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Gemma Ray: “Adoro l’Italia e il suo pubblico” [INTERVISTA]

Gemma Ray è protagonista a partire da febbraio del suo primo tour italiano in quasi quattro anni (risalgono all’aprile 2013 i suoi ultimi concerti nella Penisola).

Gemma, definita da Mojo “la Regina del Noir londinese”, ribattezzata da NME “The Untouchable”, e il cui stile quasi cinematografico è stato paragonato a quello di Claudia Cardinale e Anna Magnani da Vanity Fair, presenterà per la prima volta al pubblico italiano i brani di “The Exodus Suite”, pubblicato a giugno 2016 da Bronze Rat Records (etichetta che condivide con ‐ tra gli altri ‐ Jon Spencer, Boss Hog e Seasick Steve). L’album,  registrato  a  Berlino  da  Ingo  Kraus  (già  al  desk  di  Iggy  &  The Stooges,  Einstürzende Neubauten, Jamie Lidell e Crime & The City Solution), ha raccolto ottimi consensi, ed è stato accompagnato da un lunghissimo tour mondiale, che si concluderà proprio in Italia.

Facciamo una chiacchierata con lei per capire i sentimenti che la legano al nostro bel paese e alle aspettative che nutre per questa chiosa di tour.

Gemma, sta per partire la fase italiana del tuo tour, manchi dall’Italia da quattro anni, ti siamo mancati?

Sì! Mi piace suonare in Italia, il pubblico è stato molto caldo e ricettivo in passato, quindi speriamo che sarà lo stesso anche in questo Tour. Ho fatto una vacanza in Sicilia la scorsa estate, e ho scritto un po’ per il mio prossimo disco, ma non ho preparato ancora nessuno spettacolo …

Presenterai al pubblico italiano il tuo ultimo cd “The Exodus Suite”, che affronta temi sociali quali l’immigrazione, la disperazione e la fuga dalla fame, sono temi molto sentiti nel nostro paese, approdo europeo per milioni di profughi, che reazioni ti aspetti?

Cerco di non avere nessuna aspettativa quando realizzo un disco, ma io ho sempre avuto la speranza che questo avrebbe parlato con l’ascoltatore in un modo intimo e onesto. Ho deliberatamente registrato dal vivo per questo motivo (compresa la voce), nella speranza che essa avrebbe avuto un effetto diretto di connessione con l’ascoltatore. Questo era parte del tema del disco.

Non sembra una coincidenza strana l’uscita di un album così vicino ai deboli a pochi giorni dalla decisione del tuo popolo di uscire dall’Europa (la famosa Brexit)?

Sì, era una strana e non molto felice coincidenza. Ho girato un sacco l’anno scorso, mentre l’album era ancora in elaborazione e provato a capire come venire a patti con la situazione, e così alcune delle canzoni sono diventati più struggenti e rilevanti per esibirsi dal vivo. Stavamo guidando attraverso le Alpi svizzere a Livorno ieri e in qualche modo si sentiva l’atmosfera ancora più triste e ridicola per essere a seguito di una catena montuosa così vasta e intagliata, e di immaginare come gli esseri umani hanno cercato di attaccare le loro bandiere in un pezzo di terra e di dichiarare chi può entrare e chi non può. Io sono una cittadina del mondo e così sono estremamente sventrata e rattristata per la situazione Brexit.

Parliamo un po’ dell’album – che noi abbiamo recensito in vista della sua uscita a giugno – trovandolo coerente nello stile e nelle musiche da “noir”, ci ha stupito. Subito dopo “Milk For Your Motors  “, pensavamo che il tuo stile diventasse a colori, per poi riproporti in chiave Noir. Ritorno definitivo alle origini?

Grazie. Um … ho preso una decisione consapevole di registrare qualcosa vera e minimale, e di catturare gli elementi che stiamo usando in tour senza troppi altra influenza – e ho anche voluto spingere il suono ‘in rosso’ così è stato molto d’impatto per chi ascolta. Ma in termini di materiale, non ho deciso di scrivere in un certo modo – il tema del disco è davvero uscito da una combinazione di reazioni e fuga da eventi che mi disturbavano. Ma la serendipità ha giocato un ruolo troppo essenziale. Per esempio, io non sapevo che lo studio sarebbe diventata sede di un afflusso di profughi dalla precoce Siria, e che i suoni di queste persone che vivono al di sotto sarebbe filtrata nelle mie registrazioni, per esempio – ma questa esperienza ha davvero guidato e spinto “The Exodus Suite” ulteriormente in sé. Penso che forse è noir con una grossa e grassa spruzzata di piastrine appiccicose del sangue rosse aggrappate ai negativi dei film … forse con alcune belle tonalità nel mezzo color sanguinamento del marmo.

Questa scelta musicale non temi ti allontani dal mainstream?

Io non penso in quel modo quando sto facendo musica, le mie scelte avvengono sempre sulla base di impulsi compulsivi, l’istinto e la giocosità, mentre vado esplorando le mie curiosità.

Nel brano “There Must Be More “ urli rabbia a denti stretti, scrivere musica è liberatorio?

Si. Si tratta di una parte essenziale della vita per me.

La rivista italiana “Vanity Fair” ti ha paragonata a Claudia Cardinale ed Anna Magnani per il tuo stile cinematografico, quanto curi la tua immagine e le scenografie in ogni tour?

Credo che l’elemento visivo legato alla mia musica sia più parte del processo della mia scrittura, anche se a volte un concerto può avere un elemento più visivo. Quando scrivo, vedo sempre una visuale e il suono forma l’immagine, ma è più di un cosa personale è il frutto di un processo di un’intenzione deliberata. Lo stile personale per me è parte di ciò che sono allo stesso modo lo è anche il mio suono, non c’è davvero alcuna separazione.

In quale “suite” ci condurrà il tuo futuro?

Sto lavorando su materiale nuovo in questo momento, ma io non credo sia il caso di parlare delle cose fino a quando non si verificano, perchè così si rovina la magia! … Ma ci sono un sacco di cose in programma, il nuovo progetto è stato sognato in Sicilia …. sarebbe bello tornare lì qualche volta per realizzarlo.

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