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Genghis Tron: Nuove razze in evoluzione (o devoluzione)

Dici Genghis Tron e pensi a una macchina moderna e affilata, pronta a incidere musicalmente sul panorama contemporaneo. Benché solitamente descritti come un ibrido tra violenza grindcore e derive elettroniche, i Nostri al contrario si marcano in maniera totalmente diversa come la risultante finale del contesto culturale e ipertestuale odierno. Di fatto la scelta implicita tra le ispirazioni artistiche altrui segnala il gruppo come attentamente lucido nel vaglio delle possibilità musicali effettive. In un ambiente che si vuole simultaneo ed eclettico, i Genghis Tron scelgono (o sono scelti) coerentemente di citare tra le loro fonti band tutto sommato prevedibili e sapientemente calibrate nella giusta varietà di “generi” musicali. A prescindere dalle considerazioni etiche di carattere personale, è giusto però dire che nonostante l’effettiva bravura, il gruppo per adesso risulta tutt’altro che fondamentale per le dinamiche della musica heavy di frontiera. Giusto il tempo di aggiustare il tiro e sperare per il futuro prossimo venturo. Augurandosi che il gruppo superi le proprie basi e si faccia infine totalmente personale.

Grazie per l’intervista e per la possibilità data. In primo luogo devo dire che, nonostante apprezzi il vostro lavoro, non mi sembra siate stati ancora in grado di esprimere il vostro vero potenziale. Sarebbe bello potervi vedere andare oltre le vostre influenze e seguire totalmente la vostra visione.
Grazie a te per l’intervista. Onestamente, non credo tu abbia raggiunto il tuo vero potenziale come giornalista. Sto solo scherzando…[....]. A ogni modo concordo su quello che pensi di noi – se avessimo espresso il nostro pieno potenziale, probabilmente avremmo già abbandonato le scene. Ci sono sempre molto miglioramenti da fare e ci sfidiamo sempre a migliorare! Detto questo, sono davvero davvero fiero del nostro nuovo album e penso che sia decisamente uno dei nostri maggior risultati fino ad adesso.

Quali pensi sia la parte miglior dell’avere a che fare con le basi ritmiche preprogrammate piuttosto che con il set acustico? Quale parte hanno le ritmiche all’interno del processo compositivo e quanto sono importanti per la struttura di base delle canzoni?
Ci piace programmare da noi la batteria in maniera da avere un controllo completo e totale su ogni elemento dei ritmi…possiamo modificare ed editare le ritmiche tante volte quanto vogliamo. Ci piace veramente comporre giusto noi tre da soli, è un modo per permetterci di raggiungere una più ampia gamma di suoni e per esercitare un controllo maggiore su quello che facciamo. La cosa più importante comunque è che le ritmiche pre-programmate ci permettono di creare suoni che non potrebbero essere replicati da un normale drum kit. Tutti e tre ascoltiamo molta musica elettronica, dunque questa tipologia di ritmi non è per noi una cosa strana…anzi si tratta di una parte prominente di gran parte della musica che ascoltiamo da quando siamo giovani.

Continuando a parlare di questioni tecniche, non avete mai fatto mistero dell’importanza centrale del vostro equipaggiamento (tastiere, laptop, programmi, ecc.). Non credete che il fatto di dipendere così pesantemente dalle apparecchiature, invece di poter essere in grado di suonare in ogni situazione possa essere un limite? In questo senso,è mai capitato che tutto andasse storto senza essere in grado di suonare?
Certo, può certamente essere un limite, ma credo che dipenda dal semplice fatto di essere in un gruppo. Ci sono state alcune situazioni in cui abbiamo avuti problemi tecnici, ma sorprendentemente di solito siamo in grado di venirne a capo. Benché qualche volta sia frustrante…a diferrenza di una chitarra o di un rullante, se rompiamo una tastiera non possiamo chiederne in prestito a un altri gruppo! Perciò certamente essere in tour con i Genghis Tron comporta queste sfide…ma sappiamo che avere una carriera in questa band non sarebe stato facile proprio per questi motivi. Ci gustiamo la sfida e amiamo fare le cose in maniera diversa dal solito!

