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Genio sublime d’animo leggiadro

“Io so soltanto questo: che la musica e l’amore sono un’unica cosa dentro di me”.
Questa frase emblematica svela quel che ha dato un senso profondo e inquietante all’ esistenza di Puccini, quel qualcosa che al tempo stesso lo ha sempre destabilizzato, costringendolo alla continua ricerca di se stesso e della sua vena creativa verso spinte emotive che dessero un nuovo slancio al suo estro.
Attravero l’utilizzo di stilemi propri del racconto e del romanzo letterario di formazione viviamo oggi, in questo film televisivo diretto da Giorgio Capitani, un Puccini diverso, fuori dagli schemi e dai tecnicismi, fuori dalla sua ammirevole genialità musicale che sí viene raccontata ed esaltata, ma con particolare attenzione all’aspetto psicologico estremamente fragile, all’animo continuamente diviso tra sentimento travolgente e sfuggenti note da toccare e imprimere sullo spartito.
Presentato in anteprima mondiale alla Carneglie Hall di New York il 7 ottobre scorso, “Puccini” è stato accolto con straordinario calore e commozione dal pubblico americano. Il film è una coproduzione internazionale italotedesca per l’Italia, e andrà in onda su RaiUno domenica 1 e lunedí 2 marzo, rigorosamente in prima serata.
Il progetto di “Puccini” nasce dalla volontà della Rai di celebrare la figura di questo genio musicale, con l’intento di raccontare una forte personalità italiana, chiaro elemento di riconoscibilità internazionale del nostro Paese.

Lo stato di grazia della regia ha tirato fuori la fragilità artistica di Puccini e sublimato la delicatezza del suo animo: si è cercato di raccontare su pellicola i forti dissidi della sua vita, le difficoltà ed i disagi, stati d’animo, emozioni e paure tutti scanditi con le più belle arie del Maestro lucchese, oltre che dalle musiche appositamente scritte da Marco Frisina – la musica come filo conduttore, non solo colonna sonora ma parte viva e attiva del racconto – affrescando del musicista gli esordi, i successi, le crisi, e la grande influenza di Giulio Ricordi.

Puccini è quindi un personaggio che sosprende non solo gli spettatori ma anche gli interpreti stessi: “È sempre difficile spiegare la fragilità e la debolezza”, ha spiegato il protagonista Alessio Boni, “soprattutto quando si tratta di un personaggio emblematico e contraddittorio come Puccini, che forzatamnete deve imparare a convivere con i suoi tormenti”.
L’attore ha proseguito: “Quando ho letto la sceneggiatura è stato subito amore, attraverso le parole che scorrevano sul copione ho sentito di essere adatto al protagonista, di poter regalare un valore aggiunto al racconto. Il cinema, qui, non è soltanto mera narrazione ma è storia che rapisce, riempie la platea e lo schermo ed infine avviene la catarsi. Ho indagato moti dell’animo e sentimenti che agitavano il suo spirito e poi tutto è andato da sé, vicissitudini, brividi, si snocciolavano in modo rapido e naturale. Ci sono subito stato non tanto perché si parlava del grande Maestro ma perché si guardava al personaggio da un’ altra anogolazione, andando a fondo, si toccavano aspetti oscuri ed intimi, si andava dietro le mura di casa, dietro lo scrittoio di Puccini, dietro le sue paure”.
“Gli aspetti melodrammatici dell’opera pucciniana”, ha concluso Boni, “sembravano andare di pari passo con i rapporti che il musicista aveva con il mondo femminile, in consonanza con la materia squisitamente artistica”.
[PAGEBREAK] Il regista Giorgio Capitani ha offerto poi il suo punto di vista: “Negli ultimi anni ho avuto la fortuna di raccontare personaggi e sentimenti, non soltanto semplici storie”, mostrandosi orgoglioso della scelta fatta di dirigere “Puccini”: “Questa per me è stata una grande conquista, soprattutto per la mia identità artistica. Francesco Scardamaglia ha proposto il soggetto ed io ho subito accettato con entusiasmo, erano anni che sognavo di fare un film Puccini. Certamente ero più attratto dallla sua musica che dal personaggio, di cui sapevo ben poco. Poi però ho studiato a fondo ed ho scoperto incredulo l’intensa fragilità di cui era vittima, la sua incredibile insicurezza, la sua ossessione di essere sempre in crisi d’ispirazione e la sua paura, malgrado i suoi grandi successi, di non essere all’atezza di quello che il pubblico si aspettava da lui. E poi il terrore nascosto della morte in parte giustificata dalla malattia poi divenuta la sua compagna di vita”. E proprio grazie a questi studi, Capitani ha raggiunto infine un quadro composito e sorprendente dell’artista: “Nel contempo era uno spirito libero e gaudente, estremamente sensibile al fascino femminile, forse anche per esorcizzare la paura della morte, per difendersi da se stesso e sentirsi vivo, vitale, appartenente al meccanismo ciclico della vita. Alessio Boni mi ha positivamente impressionato per aver dato un’ interpretazione del personaggio assolutamente nuova, sensibile, profonda e completamente corrispondente alla sua persona. E poi dalla carta alla pellicola il film s’è fatto da solo: ho avuto degli attori-autori, non mi sono affatto stancato. E credo che questa facilità di sentimenti, di commozone e di divertimento si sentano nel film. Per questo l’amo molto”.

Puccini quindi risulta essere un delicato affresco del ’900 che si consuma tra amori brucianti e passioni devastanti, ansie ed incertezze, turbamenti e paura del giudizio, in un mosaico di opere ritenute dall’autore sempre incomplete ed incomprese. Amore e musica alternativamente croce e delizia: la musica detta ordine e logica matematica, coinvolgente e suggestiva guida del sentimento, forza ed eleganza all’esistenza, l’amore tutto crea e disfa, scontrandosi contro la sofferenza per la malattia beffarda nei confronti di un sogno genuino e di intenzioni che vorrebbero eternarsi oltre le note musicali. E proprio questo continuo andirivieni di sentimeni e sensazioni contrastanti suscitano e svelano un commovente trasporto emotivo, innalzando notevolmente il valore del film.

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