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Ghostbusters — Incontro con il regista Paul Feig

Arriva al cinema “Ghostbusters” di Paul Feig, reboot del mito del 1984, ma in versione tutta al femminile (qui la recensione). L’idea ha suscitato non poche polemiche nel mondo dei fedelissimi degli acchiappafantasmi, nonostante abbia avuto ufficiale appoggio dal cast originale, e veda alla produzione il vecchio regista Ivan Reitman.

In occasione dell’uscita del film nelle sale italiane, alle domande della stampa romana risponde direttamente Paul Feig.

Cosa l’ha spinta a raccogliere la sfida di dirigere il rifacimento di un classico della cinematografia anni 80?

Mi piaceva l’idea di raccontare la storia di queste scienziate che credono profondamente in qualcosa che nessuno pensa esista. È un po’ quello che succede oggi di fronte agli studiosi del paranormale. C’è chi si chiede se sia tutto vero o se siano solo mitomanie. Desideravo far emergere l’amicizia che lega e tiene insieme, nonostante l’ostilità dell’opinione pubblica, fino a far diventare queste donne le eroine che salvano New York.

Cosa ha provato la prima volta che ha visto la pellicola originale dell’84?

È stato fantastico. Non pensavo che un film potesse essere così divertente e spaventoso allo stesso tempo.

Lei è il portabandiera della commedia comica al femminile. Cosa la attira di più nel lavorare con donne che fanno ridere?

Adoro lavorare con donne spassose, tra l’altro ce ne sono tantissime in giro, a cui però non viene data la chance per mettersi in gioco. Spesso, infatti, nei film comici, le donne vengono messe al servizio degli uomini e capita addirittura che non gli sia nemmeno consentito di essere simpatiche più del dovuto. Il mio scopo invece è che, vedendo la locandina di un film divertente con protagoniste femminili, non si pensi più che sia appunto per sole donne, ma per tutti. Per quanto riguarda la comicità maschile, penso che sia un po’ aggressiva, è anche per questo che la amo meno.

Giravano voci secondo cui Dan Aykroyd volesse girare un nuovo capitolo di “Ghostbusters”, ma non trovava una produzione. Adesso lo vediamo come produttore esecutivo. Com’è andata la vicenda?

Dan è sempre stato il mio “eroe della commedia”. Sapevo che ci fosse in giro questo progetto che stentava a decollare, sembrava quasi scritto nelle stelle che fosse irrealizzabile. Quando poi Ivan Reitman mi ha chiamato proponendomi la regia, ne sono stato felicissimo. Tra l’altro ho sempre mantenuto i contatti con Dan, specialmente per farmi dare suggerimenti di ogni sorta. È stato un importante sostegno durante tutta la lavorazione del film, non lo ringrazierò mai abbastanza.

Il film è dedicato a Harold Ramis, il grande dottor Egon Spengler della versione dell’84, che oggi non c’è più. Compaiono di fatto tutti i personaggi del vecchio cast, tranne Rick Moranis. Come mai?

Abbiamo chiesto a Rick Moranis di far parte della nostra nuova versione del film, gli avevamo anche preparato un ruolo cammeo, ma ha rifiutato l’invito, cosa che mi è dispiaciuta davvero molto, essendo io un suo grande fan. Per ciò che riguarda Harold, sì, abbiamo cercato di rendergli omaggio in tutte le forme possibili, facendo, tra le altre cose, partecipare i suoi figli come comparse.

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