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Gabry non ascolta boy band

È uscito il nuovo disco di Marco Mengoni“, mi dice giorni dopo avermi detto “Uscirà il nuovo disco di Marco Mengoni” e ore prima di dirmi “Lo sai che è già uscito il nuovo disco di Marco Mengoni?“.

Avere una sorella di quattordici anni ti dilata l’entusiasmo. Anche delle piccole cose. Dunque questo approfondimento smette fin da subito di avere la pretesa di descrivere un disco italiano dell’artista figlio dell’X-Factor che fu di Morgan. Prende vita, piuttosto, l’immedesimazione in quell’entusiasmo.

Dicevamo: è uscito il nuovo disco di Marco Mengoni. “Solo 2.0″: solo per spiegare che il successo riempie la vita di gente, ma non di compagnia; 2.0 per presentare al pubblico la versione aggiornata del ragazzino timido uscito dalla tv. Stavolta prende in mano il lavoro, lo tiene stretto e decide cosa fare e cosa no. Per l’occasione si avvale di autori come Dente (“Mangialanima”) e Neffa (“Un Finale Diverso”), collabora con i Cluster e mette in piedi dodici brani al sapore di rock. Con un profumo d’aria fresca, proprio di chi guarda alle collaborazioni come valore aggiunto, mai per facile pubblicità.

Il ritmo che ha cercato è quello delle canzoni con le quali è cresciuto. Strizza l’occhio ai giubinetti di pelle dei suoi amici dall’accento americano e trova un lavoro che gli calza a pennello. “Solo (Vuelta Al Ruedo)” – il singolo che ha anticipato l’album – si miscela in suoni vintage, quasi una ballata di fine anni Settanta che diventa tango alla chiusura del disco con la versione “Solo (Bolero)”. “Un Gioco Sporco”, “Uranio 22″ e “Dall’Inferno” ricordano i nostrani Subsonica, se di paragoni abbiamo bisogno: testi energici, con chitarre e batteria in primo piano. Voce prepotente di chi può urlare senza rischiare defaillance.

“Tanto Il Resto Cambia” e “L’Equilibrista” sembrano pronti per saltare sul palco dell’Ariston, tra quei big che hanno perso le idee e le melodie. Mengoni finisce così per essere il giovane dalle idee brillanti, quello che ha futuro, quello per il quale ti vien voglia di fare il tifo, anche se non ammetti di stare incollato al cartellone del Sanremo di turno.

Simpatico in “Come Ti Senti”, nella quale si prende un po’ in giro. Prendendo in giro la musica. “Mangialanima” la segue a ruota, col furbo Giuseppe Peveri complice dell’opera. “Un Finale Diverso” è già in lizza per il brano più trasmesso dalle radio nazionali.

“Searching” e “Tonight” non fanno mancare al disco neanche le liriche straniere, perché – come i palchi dei talent show ci insegnano – la versatilità è un obbligo.

Mengoni lo è. Il risultato è piacevole. Quando il disco smette di girare sei felice che a tua sorella piaccia lui e non la prima boy band che passa. Poi quello stesso cd lo porti in macchina, e finisci per ascoltarlo pure tu. E non solo perché affidare i tuoi viaggi alla radio potrebbe esporti al pericolo dell’incontro di un Vasco Rossi o di una Laura Pausini.

“Solo 2.0″ merita una chance d’ascolto, anche da parte di chi evita di fare spese al bancone TV. Perché se quell’esordio poteva restare un marchio a fuoco sulla sua carriera, il bel Marco è riuscito a cancellarlo. A lui il merito di non essersi accomodato sulle invitanti poltroncine di velluto. Si è alzato, ha mosso il culetto per ballare, poi ha tirato fuori unghie e voce. A noi tocca premiarlo.

Ora, però, io e Gabry lo attendiamo sul palco. E che non provi a deluderci, sennò in macchina mettiamo Vasco!

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