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Luci e ombre nel ritorno di Gene Simmons

La lingua più lunga del rock torna all’onore delle cronache musicali sfornando il secondo album solista dopo circa ventisei anni dal suo precedente (ed unico) solo-project. Problema: i Kiss sono uno dei gruppi musicali più importanti ed influenti (sotto diversi punti di vista) della seconda metà del ’900, ma è possibile, in questa sede, non rimanere dubbiosi di fronte al nuovo capitolo discografico del loro funambolico bassista? Risposta: no. Poca convinzione, tanti clichès e un copia-incolla di tutti i musicisti/gruppi che hanno accompagnato Gene dall’adolescenza (Beatles in testa) alla maturità artistico-umana. Se è innegabile infatti la presenza in “Asshole” di brani brillanti ed incisivi (sebbene non sconvolgenti) come la title-track (forse un po’ troppo “Like A Rolling Stone”), le Beatlesiane “Now That You’re Gone” e “Beautiful”, la rockeggiante e Kissiana “Sweet & Dirty Love”, le liquide e rilassanti ballad “Waiting For The Morning Light” (scritta a quattro mani con Mister Bob Dylan) e “I Dream A Thousand Dreams” (molto hawaiana nel suo incedere), non si spiegano atre canzoni veramente mal riuscite come l’imbarazzante cover dei Prodigy “I’m The Firestarter” (che vede Dave Navarro alla chitarra in veste di guest), l’insulsa pseudorapeggiante “Dog” o la banale “If I Had A Gun”. Tutto questo contornato da una copertina di dubbio gusto e da una vena compositiva che vacilla e latita in più punti dell’album. Difficile quindi giudicare un prodotto di questo tipo. Il rischio di incappare nella nostalgia per qualcosa che non è più si avverte in ogni solco del compact-disc. Certo, è apprezzabile il tentativo di assimilare e miscelare svariate influenze e generi, ma va d’altro canto sottolineata la difficoltà di riuscire a creare un lavoro compiuto ed omogeneo seguendo direttive di questo tipo. E neanche chiamarsi Gene Simmons può essere sufficiente a tale scopo. Ascoltando le canzoni più riuscite del lotto si potrebbe consigliare a tutti i fan della vecchia guardia (e non) l’acquisto di “Asshole”, ma in fin dei conti non bastano sei brani su tredici per decretare la bontà oggettiva di un album. L’unica cosa certa è che Gene “Lingua Lunga” Simmons per sua stessa ammissione se ne sbatterà dei giudizi dei critici e continuerà a tirare avanti per la sua strada, come del resto è giusto che faccia una rockstar del suo calibro.

P.S. notiziola per i fan: la canzone “Black Tongue” è stata composta su un riff inutilizzato di Frank Zappa ed è stata registrata con la partecipazione dell’intera famiglia Zappa ai cori, mentre il figlio di Frank (Dweezil) si è occupato della chitarra.

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