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Vàcce piano

Giampaolo Bianco è un giovane romano che si professa cantautore dalla sferzante ironia.
Non per nulla l’EP di debutto si apre con una canzone dedicata alla sorella di Gino, una donna non proprio apprezzabile dal punto di vista estetico: “La Foca Monaca”. Sulla base ska si ergono trombette, così come poi in “Sono Un Giullare”, pezzo autoreferenziale e giocoso.
L’ambientazione di “Trilussa” è la città ed il protagonista stavolta è un gatto. Trombette anche qui. Anzi, forse sax.
Infine, “Voglio Te” ricalca i cliché dei brani pop costruiti su ritritoni accordi di chitarra e liriche sul sentimentaloide andante.

Quello che sconcerta è l’organizzazione degli arrangiamenti, per nulla originali. E la voce non sarebbe neanche male, se solo la piantasse di pomparsi artificiosamente.

La definizione di “cantautore” in questo caso va presa con le pinze, a loro volta attaccate ad altre pinze che al contempo stanno incollate a un’astona biforcuta lunga chilometri.
Non è questione di cattiveria, però dai. Rino, Faber e Battisti si rivolterebbero nella tomba.

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Contro

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