Home > Recensioni > Giffoni 2015 — Darkness on the Edge of Town

In concorso al Giffoni Film Festival nella sezione Generator +18, “Darkness on the Edge of Town” (titolo mutuato da uno dei dischi più celebri del “boss” Bruce Springsteen) è l’esordio nel lungometraggio del regista irlandese Patrick Ryan, autore anche della sceneggiatura che ha rappresentato, in pratica, la sua tesi di laurea alla National Film School di Beaconsfield. Un film sicuramente immaturo, derivativo, che risente del dichiarato budget risicato, con una struttura narrativa, però, che riesce a contenere più generi al proprio interno.

Nel desolato Sud rurale irlandese, una tormentata adolescente, Cleo Callahan, tiratrice scelta, si prefigge di vendicare la morte della sorella maggiore Ashy, partita tempo prima, e trovata brutalmente assassinata in un bagno pubblico.

Accecata dalla rabbia e dalla vergogna, Cleo non si avvede del fatto che la sua unica e migliore amica, Robin O’Riley, è l’omicida che lei ha giurato di uccidere. Lottando con il senso di colpa represso per non aver salvato la sorella che l’aveva abbandonata, Cleo dà la caccia all’assassino spingendosi fino ai confini estremi della sua piccola città.

Intanto Virgil, il fratello maggiore di Robin, il quale amava Ashy da lontano, indaga sulla sua morte e si fa sempre più vicino alla verità, scoprendo che Robin potrebbe essere coinvolta. I tre si ritrovano stretti da un tragico legame che li condurrà a un ineluttabile e cruento scontro dalle nefaste conseguenze.

Il film si apre con l’omicidio attorno al quale ruota la “detection”, quindi nel riassumervi la trama qui sopra non vi ho davvero rivelato nulla d’irreparabile. Ci troviamo di fronte ad una sorta di western metropolitano ibridato con la tragedia classica, che, rivelando subito il colpevole, si distacca dal giallo classico per concentrarsi su meccanismi della suspense quasi hitchcockiani. Il regista Patrick Ryan, però, si rivela molto più abile nella scrittura.

È il classico problema che segnaliamo spesso, che generalmente chiamo la “patologia dello scritto e diretto”: il cinema ha un gran bisogno che i due mestieri tornino a sdoppiarsi, e vengano affidati a specialisti. Molte sequenze, anche fondamentali, sono illustrate in maniera confusa, la direzione degli attori, specie delle due protagoniste, forse, è ancora peggio. Un esempio di scuola: un copione interessante, una realizzazione carente sotto troppi punti di vista. Ryan è giovanissimo, e migliorerà; il suo esordio, però, non riesce a raggiungere la sufficienza.

Pro

Contro

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