Cosa potete dirmi del software che utilizzate per comporre musica: in che maniera lo usate, si tratta di utilizzare presets, le vostre configurazioni/banche dati personali o magari vi è qualche sorta di struttura concettuale sopra a tutto? quali sono gli artisti nel campo della musica elettronica che credete abbiano un tocco personale? Nel caso utilizzate presets, non credete che questo possa depotenziare la vostra stessa musica?
Non usiamo mai presets – non nelle ritmiche e nei suoni di synth/tastiera. Spendiamo interminabili ore a configurare i nostri campionamenti e a modificare i suoni in maniera unica. A ogni modo, alcuni dei presets in bundle con i synth e con i software sono veramente terribili. Al di là della capacità di scrivere le melodie e programmare i beat, penso che uno degli elementi più importanti dell’essere un buon musicista sia la capacità di ottenre dei suoni molto originali e ben distinti – mi vengono in mente gli Autechre, i Boards of Canada, Skinny Puppy e i Kraftwerk…quattro artisti elettronici che sono stati completamente innovati con i loro suoni percussivi+melodici e che hanno ispirato un numero senza fine di imitatori!
[PAGEBREAK] Mi è capitato spesso nelle vostre interviste di leggere che considerate spesso di non essere presi troppo seriamente. Al contrario, penso che a volte manchiate proprio del lato più propriamente spontaneo in favore della controparte più strettamente razionale e calcolata. A volte mi sembra che nel processo compositivo di revisione continua venga a perdersi qualcosa. Cosa ne pensate? Sul fronte del live c’è spazio per l’improvvisazione e la ri-scrittura delle vostre stesse canzoni?
Hai decisamente ragione – le nostre canzoni sono incredibilmente calcolate. Ogni canzone che scriviamo passa attraverso venti o trenta versioni differenti prima di essere completata. Nei nostri show c’è molto poco spazio per l’improvvisazione – alcuni elementi cambiano ma in gran parte suoniamo la stessa cosa ogni notte. Quando registriamo, alcune scelte vengono fatte in maniera spontanea nello studio, e mentre gli anni passano cerchiamo di imparare a non essere ossessivi a riguardo di ogni singolo dettaglio così tanto da pregiudicare l’impatto emotivo…ma alla fine del giorno, questo è quello che sono i Genghis Tron – un gruppo che impiega un tempo lunghissimo per scrivere le canzoni, e che le costruisce ossessionandosi sui dettagli. Concordo che non risulta essere molto spontaneo, ma per noi è ok – è semplicemente una parte di quello che siamo. Detto questo, credo che con ” Board Up the House” abbiamo lavorato più duramente del solito per ottenere delle canzoni con un feeling più organico e dei suoni di tastiera, batteria e chitarra più caldi – benché la nostra musica suoni ancora calcolata, penso che questo nuovo album suoni più “naturale” e “umano” alle mie orecchie.

Come percepite i vostri stessi ascoltatori? Quando componete pensate al modo in cui la musica sarà percepita al di fuori di voi? Fare tour, ed essere in contatto con così tanti punti di vista diversi sulla vostra musica, crediete stia cambiando le vostre modalità produttive? Come pensate appaia il vostro tipico fan?
Cerco di non pensare molto all’eventuale ascoltatore. A seconda di dove suoniamo, i fans dei Genghis Tron possono essere totalmente differenti. Abbiamo avuto la possibilità di osservarne una gamma piuttosto ampia ai nostri concerti – qualche ragazzo di sedici anni che ha appena cominciato ad ascoltare heavy musica, qualche metallaro, o fan di musica elettronica o strano rocker sui vent’anni, e spesso anche persone tra di trenta o quarant’anni cresciute ascoltando gli Skinny Puppy, i Coil o i Ministry. Se mai, la diversità dei fan ci permette di essere completamente liberi durante la fase di scrittura. Non ci chiediamo mai “Cosa vorrebbero che scrivessimo, i nostri fan?”…ma se anche lo facessimo, credo sarebbe impossibile per noi rispondere a questa domanda. Perciò, prendiamo solo decisioni in grado di soddisfarci e sfidare le nostre capacità. Con ogni album vinciamo nuovi fan e ne perdiamo di vecchi…ma la maggior parte sembra rimanere in giro e supportare la nostra evoluzione.

