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Gianni Morandi: un autoscatto della sua carriera

Martedì 25 novembre è escito il nuovo disco di Gianni Morandi: “Autoscatto 7.0”.
Lo abbiamo incontrato a Milano con tutta la curiosità che si riserva solo agli artisti che hanno fatto la storia.
Un incontro bello, stimolante dove abbiamo visto Gianni Morandi pieno di energia, positività e amore per la propria musica.
Non è stato facile riportare per iscritto tutte le storie e gli aneddoti, raccontati tra una canzone e l’altra, in un clima da serata tra amici.
Ecco quello che ci ha detto il grande Gianni Morandi.

 

Com’è nata l’idea di “Autoscatto 7.0″?

Due anni fa ho aperto la mia pagina su Facebook con la quale dialogo costantemente con tutto il mio pubblico.
Questa pagina è cresciuta ed è molto attiva.
Un giorno ho chiesto a tutti i miei fan, di dirmi le venti canzoni più significative della mia carriera.
Ho avuto una grande risposta e sono rimasto sorpreso da alcuni titoli che non mi aspettavo.
Per completare il disco ho aggiunto la canzone inedita “Io ci sono”, due canzoni, mai pubblicate, che ha scritto per me Cesare Cremonini e una canzone fatta con Alessandra Amoroso cinque anni fa.

 

Perché il titolo Autoscatto? Si riferisce agli autoscatti che pubblichi sulla tua pagina Facebook?

In parte si. Si tratta di un’istantanea della mia carriera nella quale ci sono io, ma c’è anche il contributo delle persone che mi seguono.
Poi sto per compiere settant’anni, ma non mi piaceva molto mettere il numero 70 nel titolo. 7.0 mi piace di più, mi suona meglio (ride, ndr).

 

Si parla molto della tua pagina su Facebook. Sei sempre tu a pubblicare le foto e a rispondere ai tuoi fan?
Si, è un’attività che trovo molto divertente e che curo quotidianamente. Penso che avere un rapporto diretto con le persone sia molto bello, anche quanto ti criticano o ti prendono in giro.
Ogni sera cerco di dedicare almeno un’ora a rispondere a chi mi segue… ovviamente quando trovo 2000 o 3000 commenti non posso rispondere a tutti.
Per le foto a volte mi faccio aiutare da mio figlio e dai miei collaboratori.

 

Il giorno in cui è uscito “Autoscatto 7.0” hai pubblicato una foto in cui compri il tuo disco in un’area di sosta in autostrada dicendo: “Così sono sicuro di aver venduto almeno una copia”. Dopo una grande carriera come la tua, hai ancora qualche dubbio sul tuo successo?

No, ma ho provato l’esperienza di passare dalla grande luce al grande buio, in pochissimo tempo.
Negli anni ‘70 sono passato dal vendere trenta milioni di copie a quasi l’anonimato e nella mia carriera ci sono diversi alti e bassi di popolarità.
Bisogna saper trarre insegnamento anche dai momenti più neri. Quindi vivo con la sensazione che tutto possa cambiare da un momento all’altro.

 

C’è un momento buio, in particolare, che ti ha segnato?

Gli anni ’70 furono sicuramente il periodo più difficile, per me e per altri cantanti come me.
Cambiò proprio il costume, la moda e il tipo di musica. Ricordo il processo a De Gregori, i Led Zeppelin a Milano, le canzoni politiche… un rifiuto di tutto quello che era stata la musica italiana negli anni ’60.
Qualcuno forse si ricorderà di cosa successe al Vigorelli di Milano, quando vennero i Led Zeppelin nel 1971. Mi esibii prima di loro insieme ai New Trolls, ai Ricchi e Poveri e a Milva. Fu un disastro totale che sfociò in violenza pura.
Solo quel giorno mi resi conto di cosa stava succedendo.
Quel tracollo fu anche colpa nostra. Non c’eravamo accorti che era cambiato il vento e non c’eravamo adeguati.

