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  • Gemitaiz & Madman: Scatola nera

    Universal Music / universal

    Data di uscita: 20-09-2019

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Si legge dall’Enciclopedia Treccani alla voce “Scatola nera”: “denominazione complessiva e corrente dei due dispositivi, in grado di resistere anche alla distruzione dell’aeromobile, nei quali vengono rispettivamente registrati tutti i parametri tecnici del volo e tutte le comunicazioni del pilota con la torre di controllo e con l’equipaggio“. Davvero poco a che fare con il nuovo album di Gemitaiz & Madman, denominato appunto “Scatola nera” e pubblicato il 20 settembre 2019 per Tanta Roba Label/Island/Universal Music.

Sì perché nel nuovo progetto del duo rap più importante degli anni zero manca proprio il non detto, i segreti impenetrabili, la rivelazione di elementi fino ad oggi tenuti totalmente nell’ombra. Si va invece sull’usato sicuro: egotrip, erba e (solita) introspezione, conditi da ottime produzioni e da collaborazioni preziose (Tha Supreme, Salmo, Guè Pequeno, Marracash, Priestess per citarne alcune). Nulla di particolarmente terribile, sia chiaro, ma da chi ha inaugurato una nuova via nel mondo della scena rap in Italia è d’obbligo aspettarsi qualcosa di più, specie dopo ben sei anni di attesa dal fortunato “Kepler” e dai rispettivi successi individuali.

Non mancano episodi felici e degni di nota, tra tutti “Californication“, bel viaggio in pieno Hangover, “Karate“, che vede la partecipazione di un convincente Mahmood protagonista di un ritornello trascinante, e soprattutto la title track ornata dalla voce di Giorgia che, contrariamente a quello che ci si possa immaginare, si limita a pochi interventi vocali rafforzando il senso del brano, per forza di cose il più intimo tra i dodici registrati.

Ma è proprio nel concetto di intimità che crolla il senso dell’album. Chi ascolta Gemitaiz e Madman da tempo conosce infatti a menadito i loro tormenti interni, le paranoie del primo e le ansie e i feticismi del secondo. Nelle rime, sicuramente valide, spalmate in “Scatola nera“, non veniamo a sapere nulla di nuovo di quello che già sappiamo. La prova del nove in questo senso risiede in “Tutto ok“, in cui i due descrivono il dark side della popolarità in modo però fin troppo banale e telefonato per rimanere davvero impresso nella memoria. Non escono dunque dalla zona di comfort i rapper, autori di un disco sicuramente piacevole e scorrevole ma che non crea quel marasma che due artisti del loro calibro, in una fase chiave della loro carriera, dovevano creare. Peccato.

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