prima di che mi dessero la parte. Mia madre aveva l’ansia di sapere se mi avrebbero finalmente preso… ma io non più di tanto.

G. Salvatores: Conoscendoti, avresti preferito che non ti scegliessimo?

L. Girardello: Esatto. (ridono, ndr)

Noa Zatta: Stella, il mio personaggio, è una ragazzina appena trasferitasi in città, una che viaggia molto, di famiglia benestante. E vive nel suo mondo particolare, per cui ha accettato subito l’esistenza del ragazzo invisibile. In questo l’ho trovata molto simile a me, anch’io mi perdo nel mio mondo! Sono passata anch’io attraverso quattro o cinque provini, ma ogni volta ero molto emozionata. Ricordo quando Gabriele mi ha detto che sarei stata io ad avere la parte: ho cominciato a saltare per la felicità, e ho corso per tutta Trieste. Mi sono divertita molto e spero di fare quest’esperienza di nuovo.

G. Salvatores: Però, di’ la verità, qual è stata l’esperienza più difficile per te? Per me è stato difficilissimo strapparvi quei tre decimi di secondo di bacio.

N. Zatta: (ride, ndr) Esatto, quello!

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Gli attori adulti, adesso: com’è il vostro personaggio?
Valeria Golino: Giovanna (la poliziotta e madre del protagonista supereroe Michele, ndr) è quello che si vede: una persona buona, innamorata del figlio, molto materna, onesta, molto umana. Io ho pensato che per questo personaggio, senza superpoteri (che pure mi sarebbe piaciuto avere!), dovessi lavorare esattamente all’opposto dei miei colleghi super: riportarlo all’umanità, senza misteri, per rendere più credibile tutto l’aspetto più immaginifico del film. Mi sono ispirata a Toni Colette ne “Il sesto senso”, che pure interpretava la madre del bambino: una performance incredibile, struggente. Quel personaggio femminile rendeva tutto l’aspetto orrorifico più realistico. Lei era così vera da giustificare tutto il resto. Questo era il mio dovere nel film, senza fronzoli. E poi c’è stato anche il divertimento di fare un film così avventuroso.

Fabrizio Bentivoglio: Basili (lo psicologo della Polizia incaricato di seguire Michele e i suoi compagni di classe in seguito alla sparizione di alcuni di loro, ndr) è un personaggio doppio… suo malgrado. E questa doppiezza era anche la delicatezza di questo ruolo, la patata bollente. Ne andava della credibilità di tutto quello che succede al protagonista Michele. Abbiamo cercaao di farlo con nulla, per non far percepire il contrasto fra l’aspetto reale e quello fantastico.

Christo Jivkov: Voglio ringraziare Gabriele e i miei colleghi per l’opportunità di aver lavorato con loro. È stato un piacere. Il mio personaggio, Andreij (superuomo con il potere di leggere nel pensiero e cancellare la memoria, ndr), era forse più facile di quello dei miei colleghi. Il mio è uno Speciale, quindi qualsiasi cosa fa è speciale, e il pubblico lo giudica con più indulgenza. È stato anche più divertente per me.

A Salvatores: quali sono i film fantasy o di supereroi che ti piacciono e ti hanno ispirato? E tu che tipo di adolescente sei stato? C’è qualcosa di te in Michele?
G. Salvatores: Fumetti ne ho letti tanti, ma non ho visto proprio tutti i loro adattamenti cinematografici. E, devo essere sincero, non tutti mi piacciono, ma alcuni molto. Sicuramente mi piace il Batman di Tim Burton e Il cavaliere oscuro di Nolan, o il primo Spider-Man di Sam Raimi. Ma la mia ispirazione principale è un film non proprio di questo genere, un horror straordinario: “Lasciami entrare”. Una visione molto particolare dei vampiri, anche se non è un film sui vampiri ma una storia d’amore. Questo è l’approccio al fantasy che ci piace. Che adolescente ero? Ultimamente mi vengono a trovare spesso storie di adolescenti; forse perché non ho figli e sto cercando di farne uno cinematografico. Il mio analista mi ha detto: «Non prendiamoci in giro: Michele è lei». Beh sì, forse sono io, ma con un vantaggio: a me, nel ‘63-’64, a quattordici anni, la cosa che mi ha salvato è stato l’incontro con una chitarra. Lo consiglio anche a Ludovico.