 

Sulla tua pagina posti sempre foto della tua vita “normale”, della tua vita di tutti i giorni. Lucio Battisti diceva: “L’impresa eccezionale è essere normali”. Pensi che sia questo il motivo del tuo successo sul web?

Io ho sempre avuto questa normalità. Mi piace stare insieme alla gente, senza troppi filtri e non sono cambiato negli anni.
Lucio ha avuto una vita strana. Lui era l’artista, il genio, il bugiardo, il folle… quello che bussava nel cuore della notte per farti sentire una nuova canzone. Io sono sempre stato quello tranquillo e con i piedi per terra.
Mi piace postare cose semplici, positive, magari anche un po’ ironiche, che poi sono quelle che la gente apprezza di più.
Ho notato che i post seri sulla mia professione ricevono meno “like” (ride, ndr).
Inoltre mi diverto tantissimo a guardare i numeri dei “like” e delle visualizzazioni. L’altro giorno un mio post è stato battuto da uno di Emis Killa però sono contento che la mia pagina abbia più “like” di quella dei Club Dogo.

 

Ci vuoi parlare della nuova canzone “Io ci sono”?

“Io ci sono” è una canzone apparentemente d’amore ma che contiene anche un altro messaggio.
Il testo dice: “ Io ci sono finché tu lo vorrai”… finché c’è gente che viene ai concerti, che ascolta i miei dischi e che mi segue su Facebook, va bene. Vorrei però capire venti minuti prima quando è il momento di abbandonare (ride, ndr). Penso sia importante rendersene conto per non diventare ridicoli.
Dopo più di cinquant’anni di discografia è giusto farsi queste domande.
Ho iniziato nel 1962 con “Andavo a cento all’ora” arrangiata da Ennio Morricone. Sono stato molto fortunato. Penso che nessuno avrebbe potuto immaginare che sarei arrivato a settant’anni con un disco in uscita.

 

Tu e Morricone avete lavorato tanto insieme…

Si, ma solo per pochi anni. Da “Andavo a cento all’ora” fino a “C’era un ragazzo che come me…”, cioè in cinque anni, Ennio ha arrangiato per me sessanta canzoni.
Pensate: posso vantarmi di avere ben sessanta canzoni arrangiate da Ennio Morricone… è un capitale straordinario.
L’arrangiatore, una volta, aveva un ruolo molto importante. Scriveva tutte le parti di musica, spesso con l’orchestra, le registrava e noi potevamo ascoltarle solo a lavoro finito.
Non sapete quante volte Franco Migliacci gli bocciava l’arrangiamento ed Ennio doveva scrivere tutto nuovamente e convocare l’orchestra.
Oggi con il computer è molto più semplice.

 

Nel disco ci sono canzoni che hai fatto con Cesare Cremonini e con Alessandra Amoroso ma sono tanti gli autori e gli artisti con i quali hai lavorato…

Sì soprattutto gli autori. Mi è sempre piaciuta l’idea che le mie canzoni siano diverse fra loro perché sono diversi gli autori con cui ho lavorato in questi anni.
Ognuno di loro ha dato il suo contributo specifico ed io, in ogni concerto, cerco di unire tutto: le canzoni vecchie con quelle nuove, le canzoni allegre con quelle tristi.
Penso sia un gran punto di forza del mio repertorio.

 

Vuoi dirci qualcosa sulle recenti elezioni in Emilia Romagna e sulla situazione politica in Italia?

Sono rimasto molto deluso da queste elezioni e questo periodo storico mi preoccupa molto. Non sembrano esserci segnali positivi o di cambiamento da nessuna parte.
Non fatemi parlare di politica. Io ho vissuto un’escursione che va da Palmiro Togliatti a Renzi. Ricordo il grande Berlinguer, l’ultima grande figura politica della sinistra. La classe dirigente dell’epoca aveva sicuramente dei difetti, ma erano personaggi più seri e solidi.
Ho vissuto anche quarantacinque anni con Andreotti e l’ho anche incontrato più volte.
Ora siamo arrivati a Renzi… non so se sarebbe stato nostro alleato ai tempi di mio padre (ride, ndr).

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