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Gartner lo dà per spacciato

Gartner Inc. è la principale azienda di consulenza mondiale del mondo dell’IT. “Provides advice and insights to support competitive decision making across the IT spectrum”, come dicono loro. Ebbene, alla vigilia del Natale 2008, Mike McGuire, vicepresidente del reparto di ricerca del colosso, ha dichiarato: “By propping up the CD business, rather than fully investing in online distribution alternatives, the major labels and the larger music industry have neither succeeded in stamping out piracy nor done much to recreate the business models of the old ‘record business’. Music labels should instead emphasize ‘digital first’, making all new releases and catalog issues via digital services and moving CDs to an on-demand publishing mode.”

Probabilmente la propria esperienza nell’IT fa guardare quelli di Gartner un po’ troppo in là, tralasciando sia il fatto che negli Stati Uniti le vendite di cd, pur essendo calate vistosamente negli ultimi anni, rappresentano ancora più di tre quarti dei guadagni per l’industria musicale, sia il valore sentimentale del feticcio fisico che trascende i trend economici e le logiche di mercato più matematiche. Per McGuire la major dovrebbero concentrarsi esclusivamente sul digitale e rendere disponibili le classiche edizioni su cd on demand. Ma questo non può davvero essere uno scenario realistico per il prossimo anno.

La conquista del digitale deve senz’altro essere il principale obiettivo delle etichette che guardano agli anni ’10, ma non per abbandonare l’attuale sistema vitale, bensì per studiare per tempo i percorsi più proficui e solidi da percorrere. Quello che risulta evidente, infatti, è l’attuale dispersione e incertezza del ritorno economico della musica digitale. Diversi modelli di business e canali commerciali si alternano sulle pagine degli insider odierni, ma nessuno di essi sembra ancora avere la solidità per sostituire un mercato come quello della musica fisica, in cui si sono avvicendati vinile, nastro e disco ottico.

Pubblicità, abbonamenti, internet radio, royalties: quel che è certo è che difficilmente nei prossimi anni si potranno concentrare gli sforzi produttivi su di un numero ristretto di prodotti, più probabile è invece che si debba affinare un equilibrio incassi e, di conseguenza, di investimenti. Tutto questo anche in ragione della grandezza e le caratteristiche del pubblico delle varie band, che si distribuirà in ogni caso difformemente tra i vari nuovi media.

Ma questo non sostituirà così a breve il jewel case. Tantomeno per mezzo di cd prodotti on demand, ossia confezionati artigianalmente nei chioschi che masterizzano e stampano una copertina al volo. Al contrario, il cd – come il vinile – resterà comunque oggetto ricercato, occorre quindi investire sulla qualità del packaging, che sarà caratteristica primaria per accaparrarsi la fetta di mercato che resterà solidamente ancorata a questo prodotto, alla faccia dei teen-ager e dei loro iPod.

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