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  • Giant Squid: The Ichthyologist

    Giant Squid

    Data di uscita: 03-02-2009

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Rapiti in fondo al mar

Quando un lavoro ti emoziona al tatto con la copertina, con note psichedeliche e con tutte le sfumature di arrangiamenti e voci, dal primo ascolto senza bisogno di introduzioni, si tratta sicuramente di amore.
Non vi possono essere altri sentimenti in grado di stravolgere la mente umana portandola all’ascolto compulsivo ossessivo. L’album in oggetto è “The Ichthyologist” dei texani Giant Squid.
Trovare le parole per descriverlo risulta complesso tale è il grado d’emozione che si raggiunge al play.

È bene, in tale occasione, non tralasciar nessuno aspetto così da non recare un torto a un così bel lavoro.
La copertina e la grafica del cd sono state affidate all’estro di un naturalista tedesco di fine ’800 tal Ernst Haeckel, che svela così fin da subito l’indirizzo preso dalla band.
Inoltre a dir poco geniale il packaging costituito da una semplice custodia in cartone da sviluppare, per poter leggere le informazioni sulla band e i testi delle canzoni: un ottimo esempio di come la semplicità riesca a coniugarsi con l’eleganza e l’economicità, visto che il gruppo ne ha prodotto solo mille copie e senza l’ausilio di una label.

Dal punto di vista sonoro il platter risulta molto elaborato e anche i testi non tralasciano terminologie tecnico-scientifiche che delizieranno gli addetti ai lavori.
La cura dei dettagli diviene colonna portante di tutto il lavoro: i suoni sono vortici d’acqua da cui i vari turbinii si articolano in atmosfere vibranti, in molecole di suono più chete a supporto di voci armoniose e grintose.
È ben udibile la fonte di ispirazione, tanto che è possibile classificare la band coma una sorta di Neurosis diurni, non solo per la presenza di Jackie Perez Gratz, ma anche per l’impressionante somiglianza, in alcuni frangenti, della voce di Aaron Gregory a quella di Von Till .
È questione di sound, di sensibilità, di quella capacità che porta alla rielaborazione personale e autentica di un contesto, di una melodia rendendola unica, un tassello inequivocabile di una scena complessa.
Se il suono, registrato bene e decisamente curato in ogni sua vibrazione, dalle chitarre psichedeliche alle corde del violoncello, parla di un grande lavoro di ricerca e assimilazione, le voci evidenziano ancora di più questo aspetto: spandendosi come una macchia d’olio sul mare degli stili, toccano in maniera compatta ogni gradazione vocale, prediligendo ovviamente quelle più armoniose e pacate ma non sdegnando di infuriarsi, assieme alle parti strumentali, in grida e acuti.

Canzoni memorabili?
“La Brea Tar Pits (Pseudomonas putida)” dalle linee vocali alla System Of A Down prima maniera, unite a onde sonore di chitarra e basso che pacatamente seguono l’innalzalsi dei picchi musicali; “Dead Man Slough (Pacifastacus ieniusculus)” dalle struggenti note di violoncello allietate dalle voci più briose e serene, tutto questo per introdurre la traccia più energetica, più forte ed emozionalmente violenta del disco: “Throwing A Donner Party At Sea (Physeters catodon)”, un connubio di unicità e potenza di cui goderea fino a saziarsi.

Con l’ultima traccia, “Rubicon Wall (Acipenser transmontanus)”, si comprende la profondità del concept che si insinua tra le tracce del paltter come diramazioni di pensieri che accompagnano la magica storia di “The Ichthyologist”.
Un gran bel lavoro cha lascia innamorati e sconvolti.

Con questo lavoro l’esser nerd o geek non è più un tabù, anzi! Ci si sente quasi orgogliosi di conoscere il magico mondo della nomenclatura binomiale o dell’oceanografia!
Finalmente un gruppo che unisce alla musica un mondo a parte, un mondo celato da miliardi di metri cubi di acqua ed NaCl, abissale ed intrigante.

Pro

Contro

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