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Gerard Butler e Aaron Eckhart: This is Roma!

Sabato 6 aprile Gerard Butler e Aaron Eckhart, a Roma per presentare “Attacco al potere – Olympus Has Fallen” di Antoine Fuqua, hanno incontrato i fan (ma soprattutto le fan) alla Coin di Piazzale Appio. La nostra Angelica Vianello, indossati i panni della fangirl, si è intrufolata tra le «baccanti in estasi».

Ecco il suo racconto.

Volendo, tutta l’esperienza potrebbe riassumersi in: urla perforanti ed eccitazione alle stelle.
Ma facciamo un passo indietro.

Correva l’anno… no, ok, vi risparmio la mia (noiosa?) biografia, diciamo solo: sono una ragazza e sono innamorata del cinema. Queste due caratteristiche si riverberano nel mio approccio alla settima arte: la seconda comporta un sincero interesse aritistico-culturale, razionale e passionale al contempo, ma scevro da impulsi di bassa natura mentre la prima caratteristica determina l’ineludibile sconvolgimento dei sensi che certi personaggi del panorama cinematografico sanno causare. Tra questi c’è Gerard Butler — ad Eckhart, gran bel figliuolo, per carità, tributo solamente degna ammirazione cinefila. Ma non è questo il luogo per dissertare della loro bravura: ciò devo raccontare è stato un evento mediatico di piccole proporzioni consistente in un semplice bagno di folla, con tanti ammiccamenti e svenimenti.

No, io non sono svenuta.

Venerdì sera vengo a sapere dalla mia One Louder di riferimento che l’indomani i due attori si sarebbero palesati alla Coin di San Giovanni. Il mio passato da groupie mi intima di non lasciarmi scappare l’occasione e il mio presente da boriosa studiante tace.

All’uscita dalla metro trovo già un capannello di persone fuori delle porte d’entrata e security ben piazzata. Mi accodo, entro: le commesse stanno TUTTE controllando il proprio look con specchietti vari e mi dicono che l’evento è al secondo piano dov’è stata sgombrata un’area dedicata all’abbigliamento femminile creando un corridoio con transenne già gremito di ammiratrici (più qualche ammiratore e qualche astante ignaro e confuso).
Incuriosita, domando alla responsabile con fare professionale come si sarebbe svolto l’evento: «Entreranno da lì, saluteranno le vincitrici di un contest, qualche foto e autografo e poi se ne vanno». Mi posiziono strategicamente, ma ben presto io e altri giovincelli siamo costretti a spostarci e mi rendo conto che la possibilità di dare per bene un’occhiata alle celebrità sfuma sempre più. Ripiego per un posto vicino agli ascensori e di fronte alle scale mobili da cui continuano a salire persone che fanno shopping, si avvicinano e mi chiedono che succede. Una signora, udendo la mia spiegazione: «Ah! [pausa] Ma non regalano niente?». «No», sorrido io. «Ah, allora!» E se ne va. È la reazione di molti.
[PAGEBREAK] Finalmente le porte dell’ascensore si aprono e si scatena l’inferno. I due attori sono belli, alti, ben vestiti, sorridenti, si tolgono gli occhiali da sole con una disinvoltura da star tutta da ammirare e invidiare, e camminando verso il pannello lanciano sorrisi e saluti che fanno scoppiare di eccitazione le fan. Cerco di avvicinarmi, spinta dal flusso di persone, ma mi ritrovo quasi a sbattere contro un tipo un po’ hippie, trasandato ma con stile, che evidentemente è dell’entourage ma non ha alcuna intenzione di essere calpestato dalle guerriere. Quando capisco che con il mio cellulare non riesco a fare foto o video decenti (e la mia fidata fotocamera era morta proprio quella mattina), mi allontano e mi guardo intorno.