Parlando di critica, non credete che la vostra band è in corso d’esser catturata dal tipico fenomeno di nicchia a suo modo dettato da logiche di mercato e pubblicitarie? Qual è stata la definizione più folle del vostro suono che avete letto; e quale quella senza pietà? Credete che il ruolo dei critici sia giusto un ruolo come un altro all’interno dell’industria o pensate sia importante per il progresso?
Cerco di non leggere troppa roba online; non pensavo davvero fossimo i protagonisti di nessuna sorta di hype, ma forse adesso stiamo ottenendo più spazio anche perché siamo su Relapse. Non lo so – il giornalismo musicale è una spada a doppio taglio. Qualche volta può essere grande – adoro leggere alcuni magazine o website quando gli scritti sono approfonditi e informativi. Ma in generale, certo, si tratta di un “male necessario”…è difficile per un gruppo avere successo, adesso, senza poter contare su una quantità decente di copertura mediatica – ed è difficile da fare se non si è in un’etichetta dal taglio decentemente grande. Diventa difficile per le band più giovani e nuove essere conosciuti. Comunque, non c’è niente che io possa fare, soprattutto nei termini di quanto compete ai Genghis Tron, quindi non serve a niente lamentarsene – onestamente, noi tentiamo giusto di scrivere canzoni e fare degli show e mantenerci onesti nei confronti di noi stessi per quanto possibile. Se prestassi troppa attenzione agli hype o ai trend o a quello che la gente si aspetta da noi, sarebbe un mal di testa non necessario!
Non mi ricordo la più folle descrizione del nostro suono – ma non posso evitare di essere scocciato quando le persone dicono “Genghis Tron è metà grindcore e metà techno house”. Penso che sia divertente pensare che la nostra musica possa essere divisa in due parti – e penso inoltre che non abbiamo molto in comune sia con il grindcore tradizionale sia con la house.

Cosa ne pensate degli altri gruppi grindcore? Immagino non facciate parte di alcuna “scena” ma quali band mi citereste se doveste pensare all’innovazione nel grind (es. Agoraphobic Nosebleed, James Plotkin’s Phantomsmasher, Brutal Truth)? Per quanto riguarda la partecipazione di Greg Puciato nel vostro ultimo album, cosa potete dirci e cosa amate del suo modo di cantare e lavorare?
Hai ragione non facciamo parte di nessuna “scena”. Questo è il modo in cui siamo cresciuti – nessuno di noi tre era parte di alcun gruppo particolare di persone o “scena” quando eravamo giovani, semplicemente ci limitavamo a comprare tonnellate di dischi e ad andare a un sacco di show e assorbire unmoltissima musica. Amo gli A. N. i Brutal Truth e Phantomsmasher…ma non sento molte somiglianze nella nostra musica. Greg è un grande cantante e un’immensa capacità polomare – le sue urla sono semplicemente enormi! È un nostro amico e ama la nostra musica, così abbiamo pensato che sarebbe stato una buona aggiunta a “The Feast”. Mookie ha scritto la canzone per due cantanti, e abbiamo pensato che dal contrasto tra i loro stili vocali ne sarebbe venuto fuori qualcosa di buono.
[PAGEBREAK] Parlando della traccia “Ergot”: l’ho trovata molto interessante nel modo in cui cambia gradualmente di suono e il feeling particolare del tutto. Avete mai pensato di provare qualche approccio simile e integrarlo nel tessuto delle canzoni? Intendo un approccio più sperimentale, selvaggio al suono della tastiera. A ogni modo, come è nato il brano?
Grazie son contento ti sia piaciuta! Anche a me piace molto. Si tratta solo di un singolo esperimento su di una singola tastiera – Michael l’ha scritta. È un esempio di qualche improvvisazione; c’è una progressione generale degli accordi che segue, ma il suono della tastiera modificato è davvero così fuori di testa che è impossibile rifarlo uguale una seconda volta. In studio ha provato circa quattro o cinque volte e abbiamo preso il risultato che ci garbava di più. Ci piacerebbe incorporare qualche elemento più sciolto e meno prevedibile come questo all’interno delle nostre canzoni – forse ci saranno più brani simili a questo in futuro. Stiamo davvero cercando di limitarci il meno possibile e sfidare noi stessi il più possibile, dunque immagino ci saranno ancora più cambiamenti con le prossime canzoni che scriveremo.

