Home > Recensioni > Giffoni 2015 — Gabriel

Correlati

Il concorso Generator +18 del Giffoni Film Festival è spesso una riserva naturale dove si scoprono e si allevano gli esordienti che avranno un ruolo di primo piano in futuro. Potrebbe essere il caso anche del regista americano Lou Howe, poco più che trentenne, di cui abbiamo visionato l’opera prima, “Gabriel”, un racconto di formazione invertito, con un percorso di crescita che bruscamente s’interrompe per ritornare (quasi) al punto di partenza, totalmente incentrato sul protagonista splendidamente interpretato da Rory Culkin, fratello minore del più noto Macaulay.

Gabriel, un giovane fragile e tormentato, prossimo al crollo psicologico, immerso nella lotta per tenersi in piedi dopo il suicidio di suo padre, si è convinto che il ricongiungimento con la ragazza che è stata il suo primo amore potrà regalargli la stabilità e la felicità alle quali spasmodicamente anela. Ponendosi contro il parere della sua famiglia, Gabriel si prefigge l’obiettivo di trovare questa ragazza, ma, nel momento in cui impedimenti e ostacoli cominciano a osteggiare la sua ricerca, la presa sulla realtà s’indebolisce e il comportamento del giovane diventa sempre più irregolare e disturbato.

“Gabriel” mette la macchina da presa ad altezza del protagonista, ed è con i SUOI occhi che vediamo tutto quello che succede. La sua progressiva dissociazione dalla realtà arriva per gradi, ed è proprio questa prospettiva, questo punto di vista “interno” al disturbo mentale, la vera forza del film, insieme alla partecipata e febbrile interpretazione del protagonista Rory Culkin.

Gabriel identifica la felicità perduta nelle due persone che non ne fanno (più) parte: il padre morto suicida e la ragazza con la quale aveva scambiato una fuggevole promessa d’amore tanti anni prima. Quando la realtà non è sopportabile, è normale rifugiarsi nel sogno e nel ricordo; confondere i due piani, invece, può causare più di un problema.

Finale struggente, romantico (e un po’ irrisolto), e una continua suspense legata alla totale imprevedibilità delle azioni del protagonista. Un esordio da promuovere, tenendosi stretti anche i suoi difetti che, in questo caso, denotano soltanto partecipazione totale ed empatia con la materia narrata.

Pro

Contro

Scroll To Top