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Ghostrider: La rinascita

Formatisi nel lontano 1984, i Ghostrider furono uno dei primi gruppi metal italiani precursori di un particolare stile musicale, che richiamava il sound dei britannici Venom.
Accantonato il progetto per dare vita ai Necrodeath, eccoli tornare a distanza di più di 25 anni grazie a Marco “Peso” Pesenti. Con “Return Of The Ghost” si ripresentano in forma smagliante. Li abbiamo raggiunti via mail per una breve intervista, ecco cosa ci hanno risposto Peso ed Helvete. Buona lettura.

Per chi non vi conoscesse bene puoi farci una breve storia del gruppo?
PESO: È stato il mio gruppo un po’ serio, se cosi vogliamo… Dunque, bisogna tornare indietro nel 1984: dopo aver visto un concerto dei Venom e Metallica insieme al fido Claudio, chitarrista dell’epoca, decidemmo di fondare la band, il cui nome venne preso in onore di un gruppo di motociclisti tedeschi che facevano gare illegali in autostrada, guidando in senso contrario. La band durò un anno perche l’anno successivo cambiò nome in Necrodeath, iniziando così un nuovo percorso. L’anno scorso, infine, mi è stata fatta una buona offerta sia per una ristampa del vecchio materiale sia per una rentrée.

Cosa ti ha spinto a riformarli a distanza di oltre 25 anni?
PESO: Ho valutato con attenzione l’offerta ricevuta dalla Foad Records e, avendo accantonato altri impegni musicali che non mi soddisfacevano, ho ritenuto opportuno mettere le mie energie del tempo libero nel progetto Ghostrider, fermo restando che la mia assoluta priorità rimangono sempre i Necrodeath.

Parliamo un po’ dell’album. “Return Of The Ghost” è un insieme della vostra migliore produzione: come è avvenuto il processo di registrazione? Avete usato un metodo particolare per scegliere le canzoni?
HELVETE: “The Return Of The Ghost” è il primo vero e proprio album dei Ghostrider. Infatti in esso sono raccolti 6 brani del 1984 dei vecchi demo, che però abbiamo deciso di riarrangiare e riregistrare per dare omogeneità al disco, più una cover (“Power From Hell” degli Onslaught) e 4 nuovi pezzi composti nel 2010, subito dopo esserci riformati. La scelta di riproporre i brani del 1984 è dovuta al fatto che, riformando una band così datata ai giorni d’oggi, ci sembrava il modo migliore per far conoscere alle nuove generazioni cosa fu fatto in quell’epoca. Inoltre, amiamo riproporli ancora dal vivo nonostante siano passati più di 25 anni!
Le registrazioni dell’album sono state fatte presso gli studi di Pier Gonella a Genova, e devo dire che sono state delle registrazioni velocissime, anche perché abbiamo dato molto spazio agli strumenti suonati con le nostre mani e quindi ci sono state poche operazioni di editing e ritocchi vari, questo perché volevamo un album che suonasse grezzo, come si faceva negli anni 80, dove le tecniche di registrazione non avevano l’ausilio di computer ecc..

Tutte le song sono un concentrato di tecnica e di violenza sonora, abbastanza distanti dal sound Necrodeath: è stata una scelta voluta, oppure è stata la naturale evoluzione del vostro modo di essere?
HELVETE: Mi fa piacere sentirti dire questo, anche perché noi non ci presentiamo come band costola dei Necrodeath. Anche se i Ghostrider ne sono stati l’embrione nel 1984, ora la band ha una sua identità e vogliamo proseguire il nostro percorso indipendentemente dalla storia Necrodeath. La scelta del sound, come dicevo prima, è dovuta in parte alle tecniche di registrazione ed in parte alla scelta sui suoni adatti a noi: infatti volevamo un suono sporco e grezzo tipico degli anni 80, che allo stesso tempo suonasse potente.
Indubbiamente tutto questo rappresenta in pieno quello che siamo oggi con la nuova line-up, anche perché ognuno di noi ha nel proprio sangue tracce di quel sound sporco anni 80!

