Home > Recensioni > Giffoni 2015 — Coin Locker Girl

Presentato alla Semaine de la Critique di Cannes 2015, arriva anche nel concorso Generator +18 del Giffoni Film Festival l’esordio alla regia nel lungometraggio del trentenne coreano Han Jun-hee, “Coin Locker Girl”.

Un esordio già maturo nello stile registico, geometrico e curato al dettaglio nei campi statici, coreografico nelle scene d’azione, grazie anche a lunghe carrellate avvolgenti e mai gratuite; un po’ meno nella tenuta della narrazione, che, più di una volta, disperde la tensione accumulata in mille rivoli che approfondiscono i caratteri e i sentimenti ma diluiscono eccessivamente la ferrea consequenzialità di tutto quanto accade.

Appena nata, Il-young viene abbandonata in una stazione della metropolitana, all’interno di una cassetta di sicurezza. Otto anni dopo, a Chinatown incontra una donna, che tutti chiamano “Mamma”, un boss criminale che la accoglie nella sua banda come una figlia. Il-young cresce e, un giorno, fa la conoscenza di Suk-hyun, un ragazzo che le apre un nuovo universo, diverso da quello che “Mamma” le ha finora mostrato.

Per la prima volta, Il-young è attratta da un mondo fuori da Chinatown. “Mamma” si accorge del cambiamento di Il-young, e le affida un compito che potrebbe essere l’ultimo.

Han Jun-hee, anche sceneggiatore, ha dichiarato che il suo obiettivo principale era quello di “non creare nemmeno un personaggio senza una ragione”. E le motivazioni dei suoi ragazzi perduti, in questa sorta di versione moderna e pulp dell’Oliver Twist dickensiano, sono lasciate tra le righe, affidate agli sguardi, e infine espresse in azioni cinematografiche forti, in un crescendo finale violento e parossistico.

Il-young (una bravissima Kim Go-eun, impegnata a tratteggiare con un’interpretazione in sottrazione un essere androgino che ha represso per tutta la vita la propria femminilità) vive una vita dura, spietata, e il suo rapporto con la “Mamma” adottiva e anaffettiva ci fa solo intravedere la complessità di un rapporto di amore/odio classico nella forma ed originalissimo nei contenuti. Ogni essere umano, in una Chinatown sporca e piovosa (questo davvero un mood scenografico abusato nel cinema orientale moderno) combatte fin dal giorno della nascita per dimostrare di essere UTILE, che il suo posto in quel mondo e in quella società non è facilmente sostituibile.

Revenge movie, gangster movie, pulp, melodramma: un mix di generi non sempre combinato a dovere ma, visto che siamo di fronte ad un esordio, da promuovere appieno. Consigliamo ad Han jun-hee, per la prossima volta, di farsi affiancare nella scrittura da un professionista solido.

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Contro

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