Home > Recensioni > Giffoni 2016 – Rara

In questa quinta giornata del Giffoni Film Festival, un altro film in cui i rapporti di coppia omosessuali sono al centro della storia (dopo il non proprio esaltante “Center of My World“). Questa volta, però, il punto di vista è quello dei bambini, dei figli che si trovano a crescere con dei genitori dello stesso sesso, e che si ritrovano, loro malgrado, al centro di deterioranti battaglie legali per l’affidamento. Questo è il tema di “Rara“, quarto film in concorso nella sezione Generator + 3, della regista cilena Pepa San Martin, al suo esordio nel lungometraggio. Un tema mai come oggi di scottante attualità (in special modo qui nel nostro paese), svolto dalla regista con garbo e misura, mantenendo un tono intimo e profondamente radicato nel quotidiano.

Sara è una ragazzina di 13 anni come ce ne sono tante, divide la sua vita tra la scuola, le lunghe chiacchierate con la sua amica del cuore, le prime innocenti “cotte”, le liti con sua sorella minore, la routine di ogni ragazzina della sua età. Per lei, tutto ciò non ha nulla a che fare col fatto che sua madre conviva con un’ altra donna. Suo padre, però, non è dello stesso avviso, e intraprende una battaglia per ottenere l’affidamento delle figlie.

Un film ad altezza di bambino, questo Rara, in cui la macchina da presa non abbandona mai la piccola Sara, dandoci la visione dei fatti dal suo punto di vista. Il piano sequenza che apre la pellicola è esplicativo: la macchina da presa segue la protagonista di spalle dal cortile della scuola fino alle palestre (il punto di ripresa è molto simile a quello di “Elephant” di Gus Van Sant), facendoci letteralmente entrare nel suo mondo, calandoci nella sua quotidianeità . Impareremo a conoscere e ad amare la piccola Sara, splendidamente interpretata dalla tredicenne  Julia Lubbert: la sua insicurezza, le sue esplosioni emotive, il tenero rapporto con la sorellina Cata (la simpaticissima Emilia Ossandon), e la frustrazione derivante da una situazione in cui deve essere lei più matura dei genitori che la contendono, e di una società che non vede di buon occhio il fatto che abbia due madri.

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Contro

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