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  • Gatti Mézzi: Struscioni

    Gatti Mézzi

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Lo swing all’italiana

Avete voglia di prendervi una pausa dalla frenesia quotidiana? Noi vi suggeriamo qualche ingrediente: buon vino, una poltrona comoda e un disco dal titolo “Struscioni” de I Gatti Mezzi. Non occorrerà molto tempo prima che vi prenda la voglia di alzarvi, stringere la vostra donna e invitarla in un ballo corpo a corpo, invocando gli stessi struscioni del disco.

Il duo pisano composto da Francesco Bottai e Tommaso Novi diventa un quartetto grazie all’incontro col contrabbasso di Matteo Anelli e la batteria di Matteo Consani. La quotidianità cittadina lascerà il posto a casolari toscani, dai quali affacciarsi e sentire l’odore della terra e dei suoi prodotti; la frenesia rallenterà e prenderà le morbide forme del jazz (come in “Morandi), il colore caldo dello swing (“Portami a Pescare” è solo il primo esempio). I Gatti Mezzi fanno loro l’eredità di padri dai nomi Gaber, Conti, Jannacci e farciscono il tutto con ingredienti caposseliani.

“Struscioni” è il primo lavoro della coppia toscana ad avere una pubblicazione ufficiale, arrivando al grande pubblico dopo i primi due dischi “Anco Alla Puce Ni Viene La Tosse” e “Amori e Fortòri”, opere grazie alle quali si aggiudicano il Premio Ciampi nel 2007 e giungono in finale al Festival Musicultura di Recanati.

Come degli stranieri nella terra di nessuno, così I Gatti Mezzi si intromettono nel caos dei nostri stereo regalandoci melodie d’altri tempi e testi ironici che esaltano – prendendola in giro – la realtà italiana. Ridendo un po’ della moda dell’indie in continua espansione, Bottai e Novi omaggiano il maestro Fred Buscaglione e ci riescono benissimo. Applausi.

Chi ha detto che gli italiani sanno fare solo la pasta e le commedie?

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