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Giffoni 2017 – Incontro con i doppiatori di Cattivissimo me 3

Nonostante sia stato mostrato e stampa e giurati del Giffoni Experience 2017 in lingua originale, protagonisti della giornata nella quale è stato proiettato Cattivissimo me 3in anteprima nazionale (uscirà in sala il 24 agosto) sono stati i doppiatori italiani che hanno sostituito gli originali Steve Carell, Kirsten Wiig e Trey “South Park” Parker nel cartoon Illumination/Universal: Max Giusti Arisa, confermati dai capitoli precendenti, e la new entry Paolo Ruffini, che dà la voce al “villain” Balthazar Bratt, fanatico cultore delle mode Eighties ed elemento di maggior interesse in un film che, a nostro avviso, come potete leggere nelle recensione appositamente dedicata, rappresenta un passo indietro rilevante nella serie e nel panorama sempre più ricco dei Blockbuster animati. Esuberanti e simpatici, il terzetto di doppiatori ha animato un incontro stampa affollato, dove l’indicazione della Universal di fare soltanto domande inerenti al film è stata “aggirata” in scioltezza da più di un collega:

È stato faticoso doppiare i vostri personaggi, visto che questo non è il vostro mestiere principale?

Max Giusti: Sì, anche perchè qui ho dovuto farne due di personaggi, Gru e suo fratello Dru. Mi ricordo che l’uscita del primo “Cattivissimo me” coincise con la nascita di mio figlio, quindi è una serie a cui sono particolarmente legato per più di un motivo. Questo poi non è soltanto un cartone per bambini, ma un vero e proprio film per tutti.

Paolo Ruffini: Max ha davvero fatto un doppio lavoro straordinario. Il mio Bratt è cattivissimo ed infelice, è un “hater”, non ha raggiunto il successo che desiderava e vuole distruggere la vita degli altri. Il cinema è l’unico territorio al mondo dove son belle anche le guerre, e qui i contendenti s’inventano una battaglia “danzereccia” che, vedrete, sarà tutta da ridere.

Arisa: Io c’ero già nel secondo, la mia Lucy ora è un po’ più materna e cerca di farsi accettare dalle ragazzine di Gru.

Max Giusti: Posso aggiungere che associo la voce di Arisa ad una sorgente di montagna ogni volta che l’ascolto? Pura, limpida …

Domanda per Ruffini: hai sperimentato l’odio che scorre libero sulla rete grazie al progetto che stai portando avanti con ragazzini “down”. Vuoi parlarcene?

P.R. : Non so come si faccia a parlare di odio, è una roba difficile. Io ho portato in giro lo spettacolo teatrale “Un grande abbraccio”, che faccio insieme a ragazzi down, e gli insulti sul web spesso lanciano a me questo epiteto. Quando mi dicono che sono uguale a loro, io semplicemente gli do ragione o rispondo “magari”. La realtà virtuale è una grande occasione sprecata, potevamo creare un nuovo mondo e riempirlo solo di cose belle , ma non lo stiamo facendo, o quantomeno non lo stiamo facendo più, c’era un periodo in cui la rete viveva una sorta di “golden age”. Voglio citare una frase di Madre Teresa di Calcutta: “Non invitatemi mai a una manifestazione contro la guerra perché non verrò mai, fatene una per la pace e sarò in prima fila”. Bisogna essere meno contro e più pro qualcosa, è proprio un problema della contemporaneità. Dietro a questo film c’è una visione avanguardista della vita, con una famiglia allargata, una prosecuzione della vita che vorremmo davvero.

Quella relativa al doppiaggio è ormai una questione annosa. Cosa toglie e cosa aggiunge, secondo voi, ad un film?

M.G. : Il Gru costruito da Carell è una roba molto americana, andava adattato alla nostra realtà. Lì c’è una grande tradizione di parodie sugli immigrati provenienti dall’Est Europa, qui da noi c’è ormai il governo del “politicamente corretto”, che non è di certo una cosa negativa in sé ma a volte noi eccediamo in questo senso. Non sto parlando di questo film in particolare, comunque, che è abbastanza “scorretto”.

P.R. : Io doppiando faccio una cosa che va incontro, ad esempio, a mia nonna, è un servizio. Sono totalmente contrario a questa spocchia, tipo che quelli che ci tengono a sottolineare che non guardano la Tv ma solo le serie sul Pc: chi se ne frega, e comunque è Tv anche quella.

M.G. : Anche sotto questo aspetto la pressione è aumentata, il primo film era una scommessa di una piccola casa di produzione, che ora è diventata grande e riesce a produre anche altri successi, come “Sing”. Questa volta c’era davvero una spasmodica attesa in tutto il mondo, e per le localizzazioni in tutte le lingue dei Paesi dove il film è distribuito.

Che ne pensate della vostra esperienza qui a Giffoni?

P.R. : Giffoni è un’esperienza unica, che unisce. Vieni qui, parli con ragazzi a cui piace il cinema, non ci sono snobismi, si sta tutti insieme, è una roba bellissima.

A. : La cosa importante che può insegnare il film a questi ragazzi è che le persone cattive non esistono, spesso sono solo il prodotto di brutte e traumatiche esperienze.

P.R. : Io dico sempre: “Quando realizzi un sogno ricordati che prima l’hai sognato, godrai di più”. L’invidia è un male moderno, nascondere la felicità per evitare di attirarla sembra ormai una cosa scontata. Guardate la linea narrativa di Agnes in questo film, dieci minuti all’interno della narrazione che sono splendidi, noi tutti non dovremmo mai smettere di cercare l’unicorno.

Quali erano i cartoni animati che più amavate da piccoli?

M.G. : Ero un totale appassionato di Goldrake, ed ero perdutamente innamorato di “Candy Candy”. Ma mi piacevano anche “Napo orso capo” e “Ernesto sparalesto”, questi ultimi li ricordiamo solo noi “anziani”.

P.R. : Io adoravo Will Coyote e Bip Bip, e anche Dick Dastardly e Muttley delle “Wachy Races”. Oggi adoro la scorrettezza de “I Griffin” e “South Park”. Volevo anche ricordare la Linea di Osvaldo Cavandoli, una vera e propria opera d’arte.

A. : Io guardavo Telenorba dalla mattina alla sera, e adoravo soprattutto il Mago Pancione e Gigi la Trottola. E poi “Georgie” naturalmente, come tutte le mie coetanee dell’epoca.

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