Nel frattempo, laggiù in mezzo alla folla le grida non smettono. Qualcuno si arrampica sugli scaffali dei vestiti e li fa crollare con fragore, la gente calpesta abiti, le star posano per foto, rilasciano autografi e hanno il tempo anche per una qualche forma di intervista, nel retro, lontano dalla folla urlante, e un siparietto comico (di cui ho scoperto qualcosa tramite internet proprio oggi, dato che il muro di baccanti in estasi mi impediva di vedere cosa stesse succedendo) consistente in una sfilata improvvisata, in cui indossavano mini trench da donna (vedi gallery).

Con il mio consueto fiuto da stalk.. ehm… ammiratrice, lascio perdere i pesci grossi e mi faccio un giretto, fino ad incontrare l’hippie di cui prima, che gironzola nei dintorni. Mi ritrovo insieme ad un’altra ragazza a parlare con lui (non so ancora il nome), tipo molto simpatico, che mi dice di essere quello che fa i capelli a “Gerry” (e la cosa è comica, credetemi, considerando i suoi di capelli), che vive a New York (ma l’accento mi dice che deve essere amico di vecchia data di Gerry), che (e lo dice ridendo con espressione imbarazzata) non ha ancora visto il film, e che non sa quanto ancora ci vorrà prima che escano, ma che quel pomeriggio sarebbero ripartiti per il Sud Africa. Chiacchiero con l’Innominato Barbiere, finché arriva una fanciulla. La decifro subito, è determinata. Origliando la conversazione, aveva capito che il Barbiere poteva essere la chiave per una foto con Gerry e comincia l’arringa. Lui è straordinario, la ascolta, la osserva, sorride e si scusa, le dà indicazioni molto acute su come cercare di farsi una foto con Gerry quando starà per uscire dall’edificio, ma non cede di un millimetro. Dato che però la copertura ormai è saltata, per evitare altre postulanti, si gira verso di noi e ribadendo quanto non ami stare in mezzo alla folla ci saluta ed esce di scena.
[PAGEBREAK] Decido anche io di mollare e vado all’uscita ma non riesco ad andarmene davvero. Ritrovo una ragazza con cui avevo scambiato qualche parola e chiacchieriamo vicino al capannello di persone che attendono il passaggio degli attori. Lei è venezuelana, vive a Roma da dieci anni, dice di trovarsi lì per caso, e mi sembra plausibilissimo, ma poi incontro la madre: diciamo una donna attorno ai 70, simpatica, sveglia e innamoratissima di Gerry. Mi dice: «Ah.. io sono vecchia ma quando lo vedo…!» e fa un gesto come per farsi aria, con una teatralità irresistibile. E in effetti, appena spuntano le due teste bionde (più o meno), la formidabile signora sparisce.

Io mi trovo fortunatamente e finalmente al posto giusto. Inizio a fare un video e proprio quando i due sono di fronte a me, la security gli fa cenno che ormai è ora di andare, e Gerry, evidentemente facendo tesoro del metodo Clooney (quello con cui voli via dalla folla in un attimo e facendo felici tutti), tira fuori il suo vocione rauco (e li mi sarei sventolata insieme all’attempata venezuelana) e ci dice sonoramente di far silenzio. Al suo tre, deve partire un coro di “This is ROMAAAAAA!“. Ci dirige, lo ottiene, mentre Aaron (ormai li chiamiamo tutti per nome) lo guarda ridendo, e se ne va tutto soddisfatto verso le auto in attesa.

Una parentesi davvero simpatica in una giornata altrimenti piuttosto spenta che mi ha fatto constatare come la rude bellezza di Gerry e Eckhart sia davvero genuina. Non per partito preso, ma lo scozzese in particolare è del tutto uguale a come lo si vede sullo schermo, Eckhart invece dà l’impressione di essere un po’ più sciupato, lo sgardo glauco è chiarissimo, quasi trasparente. A detta delle ragazze che erano lì, è stato più simpatico Harvey Two Faces che non Leonida, e ci credo. Gerry ha concluso con quella trovata un po’ (lasciatemelo dire) ‘coatta’ del coro ma… gli si lasciano passare parecchie cose, a quello sguardo furbo.

Qui la gallery fotografica dell’evento

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