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Giffoni Film Festival 2015 — Incontro con Martin Freeman

Simpatico, ironico ma distaccato come nella migliore tradizione britannica, Martin Freeman è stato il protagonista assoluto della terza giornata del Giffoni Film Festival.

A cominciare dal Meet&Greet con i ragazzi del mattino, incontro al quale si poteva accedere tramite prenotazione on-line con i posti esauriti da giorni: lì l’argomento principe è stata la sua partecipazione come protagonista alla trilogia de “Lo Hobbit”, prequel de “Il signore degli anelli” sempre diretto da Peter Jackson, nei panni di Bilbo Baggins, il pacifico e coraggioso hobbit che si getta in una mirabolante avventura dove, tra le mille altre peripezie, s’imbatterà nell’anello di Sauron al centro degli eventi nella trilogia originale.

Ruolo che invece, curiosamente, non è stato chiamato in causa nell’incontro con la stampa del pomeriggio, dove invece si è parlato ampiamente delle due interpretazioni televisive che hanno lanciato definitivamente Martin Freeman nell’Olimpo degli attori più richiesti: il John Watson di “Sherlock” a fianco di Benedict Cumberbatch, il serial che ha reinventato la storica coppia protagonista dei romanzi di Arthur Conan Doyle grazie alla sagace penna di Steven Moffat e Mark Gatliss, e Lester Nygaard nella serie antologica “Fargo”, ispirata nelle atmosfere e nel tono della narrazione al capolavoro omonimo dei fratelli Coen, qui produttori esecutivi.

Che impressione hai avuto dalla partecipazione a questo Festival?

La mia prima impressione è che fa molto caldo (non possiamo che darti ragione, Martin, ndr). Il sud dell’Italia è un posto bellissimo da visitare, poi quanto t’invitano a vedere tutto questo ben di Dio di organizzazione, ti danno dell’ottimo cibo, non si può assolutamente dire di no.

Il tuo prossimo progetto è un film con Tina Fey basato sulle disavventure di una reporter in Afghanistan e Pakistan. Ce ne vuoi parlare?

Il titolo del film al momento è “Fun House”, ma non so se sia ancora definitivo, ha cambiato un sacco di titoli, tra cui “Taleban Shuffle”, che è stato scartato per ovvi motivi. Mi dicono sia una commedia, anche se non avendolo ancora visto non lo saprei dire con certezza. È ambientato in Afghanistan durante la recente guerra, parla della vita quotidiana di persone provenienti dall’Occidente, delle loro interazioni e della loro vita nel contesto bellico in cui si trovano ad operare.

Dopo tutte le esperienze che hai avuto, che annoverano anche il teatro oltre al cinema e alla tv, stai per entrare nell’universo Marvel: senti che alla tua carriera manca ancora qualcosa? Qual è l’obiettivo che ritieni di non aver ancora raggiunto?

Nessuno! (ride, ndr) A parte gli scherzi, sono sempre alla ricerca di nuove esperienze. Per quanto riguarda il cinema commerciale, diciamo così, quello che fa molti soldi al botteghino, non è differente da tutti gli altri, e il mio approccio è sempre lo stesso: sono solo dipendente dalle belle storie. E la mia prossima partecipazione al Marvel Cinematic Universe nel nuovo film di Capitan America va esattamente in questo senso, lì spesso scrivono dei bei copioni attorno ai loro eroi.

Il tema del Festival è “Carpe Diem”. Condividi questa filosofia? Ci puoi raccontare qualche esperienza in particolare in cui ti è capitato di cogliere l’attimo?

È una filosofia che mi piace molto. Ovviamente non riesco a sempre a viverla fino in fondo, ma il mio consiglio per chiunque è di fare sempre ciò che realmente si vuol fare, mai fare delle cose invece per imposizione o perché pensi possano portarti al successo professionale o economico.

Magari sei vincolato dai contratti, ma puoi anticiparci qualcosa sul tuo ruolo ancora misterioso in “Captain America: Civil War”? E cosa ti aspetti dalla partecipazione a un franchise così importante come quello della Marvel?

Ho già girato per qualche giorno e posso dirvi che è un piccolo ruolo, il mio personaggio lavora per il governo americano e mi è piaciuto interpretarlo perché è ambiguo, non si capisce bene se sia un buono o un cattivo. Mi hanno già detto che avrà uno sviluppo nel corso del plot generale che collega i vari film, sempre che non mi licenzino…

Puoi confermare le voci che ti danno tra i protagonisti del prossimo film di Steven Spielberg tratto da un romanzo di Roald Dahl, un autore importantissimo per voi britannici?

Sono d’accordo, anche secondo me dovrei lavorare con Spielberg. È uno dei miei registi preferiti, uno degli autori contemporanei più importanti, ma al momento non c’è stato nessun contatto, so che sono uscite delle voci al riguardo, ma per il momento non c’è nulla. Purtroppo. Da noi in Gran Bretagna, Dahl ha l’importanza di un Dickens per i ragazzi, è famosissimo, non so se qui da voi è lo stesso. Tutti noi britannici abbiamo avuto in qualche modo a che fare con lui, e con Spielberg, quindi mi sembra un progetto molto interessante in potenza.

Quanto tempo ha impiegato per mettere a punto il personaggio di Lester in “Fargo”?

La cosa più difficile per me è stata sicuramente quella d’imparare l’accento del Minnesota, visto che sono britannico. Lester è un personaggio con cui mi sono trovato bene, sono stato con lui, ho vissuto la sua vita per 4/5 mesi, e quindi posso dire che sono stato Lester e Lester è stato me, anche se non ho ancora ucciso mia moglie a martellate, per il momento.

Passiamo a “Sherlock”. Dover interpretare John Watson, un personaggio con una storia gigantesca alle spalle, con già diverse caratterizzazioni cinematografiche e non, ti ha provocato qualche timore? 

È stato un piacere interpretarlo, perché c’era un buon copione. Nonostante la serie si chiami “Sherlock”, gli scrittori sono stati bravi a creare una coppia di personaggi principali con la stessa importanza e con un arco narrativo interessante. Con tutto il rispetto per Conan Doyle, io penso che Moffat e Gatliss abbiano addirittura migliorato il materiale originale, li hanno resi moderni e sfaccettati.

Conosci il cinema italiano? C’è un regista con il quale ti piacerebbe lavorare?

Sono onesto, sono fermo al 1959 per quanto riguarda il cinema italiano. Se penso a QUEL cinema mi torna in mente uno stile unico e riconoscibile, la Vespa, magnifici abiti…

Gira la voce che una parte del prossimo special natalizio di “Sherlock” verrà girata a Venezia. Puoi confermare?

Nulla di vero, è una bugia che ho detto poco fa per guadagnarmi il rispetto di alcuni ragazzi italiani…

freeman-giffoni

Sibillino sullo special veneziano (sarà stato richiamato all’ordine dalla produzione nell’arco di tempo intercorso tra l’incontro della mattina e la conferenza stampa?), perfino troppo prodigo di dettagli sul ruolo nel prossimo film di Captain America (colleghi appassionati di fumetti hanno dedotto dagli indizi che interpreterà Henry Gyrich, staremo a vedere), incompetente, come quasi tutti i suoi colleghi anglofoni, bisogna dirlo, sul nostro cinema successivo alla Golden Age. Un uomo simpatico con un forte senso dell’umorismo: posso solo descrivervi a parole il repertorio di smorfie che passavano sul suo viso durante la traduzione italiana delle sue risposte, visto il TOTALE divieto di foto e immagini, fatto rispettare da un paio di grossi e minacciosi “gorilla”.

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