Nel film si parla del “lato oscuro del potere”. L’invisibilità è la soluzione al mondo moderno delle apparenze?
G. Salvatores: Sono contento che me lo chieda. Non so se scomparire sia proprio la soluzione. Quando feci Puerto Escondido mi dissero: “Se ti muovi rapido non vieni nelle foto”. Quello che dovremo cercare di fare tutti. Per diventare visibile, riconoscibile, Michele paradossalmente deve diventare invisibile. Perchè quando lui è normale, è invisibile (infatti all’inizio e alla fine del film si scontra con un ragazzo che si scusa, appunto, per non averlo visto).

Qui ci troviamo di fronte a un film di due generi: quello dei superereoi e quello del cinema per ragazzi. A Nicola Giuliano: quale dei due aspetti è nato prima, oppure il film aveva queste due anime sin dall’inizio?
N. Giuliano: I miei figli mi chiedevano sempre perché non facessi mai un film per loro, per i bambini. Hanno ragione: perché il cinema italiano non esplora questo enorme bacino commerciale? Ci ho voluto riflettere. Il pubblico vuole identificarsi, così abbiamo pensato a che tipo di personaggio volesse identificarsi. Anch’io sono cresciuto con i fumetti della Marvel e ho sempre desiderato di avere i superpoteri. Nel nostro film, dove la cittadina è italiana, la bici italiana, la scuola italiana, il pubblico si può identificare più che con i film americani.

Abbiamo cercato di accompagnare il film con il lancio con i teaser già a maggio, poi con la collaborazione con la Panini Comics per il fumetto, con la Salani che ha pubblicato il romanzo, con il concorso online per musicisti “invisibili”, cioè under 25, premiandoli con la presenza sulla colonna sonora. Un’operazione complessa e voglio ringraziare tutti i collaboratori, in particolare Paola Trisoglio e Stefano Marinoni di Visualogie per gli effetti speciali. Tutti ci chiedevano di far fare gli effetti speciali al’lestero, ma noi abbiamo voluto cercarli in Italia, e abbiamo vinto la scommessa. Ringrazio anche la Friuli Venezia Giulia Film Commission, con luoghi perfetti; Rai Cinema e 01 Distribution che ne hanno fatto il loro film di Natale. E a Paolo Del Brocco chiedo: lo facciamo ‘sto sequel?

Paolo Del Brocco: “Il ragazzo invisibile” è stata la scelta più facile che ho mai fatto. Secondo me è un film bellissimo e ringrazio Gabriele e tutto il cast. Andiamo a Natale per fare un regalo ai ragazzi italiani, che potranno godersi questo film. Sul sequel: per quanto mi riguarda non c’è problema! Anzi, speravo che Gabriele avesse già pronto il secondo film! (ridono, ndr)

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Sempre riguardo ai due generi inusuali per il cinema italiano, cosa ha comportato dal punto di vista registico?
G. Salvatores: Vi rivelo una cosa curiosa: questa è stata la postproduzione più lunga che ho fatto, e lo è stata anche la preparazione, di quasi due anni. Devo aver dichiarato in passato di voler parlare un giorno del tema della invisibilità. Evidentemente mi sono preso alla lettera. Ma trattare questo tema è stata una sfida dal punto di vista del linguaggio cinematografico. È stata una delle cose più difficili da mettere a punto: “mostrare” al pubblico un personaggio invisibile agli altri personaggi sulla scena.

Il film, il romanzo, il fumetto: come quando sono nati, l’uno rispetto all’altro?
Gli sceneggiatori: Abbiamo scritto prima il film, senza osare pensare all’eventuale universo espanso. Poi è arrivato il fumetto, e poi il romanzo. Il fumetto è una sorta di prequel, dove le scene del film fanno solo da cornice, e si riferisce principalmente al personaggio di Andreij. Il romanzo, l’ultimo arrivato, ci ha permesso di raccontare la stessa storia del film, ma allargandoci moltissimo, con molti più dettagli sui personaggi collaterali. Si è rivelato entusiasmante perché nel romanzo puoi raccontare anche i pensieri dei personaggi, quelli che al cinema non si “vedono”, anche di quei personaggi che nel film compaiono di sfuggita. Sul sequel ci stiamo ragionando solo in questo periodo. Adesso conosciamo bene questo mondo e possiamo muoverci con più perizia.