Cosa poteti dirmi dei testi, mi sembra si tratti di cose piuttosto tetre e desolate. La musica per voi è una sorta di catarsi? Mi dispiace ricordarvi l’episodio, ma in passato durante un tour avete avuto un brutto incidente; pensate possa aver avuto delle conseguenze sulla vostra musica e sul modo in cui percepite quello che sta diventando un vero e proprio “lavoro”?
Nessuna delle canzoni presenti sul nuovo album trattano direttamente dell’incidente – ma “The Folding road” da “Dead Mountain Mouth” trattava proprio di questo. Essere in Genghis Tron occasionalmente diventa come un “lavoro” anche solo per tutte le innumerevoli cose da fare, ma in realtà l’incidente ci ha aiutato a realizzare che possiamo continuare con la band solo se si tratta di qualcosa che amiamo sul serio e con passione…altrimenti non vale tutto il duro lavoro e i rischi del viaggio. Se fosse più “lavoro” che qualcosa di personale, stimolante e remunerativo dal punto di vista creativo, decisamente non saremmo ancora in questa band.

Qual è il motivo per cui avete lasciato la Crucial Blast?Trattasi del normale percorso verso un’etichetta di più grande profilo, problemi di promozione/distribuzione o solo il bisogno di novità? Potreste citarci qualche etichetta che trovate interessante? Inoltre, quali gruppi della Crucial Blast amate in modo particolare?
Non abbiamo lasciato la Crucial Blast per qualche problema…Adam è una persona incredibile con un grande gusto e ha fatto un lavoro magnifico per le nostre uscite. Non saremmo dove siamo ora se non avesse scommesso su di noi quando eravamo giovani e senza esperienza. Detto questo, era difficile ignorare le opportunità a cui andavamo incontro firmando per un’etichetta con risorse più ampie, supporto per i tour e una distribuzione migliore. Un sacco di nostri fan – specialmente quelli nelle piccole cittadine americane o di altri paesi – ci hanno sempre detto essere impossibile il trovare i nostri CD nei negozi…e ovviamente volevamo mettere a posto questa situazione. Oltretutto, non siamo mai stati felici al 100% con “Cloak of Love” o “Dead Mountain Mouth” perché non avevamo abbastanza tempo per provare tutte le cose che volevamo in studio…specialmente quando si trattava di missare le canzoni. Per questo album, sapevamo sarebbe stato molto importante impiegare molto più tempo in studio – il che costa molto. Così un altro vantaggio di lavorare con la Relapse è stato il poter finalmente essere in grado di permettersi venticinque giorni in studio – e come risultato, abbiamo ottenuto un album che ci soddisfa interamente.
Ci sono moltissime grande etichette là fuori – adesso, Profound Lore, Italians Do It Better, Lovepump United e Hydrahead sono alcune delle mie preferite! Adam inoltre continua a pubblicare grandi cose…gli album degli Skullflower che fa uscire sono sempre incredibili!

