Home > Recensioni > Giffoni 2015 — Astragal

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Brigitte Sy è stata la musa attoriale del maestro francese Philippe Garrel in tanti film (“Libertè, la nuit”, “Les baisers de secours”, “J’entends plus la guitare”) e, con lui, ha anche prodotto due pargoli, uno dei quali, Louis, è un attore famoso (“The Dreamers” vi dice qualcosa?) ed è anche presente con una comparsata di pochi minuti in questo secondo lungometraggio da regista della madre, “Astragal”, in concorso al Giffoni Film Festival 2015 nella sezione Generator +18.

Lo stile “di famiglia” del grande Philippe è stato introiettato dalla regista, che immerge le sue immagini in un evocativo bianco e nero e la narrazione in atmosfere esistenzialiste e romanticamente decadenti (se non conoscete Garrel e volete immergervi appieno nello stile di cui abbiamo appena parlato, recuperate almeno gli ultimi “Les amants réguliers” e “La jalousie”).

Una notte d’aprile del 1957, Albertine, 19 anni, scappa dalla prigione dove sta scontando una condanna per rapina e, scavalcando il muro di cinta, si rompe un osso del piede: l’astragalo. Si trascina fin sulla strada e ferma un’automobile. Viene soccorsa da Julien, un latitante, che la porta a Parigi, a casa di un amico, per nasconderla. Mentre Julien continua la sua vita di piccolo malvivente in provincia, nella capitale francese Albertine ricomincia a camminare. Ma Julien viene arrestato e incarcerato. Sola e ricercata dalla polizia, Albertine si vende per sopravvivere e, nascondiglio dopo nascondiglio, incontro dopo incontro, lotta con tutta se stessa al fine di difendere la sua fragile libertà.

Tratto dall’omonimo romanzo autobiografico scritto dalla vera Albertine Sarrazin nel 1965, “Astragal” è ambientato in Francia tra il ’57 e il ’58, periodo dove le rivolte delle colonie, su tutte l’Algeria, cominciavano davvero a preoccupare l’Eliseo: Brigitte Sy relega tutto questo sullo sfondo, ma è uno sfondo che irrompe e tracima nella narrazione nei momenti decisivi, viste anche le origini della protagonista.

Albertine (interpretata da una bellissima e bravissima Leila Bekhti) ha un animo romantico e poetico, legge Céline e Sartre, dedica al suo amoroso delle bellissime lettere: ma la sua vita è difficile, una vera e propria lotta per la sopravvivenza. L’evasione dal carcere, la latitanza, la prostituzione, e un cuore diviso a metà.

Un film rivolto principalmente a romantici ed esteti, che si perderanno tra le splendide immagini create dalla Sy e le traversie dell’eroina Albertine. Chi cerca una narrazione serrata senza divagazioni forse è meglio si astenga. La confezione è splendida, la sostanza narrativa molto meno. Dovesse risultare vincitore (ma con una giuria di ragazzi è molto difficile che questo avvenga) applaudiremmo comunque in maniera convinta.

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Contro

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