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In fabbrica ci dovreste lavorare

La band emiliana ha prodotto il terzo album, “Obiettivo Sensibile”, registrandolo in una fabbrica dismessa ed adibita a studio. Tutto in presa diretta. E questa ci sembra una cosa buona e giusta.

Ci troviamo in grande difficoltà a recensire un disco del genere, che strumentalmente rivela senza dubbio una qualità più che buona, ma allo stesso tempo risulta del tutto en passant.

È un misto tra i Negrita dei giorni buoni con sonorità 99 possiane e qualche strizzatina d’occhio alla musica africana. Tanto cara ai Gasparazzo.
Alcune tracce hanno un ritmo incalzante ma sembrano piuttosto casuali, come i testi che per quanto in bilico tra poesia e impegno civile rimangono poco incisivi.
Pare un disco fatto con tante idee tutte a caso che non sfociano in niente di preciso. Un bel . Ma solo perché a differenza di altri sanno tenere in mano gli strumenti.

Pro

Contro

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