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Frammenti unplugged di un tempo che fu

Volendo essere parchi di parole, la recensione di questo album potrebbe essere sintetizzata dal suo autoesplicativo titolo. “Live And Acoustic” raccoglie, infatti, una serie di registrazioni live risalenti al quadriennio 1989/92, periodo durante il quale la band capitanata da Dan Huff raggiunse il proprio climax artistico grazie a due dischi-capolavoro come furono “Last Of The Runaways” e “Time To Burn”. A fronte di questa premessa, non occorre un genio per capire che ci troviamo di fronte ad una raccolta che potrà essere veramente apprezzata solo dai fans accaniti della band, e dai collezionisti con spiccate tendenze al completismo assoluto – ritengo difatti davvero poco probabile che chi non abbia mai ascotato i GIANT decida di iniziare il proprio percorso conoscitivo proprio con questo live. Nulla da dire rispetto ai contenuti: 13 le tracce incluse, di cui nove a carattere “elettrico” e recuperate da un paio di radio broadcast inglesi. Le rimanenti quattro, risalenti al 1992, vedono invece la band proporre in versione “unplugged” le classicissime “I’m A Believer”, “Stay”, “Chained” e “Lay It On The Line”. Personalmente non ho mai trovato particolarmente esaltante le rivisitazioni acustiche di brani noti (fatta forse eccezione per il mitico “Five Man Acoustical Jam” dei TESLA), ma devo ammettere che, in questo caso, il restyling risulta davvero apprezzabile. Gusti personali a parte, comunque, il vero motivo di interesse per questo disco risiede nelle nove tracce elettriche, grazie alle quali le indiscutibili doti che i GIANT avevano saputo dimostrare in studio vengono confermate anche in ambito live. Dal vivo infatti la band riusciva a scrollarsi di dosso quella impercettibile patinatura che permeava i solchi di “LOTR”, e ad esaltare il proprio lato più energico (un po’ alla “Time To Burn, per intenderci), grazie ad un guitar-sound aggressivo e dirompente e ad una prova di insieme decisamente vibrante, pur calata in un contesto ove la melodia regna sempre sovrana. Una dopo l’altro si susseguono brani da antologia come la già citata “I’m A Believer”, “Shake Me Up”, “Innocent Days”, “I’ll See You In My Dreams” e via discorrendo, per un documento forse non impeccabile dal punto di vista della qualità della registrazione, ma di altissimo impatto emotivo. Adesso sta a voi valutare se investire o meno in un disco il cui valore è più che altro affettivo e/o collezionistico.

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