Home > Recensioni > Giffoni 2016 – Anna

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Inizia il concorso di questa edizione del Giffoni Film Festival e il tema di quest’anno è “Destinazioni”, perfettamente declinato dalla pellicola che apre la sezione Generator + 18, “Anna“.

Jacques Toulemonde è un regista di nazionalità franco-colombiana, e questa sua doppia natura, questo incontro tra due mondi cosi lontani e differenti tra loro, la riversa in Anna, suo esordio nel lungometraggio , un film dal fortissimo impatto emotivo e che vive di grandissime interpretazioni (e forse, solo di quello).

Anna è una giovane donna colombiana che vive a Parigi. Una donna dalle forti passioni, in preda all’emotività e ad un patologico male di vivere, che la rende vulnerabile , forse pazza, inadatta a prendersi cura i Nathan, suo figlio di dieci anni, verso il quale riversa tutto il suo disperato amore. Il suo ex marito non si fida più di lei, e vuole portarglielo via definitivamente. Anna deciderà, con l’aiuto del suo nuovo compagno Bruno, di partire per la Colombia con il sogno di aprire un ristorante sulla spiaggia e l’intenzione di portare il piccolo Nathan con loro.

Si respira un clima da New Hollywood in questa pellicola. Perché Anna è fondamentalmente un road movie che esplora nel profondo i rapporti tra i personaggi e le dinamiche del nucleo familiare. Un po’ come in “Cinque pezzi facili”, si viaggia, ci si ferma, si riflette sulla propria condizione, ci si allontana violentemente e ci si riconcilia teneramente, e alla fine del viaggio, il nostro personaggio avrà capito qualcosa di fondamentale. Un viaggio di personaggi disadattati, inabili ad essere come gli altri, a rinunciare ai propri sogni, ad affrontare la cruda realtà, esseri incomprensibili per una società che li isola.

Anna è una madre meravigliosa ed amorevole, ma è instabile, pericolosa per se stessa e per gli altri. La questione che pone questa pellicola è : cosa fare con questi individui? Aiutarli, conviverci, o semplicemente rinchiuderli? La risposta non è chiara (e forse non c’è), ma è una questione che vale la pena sollevare.

Un film di grandi interpretazioni, si diceva, e non si può quindi non menzionare la prova magistrale di Juana Costa nel ruolo di Anna, che dosa meravigliosamente rabbia e dolcezza, è sempre sul punto di esplodere e, quando lo fa, il risultato è devastante. Il suo rapporto con il piccolo Bruno Clairefond (Nathan) è il vero valore aggiunto di una pellicola che forse, però, ha qualche problemino a livello di coinvolgimento drammaturgico. Se vi lasciate coinvolgere ed intenerire dal forte rapporto madre/figlio, sul quale s’indugia forse anche troppo nella parte centrale, non avrete problemi, altrimenti qualche piccolo sentore di noia potrebbe comparire.

Pro

Contro

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