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  • Geoff Tate: Geoff Tate

    Geoff Tate

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Escursione solitaria per la voce dei Queensryche

Momentaneamente abbandonata l’astronave-madre Queensryche, Geoff Tate si concede finalmente il lusso di pubblicare il suo primo album solista. Premesso che la caratura del personaggio era tale da rendere quanto meno spasmodica l’attesa per questo esordio “in proprio”, le previsioni sui contenuti dell’album si sono sprecate: c’è chi ha pronosticato un album a tinte AOR, chi ne ha prospettato una chiusura intimista, chi ha sperato in quel disco che i ‘ryche non sono più riusciti a fare dai tempi di “Promised Land”. La risposta arriva sotto forma di 11 splendide tracce di rock adulto, partorite dall’estro compositivo di un’artista che, se mai ne avesse avuto bisogno, riesce finalmente a liberare la propria creatività dai vincoli che il lavorare con una band come i Queensryche gioco forza impone. Ne è uscito un disco a mio parere splendido, al quale l’aggettivo che meglio si addice è “maturo”. Si tratta di un lavoro in cui sperimentazione e sonorità più classiche si fondono alla perfezione per dare vita ad un’altalena di emozioni che probabilmente risulteranno ostiche ad orecchie non avvezze a cadenze decisamente più soft di quanto non siamo stati abituati ad accostare la voce di Tate. Tra le altre cose, è proprio da questo punto di vista che il disco riesce a sorprendermi maggiorente: la flessibilità ed il funambolismo sono sempre state due tra le più apprezzate prerogative della voce di Geoff – be’, in questo lavoro queste doti sono forse state accantonate (qualche cinico griderà che non ci arriva più, ma lasciamolo pure gridare) per lasciare spazio ad un’espressività che non necessita di acrobazie per lasciare il segno. E, permettetemi, questo è un privilegio che solo pochi artisti possono concedersi. Circondatosi di sangue nuovo (difficilmente avrete sentito nominare i membri della sua backing band), Tate ha composto e prodotto l’intero album impostandolo, come si diceva, sui binari di una sperimentazione mai spinta all’eccesso, che molto bene si fonde con sonorità abbastanza affini a quelle proposte dai ‘Ryche degli ultimi albums. Il tutto si amalgama per dar vita ad atmosfere soffuse ed intimiste, dominate alla perfezione dalla splendida voce di Tate. Inutile citare questo o quel brano in particolare, la forza di questo disco sta nell’insieme. Da ascoltarsi al buio ed in cuffia.

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