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Giffoni Film Festival 2015 — Intervista a Lillo e Greg

Televisione, cinema, musica, teatro, e naturalmente radio: non c’è praticamente nessun campo del mondo dello spettacolo in cui Lillo & Greg non si siano cimentati (e hanno anche iniziato la carriera come fumettisti).

Ospiti del Giffoni Film Festival, dove hanno dato vita ad in incontro con i ragazzi delle giurie brioso nella forma ma pieno di contenuti, il duo comico, che sembra l’italica reincarnazione dei Blues Brothers Belushi/Aykroyd, rappresenta uno dei sodalizi artistici più longevi dell’attuale panorama nazionale, ma comunque capace di reinventarsi continuamente pur mantenendo fisso uno stile umoristico ormai riconoscibile, che spazia dalla critica di costume a veri e propri sprazzi di surrealtà.

Programmi televisivi innovativi, che purtroppo risalgono a qualche anno fa (“Telenauta69″ per Mediaset, “Bla Bla Bla” per la Rai), uno spettacolo teatrale nuovo ogni anno, il “610” in onda da anni su Radio2; al cinema, invece, molta meno fortuna. Il loro esordio con lo sfortunato “Blek Giek” nel 2001, ormai un piccolo cult ma ai tempi completamente ignorato dal pubblico, faceva presagire un radioso futuro, ma i due hanno poi dovuto aspettare quasi un decennio per entrare nel mondo produttivo di serie A entrando a far parte del carrozzone natalizio di Aurelio De Laurentiis.

Dopo due anni di convivenza con Christian De Sica, a rappresentare la transizione tra il vecchio e il nuovo, ecco l’occasione dell’anno passato con un film completamente incentrato su di loro, “Un Natale stupefacente”: i soli 5 milioni incassati al botteghino hanno decretato il fallimento dell’operazione, da quest’anno si ritorna, purtroppo, al “Natale a….” con De Sica e Massimo Ghini.

Ci hanno concesso un’intervista, alla quale il vostro fedele corrispondente si avvicina con la professionalità dovuta all’occasione che fa a pugni con i sentimenti del fan sfegatato.

Da anni divertite il vostro pubblico, riuscendo a mantenere i vecchi aficionados che vi seguono fin dagli esordi musicali con il gruppo Latte & i suoi Derivati, ma conquistando anche le nuove generazioni, come l’incontro con i ragazzi delle giurie ha ampiamente dimostrato. Parlando, ad esempio, della longevità di “610”, qual è il segreto di questo format?

Lillo: Abbiamo sempre tenuto un punto fermo in tutti questi anni: mandare in onda soltanto cose che facessero ridere prima di tutto noi. Non abbiamo mai seguito le mode del momento, lanciate magari da altre parti, ma abbiamo sempre fatto quello che ci divertiva, conquistando con questo una certa credibilità. L’importante è che faccia ridere…

Greg: Quindi l’importante è che faccia ridere Lillo?

Lillo: Ma no, che c’entra, ANCHE me. Deve far ridere anche te.

Greg: A me fece molto ridere quella volta in cui stavano per arrestarti per quella storia di videopoker…

Greg: Vabbè, lasciamo perdere, andiamo avanti!

Qualche tempo fa Rai2 ha rimandato in onda,  intorno alle tre del mattino del sabato, il vostro programma “Bla Bla Bla” e la media della rete, seguendo i dati Auditel, schizzava in alto durante il programma in maniera davvero rilevante. Quel tipo di talk show smontato e rimontato in maniera surreale manca molto alla tv italiana, a mio parere. Sareste pronti a rifarlo, dovesse presentarsi l’occasione?

Greg: Torneremmo molto volentieri in televisione se ci dessero la possibilità di realizzare un programma completamente nostro. Ultimamente abbiamo fatto degli special di “610” su Rai5, e hanno fatto dei numeri portentosi a livello di ascolti. Però, ogni volta che andiamo a proporre un programma nostro ci dicono che non va bene perché troppo “di nicchia”: quando finirà questa diceria che noi siamo di nicchia, questa leggenda, forse riusciremo a ritornare stabilmente in tv.

Lillo: Il problema vero è che si tende ad identificare il pubblico televisivo generalmente come una massa di cretini. Questo è un grande errore, e lo dimostra ogni giorno il nostro programma radiofonico. Ma non perché noi siamo alti o cervellotici, ci mancherebbe altro, ma perché se si produce una comicità un po’ più disallineata, un po’ più spiazzante, il pubblico ti segue, perché non la trova da altre parti. Le alte sfere televisive questa cosa continuano a non capirla, e quindi devi sempre cercare di dimostrarglielo tu, ogni volta, con il teatro, con la radio…

Il tuffo nel mainstream cinematografico dei cinepanettoni targati De Laurentiis andava proprio in questo senso, forse, tentare di aumentare la vostra riconoscibilità per poi ottenere successivamente più libertà…

Greg: Esattamente. Poi il cinema piace farlo a Lillo, a me interessa la musica. Per me il cinema non è una meta, ma un passaggio, un mezzo che serve a portare gente in teatro, ai concerti, davanti alla radio. Naturalmente sono più contento quando il film va bene, ma anche un flop mi fa dormire tranquillamente la notte.

Lillo: Era questo l’obiettivo. Non abbiamo nulla contro le cose “popolari”, vorremmo solo alzare il livello di ciò che si definisce “popolare”. Non abbiamo mai avvertito la pressione e la responsabilità dei mostruosi incassi delle annate precedenti, perché noi non abbiamo mai pensato al passato. Noi stavamo facendo un film comico che andava in sala a Natale, tutto qua.

Negli sketch che presentate quotidianamente durante “610”, quanto intervenite in sede autoriale? Vi affidate alle idee portate dai comici che periodicamente vi affiancano, o siete voi ad assegnargli i ruoli in base alle loro attitudini e qualità?

Lillo: Passa sempre tutto da noi a livello autoriale, poi alcuni attori sono più propositivi, altri meno, altri per niente. Il nostro intervento è fondamentale perché ogni segmento deve avere il ritmo, la musicalità, i tempi di “610”, ed è una cosa che abbiamo in testa davvero solamente io e Greg.

Il tema del Festival di Giffoni quest’anno è “Carpe Diem”. Avete colto l’attimo quando avete formato il duo all’inizio degli Novanta?

Lillo: Sì. Eravamo rimasti senza lavoro, la rivista di fumetti dove lavoravamo aveva appena chiuso per il fallimento della casa editrice. C’inventammo i Latte &i suoi Derivati, questo gruppo rock demenziale con il quale giravamo per i locali romani per alzare due lire. Nel giro di un anno e mezzo a Roma eravamo conosciutissimi, e c’era la fila fuori dai locali. Inizialmente io avevo paura del pubblico, ma la cosa la risolse Greg iscrivendoci ad un contest per band demenziali che poi vincemmo, a mia insaputa: mi servì a rompere definitivamente il ghiaccio.

E il segreto della vostra longevità, invece? La vostra convivenza funziona anche fuori dalle scene?

Lillo: Andiamo d’accordo da sempre, e poi ci lasciamo delle piccole libertà, dei piccoli “tradimenti”. Greg ha la musica, una vera e propria carriera parallela, a me piace il cinema, quindi quando c’è l’occasione di fare un ruolo, anche piccolo, magari lo faccio.

Greg: Anche quelle cose di borseggio sugli autobus, però, sono una passione solamente tua…

Lillo: Sì, è vero, pure quello piace solo a me. Ho cercato di portarmelo dietro qualche volta, un palo può essere utile a volte, ma niente…

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