Ho notato come parecchi brani presenti in “The Return Of The Ghost” siano ripresi dai demo datati 1984/85, e riproposti in modo eccellente. Scelta voluta da parte vostra, o piuttosto decisione di voler tributare i vostri primi lavori?
HELVETE: Quando abbiamo deciso di riformare i Ghostrider ci è sembrato più che naturale riproporre i vecchi brani del ’84, anche perché con il primo album vogliamo ripartire da dove tutto si era fermato e quindi il modo migliore di riparlarne è stato riprendere i discorsi interrotti anni fa, oltre al fatto che riarrangiando i vecchi pezzi per suonarli live ci sono piaciuti a tal punto da volerli assolutamente ri-registrare.
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Ascoltando i vostri testi, si percepisce qualcosa di oscuro e sembra che il genere da voi suonato sia spesso riconducibile al Satanismo: non temete di essere anche voi accostati a questa schiera di band? (considerano satanisti anche i Dimmu Borgir!). Vi sentireste a disagio nell’essere definiti o etichettati come una band satanista?
HELVETE: Oltre a riarrangiare i brani dei vecchi demo, anche alcuni testi sono stati riscritti, tengo a precisare che non siamo né satanisti né cattolici, personalmente mi ritengo ateo. I testi trattano sicuramente tematiche oscure che possono ricondurre al satanismo, ma non per questo sono schierati in tal senso; piuttosto toccano delle tematiche che ancora oggi mi affascinano e turbano le mie nottate. Indubbiamente, se in alcuni testi ci sono riferimenti a situazioni piuttosto estreme, queste sono dovute alle nostre esperienze e a come noi vediamo quello che ci circonda. Poi che la gente voglia etichettare una band in un genere o meno a noi questo non interessa, pensiamo solo a fare musica e ad esprimere quello che siamo.

Nell’anno in cui i Ghostrider si sono formati in Italia, il death metal era molto marginale e il metal in generale iniziava a farsi conoscere: pensi che oggi sia migliorata la situazione nel nostro paese?
PESO: Be’ oggi ci sono delle band da paura, molto ben preparate e ineccepibili dal punto di vista tecnico; purtroppo la nostra povera Italia, per quanto concerne le strutture per poter dar modo ai musicisti nostrani di esibirsi in condizioni adeguate, sono tutt’oggi ancora limitate. Del resto la cultura rock del nostro paese è quello che è. Se pensi poi che in italia artisti come la Nannini o Ligabue suonano rock, è detto tutto.

Nel corso di questi anni il black e il death metal hanno scritto pagine importanti nella storia della musica heavy. Pensi che questa vena artistica si sia un po’ inaridita o trovi gruppi interessanti anche oggi?
PESO: Penso che sia già stato detto tutto. Oggi certamente il suono è molto più tecnico, ma le idee che uscirono negli anni 80 dai vari musicisti estremi rimangono a mio avviso le migliori di sempre.

Ghostrider è sinonimo di Necrodeath, ma secondo te quanto il destino degli uni è legato agli altri?
HELVETE: I Ghostrider sono stati l’embrione dal quale poi sono nati i Necrodeath: se per quest’ultimi la carriera dura da 25 anni, per i Ghostrider è come se si ripartisse da zero. Infatti, dopo aver riacceso il fuoco che giaceva sotto le ceneri da molti anni, con i Ghostrider abbiamo ancora molte cose da fare e da dire.

“Return Of The Ghost” rimarrà un episodio isolato o pensate già ad un seguito? Nel corso delle registrazioni avete utilizzato tutto il materiale a vostra disposizione o qualcosa vi è rimasto? Magari in futuro potrebbe essere una bella sorpresa per i fan, non pensate?
HELVETE: Ora è un po’ presto per parlare di un nuovo album, sicuramente abbiamo in testa molte cose, ma vedremo cosa succederà in futuro. La cosa certa è che se ci sarà un successore di “The Return Of The Ghost”, che sarà interamente composto da inediti.
Mentre per quel che riguarda quello che ci è rimasto del passato, più che le canzoni fatte all’epoca, è il modo di comporre e scrivere, che vogliamo rigorosamente mantenere fedele alla vecchia scuola, anche perché essendo cresciuti in quell’epoca ci viene spontaneo farlo.

Immagino avrete programmato delle date di supporto all’album…. Girerete tutta l’Italia o punterete di più a fare degli show all’estero?
PESO: Stiamo suonando in Italia da nord a sud ma abbiamo fatto anche una trasferta in Finlandia… Consulatate il nostro sito e se vedete che capitiamo dalle vostre parti non esitate a venire ai nostri concerti.

Un sentito ringraziamento a Peso ed Helvete.
The past never die.

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