Agli attori: cosa si prova a diventare fumetti?
V. Golino: Il mio personaggio nel fumetto fa solo una piccola comparsa. Non ho nemmeno avuto modo di leggerlo per bene, ma la Giovanna del fumetto sembra molto bellina, quindi per me è perfetto. Bentivoglio invece non c’è proprio.

F. Bentivoglio: Io non sono ancora diventato un fumetto, peccato.

Avere a disposizione un budget più limitato è uno stimolo?
Gli sceneggiatori: Sì, è così. Noi abbiamo seguito il nostro gusto. Le storie devono avere qualcosa da dire, anche senza le classiche battaglie e i momenti d’azione. Preferiamo personaggi che funzionino. L’invisibilità è un potere intimo, più di altri superpoteri… e poi è un potere “noir”, se pensiamo a altri esempi di uomo invisibile nella storia del cinema.

Cosa state facendo perché questo film arrivi ai ragazzi, magari nelle scuole?
P. Del Brocco: La 01 sta cercando di portare il film su tutti i canali. Ma non lo vedranno solo i ragazzi. Magari è un film per le famiglie in generale, e per i ragazzi più cresciuti. Nei programmi e canali per bambini ci siamo. Poi abbiamo il progetto del fumetto realizzato con Panini Comics, che abbiamo presentato a Lucca Comics & Games a novembre.

Panini Comics: La tradizione Panini con i supereroi è lunghissima: pubblichiamo i fumetti Marvel da vent’anni. Abbiamo accettato la sfida di portare sul mercato un fumetto su supereroi italiani, anche perché i numeri dicono che noi in Italia di fumetti supereroisitci ne leggiamo molti, più dei romanzi. Abbiamo partecipato con convinzione al progetto, e è incoraggiante che i ragazzini si avvicinino a questo mondo. Il nostro progetto non è solo un adattamento, ma quello che secondo noi è una delle componenti più belle della mitologia dei supereroi: il racconto delle origini. Speriamo che se l’esperienza continuerà al cinema, continui anche sulla carta stampata.

Abbiamo parlato di budget: quanto è costato, alla fine, questo film? E in quante copie uscirà?
N. Giuliano: Il film è costato 8 milioni di euro. Un budget alto per un film italiano, cui ha contribuito il Ministero per i Beni e le Attività Culturali; inoltre è una coproduzione francese; Pathé si occupa delle vendite internazionali; infine abbiamo avuto il sostegno di Eurimage e degli sponsor con il tax credit.

P. Del Brocco: Uscirà sicuramente in più di 400 copie, ma pensiamo di allargare. Fa bene al cinema sconfinare in generi diversi. Fa capire che è prevalente la storia rispetto al genere, soprattutto quando alcuni singoli generi sono in crisi.

G. Salvatores: Uscendo a Natale partecipiamo alla Champions! Ricordo che “Marrakech Express” uscì a maggio ‘89 e è rimasto in sala fino a Natale, vedendo una crescita del pubblico graduale. Questo non può avvenire più. Oggi il film te lo giochi con il primo weekend. Vedremo come andrà con quest’uscita natalizia. Sarò presuntuoso, ma credo che il pubblico sarà contento. Una bambina mi ha detto: “Mi è piaciuto, perché è magico… però ci credo!”. Spero che si riesca a proteggere più a lungo, oltre il periodo natalizio, un buon numero di copie.

A Gabriele Salvatores: qual era il tuo supereroe preferito da ragazzino?
G. Salvatores: Quand’ero ragazzino non c’era ancora Spider-Man, sono vecchiotto (Salvatores è nato nel 1950; Spider-Man è apparso in Italia negli anni ‘70, ndr). Il mio preferito era Flash Gordon, anche se non era proprio un supereroe… ma fra i personaggi dei fumetti io in realtà amo Corto Maltese, un supereroe dell’anima. I fumetti sono parenti stretti del cinema, ci sono cresciuto.

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