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In concorso a Venezia 71, “Ghesseha (Tales)”, “Storie” in italiano, della regista iraniana Rakhshan Banietemad è, come dice il titolo stesso, una serie di storie, in cui il personaggio dell’episodio precedente lascia il testimone a quello del successivo. Strutturato come fosse una serie di cortometraggi per evitare la censura in Iran, il film ha come filo conduttore le ingiustizie che i vari personaggi si trovano ad affrontare: da quelle di un pensionato che lotta contro la fredda burocrazia per veder valere i propri diritti a quelle di un cineoperatore che vorrebbe realizzare un documentario. A pochi minuti dall’inizio del film una piccola disattenzione della regista: una sigaretta appena accesa che arriva alla fine dopo lo stacco di inquadratura per poi tornare dopo un nuovo stacco inspiegabilmente lunga.

Oltre questa piccola distrazione, però, il film risulta coinvolgente e ben girato, capace di far calare lo spettatore nei panni dei vari personaggi alle prese coi loro problemi. I temi affrontati non sono semplici, dalla violenza sulle donne alla droga, passando per degli operai che non vengono pagati da nove mesi. Eppure “Ghesseha (Tales)” riesce a trattarli coniugando schiettezza e delicatezza. Gli attori risultano credibili permettendo al film di restituire uno spaccato dell’Iran di oggi, per certi versi incredibilmente simile all’Italia.

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Contro

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