Grazie per l’abitudine di andare dritti al punto, non c’è spazio per nessuna sega mentale sul vostro album, solo tracce brevi in cui accadono moltissime cose. Dunque, qual è il vostro album-corto preferito, i lavoro che credete dicano tutto il necessario senza perdere tempo? Quali sono invece i vostri album preferiti tra quelli che considerate più sottovalutati o sconosciuti?
L’album più sottovalutato che conosco è Rah Bras – “Whohm”. Rah Bras era un gruppo dalla Virginia che ha suonato per dieci anni, totalmente incredibili…una delle più grandi band del nostro tempo e una grossa influenza per noi! Si sono sciolti l’anno scorso, il che è stato molto triste per noi. Inoltre, il mio album elettronico preferito dell’anno scorso è stato “Dandelion Bubblegum” dei Black Moth Super Rainbow…un disco incredibile!
Quando penso ai miei dischi preferiti, comunque, è difficile ricordarsi quanto durano…non credo ce ne siano molti particolarmente corti. Sopra a tutto, alcuni dei miei album favoriti sono: Nine Inch Nails “The Downward Spiral”, Gorguts “Obscura”, Tool “Ænima”, Boards of Canada “Geogaddi”, Philip Glass “Music In 12 Parts”, Converge “Jane Doe”, Fugazi “The Argument”, Aphrodite’s Child “666″, The Knife “Silent Shout”, Agalloch “The Mantle”, Burzum “Filosofem”, e Radiohead “In Rainbows”.
[PAGEBREAK] Nei vostri primi lavori l’elettronica mi sembrava derivare quasi da un impianto di pop etereo e mutato, ma adesso suona diversamente, le melodie mi sembrano manipolate in nuove modalità. Cosa ne pensate, vi è stato un cambiamento di metodo o qualche motivo particolare dietro la modifica? Credete che al cambiamento sonoro corrisponda un cambio di software e strumentazione?
Questa volta abbiamo decisamente impiegato molto del nostro tempo per lavorare sulle melodie – le volevamo più coinvolgenti e uniche…quindi credo ci sia del vero in quello che dici. Comunque credo ancora ci sia moltissimo “pop etereo”! Abbiamo alcune nuove tastiere che decisamente cambiano il modo in cui suonano le melodie…ma davvero, hanno coinvolto più i toni che la melodia in se stessa.

Nei vostri primi lavori l’elettronica mi sembrava derivare quasi da un impianto di pop etereo e mutato, ma adesso suona diversamente, le melodie mi sembrano manipolate in nuove modalità. Cosa ne pensate, vi è stato un cambiamento di metodo o qualche motivo particolare dietro la modifica? Credete che al cambiamento sonoro corrisponda un cambio di software e strumentazione?
Questa volta abbiamo decisamente impiegato molto del nostro tempo per lavorare sulle melodie – le volevamo più coinvolgenti e uniche…quindi credo ci sia del vero in quello che dici. Comunque credo ancora ci sia moltissimo “pop etereo”! Abbiamo alcune nuove tastiere che decisamente cambiano il modo in cui suonano le melodie…ma davvero, hanno coinvolto più i toni che la melodia in se stessa.

Cosa potete dirmi dell’influenza da parte di altre arti? Per esempio, vi chiamate “Tron”, dunque cosa mi dite di questo film o delle pellicole che secondo voi riflettono la vostra poetica? Quali altre arti sentite vicine?
Haha, be’, ironicamente non so se alcuno di noi abbia mai visto “Tron” – so di non averlo fatto! Il nostro nome era davvero uno scherzo, non posso dunque dire di essermi ispirato a quel film. Mookie e io siamo entrambi appassionati di film, e Michael ha lavorato in un negozio di video per anni – quindi siamo addentro alla cosa e probabilmente ci ispiriamo anche al cinema. Recentemente, ho visto “There Will Be Blood”, il nuovo film di P. T. Anderson…una pellicola molto bella, e la soundtrack composta da Johnny Greenwood è una delle più inquietanti e fuori di testa che abbia mai sentito…altamente raccomandata!

Va sottolineato che i Genghis Tron, forti di un eccellente collage di personalità musicali, sono i papabili intestatari di una rendita critica oramai definitivamente archiviata come positiva. Le potenzialità ci sono, moltissime; l’intelligenza e la lucidità del caso, anche. Si tratta ora di rifarsi a un’ispirazione più spontanea e profonda. Aspetteremo.

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