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Gelatine al brit pop

Un tuffo negli anni ’90. Un’atmosfera colorata, spensierata quasi da Marquee Club. Solo che nel ’67 a imperversare era la psichedelia. Qui il brit pop imbevuto di chitarre decisamente altisonanti. Ma l’effetto è lo stesso: i Supergrass divertono e fanno sgambettare. Sono stati capaci di reinventarsi fino a realizzare quest’anno un album digitoso come “Diamond Hoo Ha” e a presentarlo con successo e clamore in questo loro tour europeo: dimenticate il suono tipicamente british, a tratti folk, di “Road To Rouen”, perché in questo album i Supergrass sfoderano un rock che negli album precedenti era stato solo abbozzato: un ottimo mezzo per dimostrare che il pop dei Nineteens era solo il punto di partenza.

Gaz Coombes e soci aprono il loro show con i primi due singoli “Diamond Hoo Ha Man” e “Bad Blood”, brani che hanno gettato l’estasi su tutti i fans schiacciati nelle prime file e cui hanno fatto seguito diversi pezzi risorti dal loro fortunato passato. Il tempo sembra non essere trascorso per il trio e l’energia è quella dei loro esordi: non mutata di una virgola. Il pubblico davanti a loro è un audience decisamente eterogeneo, imbevuto di giovanissimi e di coloro che ai tempi di “I Should Coco” erano ancora ragazzini. Scivola la loro scaletta nel tentativo di non scontentare nessuno, anche se la mancanza della celebre “Alright” o dell’ultima “Whiskey And Green Tea” getta in un’invana attesa il parterre a bocca aperta.

Ma la band dimostra comunque la sua straordinaria forma passando da pezzi dell’ultimo periodo come “Rebel In You”, canzone dal sapore Franz Ferdinand, e “St. Petersburg” a momenti storici come “Richard III” o “Lenny”, che chiuderà il concerto. E il tutto senza dare mai l’idea di un momento di pausa o di riempimento. Il momento di maggiore trasporto e oblio è, senza dubbio, la chiusura della prima parte dello show con “Pumping On Your Stereo”, che il pubblico ha continuato a far echeggiare aspettando il ritorno della band sul palco ancora caldo di suoni. Esplode un encore di tre brani: “Sun Hits The Sky” apre con stupore prima che il sipario venga calato.

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