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Giffoni Film Festival 2015 — Incontro con Orlando Bloom

Lo sbarco di Orlando Bloom alla Cittadella del Cinema del Giffoni Film Festival ha l’impatto di un tornado sulla quotidianità della manifestazione: transenne ovunque, e noi giornalisti blindati nel bunker della sala stampa mentre l’attore britannico assolveva ai vari obblighi promozionali.

Ai bordi del Blue Carpet, una fauna umana composita e variegata: ragazzine che hanno passato qui la notte per non perdere il posto sulle transenne, cosplayers travestiti da Legolas, da elfi non meglio non identificati, da Jack Sparrow, striscioni in inglese e in italiano con messaggi d’amore, una sarabanda incredibile ma indubbiamente divertente. Se solo non facesse così caldo…

La sala Truffaut, gremita oltre la sua capienza effettiva, aspetta trepidante e gonfia d’emozione, per poi sciogliersi in urla belluine all’ingresso di Orlando. La direttiva è quella di far parlare il mondo intero rappresentato qui a Giffoni, e quindi a porre le domande saranno ragazzi di tutte le nazionalità presenti in giuria. Andiamo a cominciare:

Hai dichiarato in un’intervista che cerchi di mantenere i piedi per terra nonostante il tuo immenso successo. Come ci riesci?

La mia vita e la mia carriera mi permettono d’incontrare tante persone diverse, di fare tante esperienze diverse, e questa qui con voi è una di quelle esperienze che non dimenticherò mai più. Il segreto, però, è quello di rimanere fedeli a se stessi, umili, e coi piedi per terra.

A 21 anni hai avuto un brutto incidente alla schiena, come sei riuscito a riprenderti?

Quando avevo 20 anni ho perso tante opportunità che potevano essere importanti per la mia vita, proprio per la foga di saltare continuamente da un’esperienza all’altra, senza soffermarmi su nulla. L’incidente è stato terribile ma è stata anche l’opportunità di fermarmi a riflettere. Me la sono vista davvero brutta, i medici mi dicevano che difficilmente sarei riuscito a camminare di nuovo. Sono stato fortunato, sono riuscito a superare quella situazione. Prima o poi, nella vita, arrivano delle sfide che ci mettono alla prova, ma le sfide, così mi è stato insegnato, servono a farti crescere. Voglio dirlo anche a voi, visto che il motto di questo Festival è “Carpe Diem”: non vi fate abbattere dalle avversità, e cogliete ogni singola opportunità che vi si presenta. Però selezionate quelle davvero importanti, non disperdete le vostre energie in mille rivoli.

Grazie per aver cercato di schiaffeggiare Justin Bieber, grazie veramente (qui Orlando s’irrigidisce, e infatti non commenterà direttamente l’affermazione nella risposta, ndr – Qui il fatto, per chi non lo ricordasse). Spesso sembra che i registi scelgano gli attori solo in base al loro aspetto fisico, tu cosa ne pensi?

Voi state crescendo in un mondo molto diverso da quello in cui sono cresciuto io, i social media stanno cambiando il mondo e i veri effetti li vedremo solo tra qualche tempo. Ognuno di voi può scegliere la traccia che vuole lasciare nel mondo e nella propria vita, i soldi e la fama non bastano da soli a rendervi felici, non credetelo mai. Se riuscite a cambiare l’ambiente che c’è intorno a voi, contribuirete a cambiare il mondo intero. Non pensate a come vi vestite, a come apparire meglio su Instagram, quelle cose non contano nulla.

Bella risposta sicuramente, ma di certo NON a questa domanda.

Lavorerai ancora con Johnny Depp?

È stata una grande opportunità quella di lavorare con Johnny, e spero succeda presto di nuovo. Anticipo già un’eventuale domanda sul prossimo “Pirati dei Caraibi”, non posso assolutamente dire nulla, tranne che nel film faccio una parte davvero breve. Mi ha dato comunque la possibilità di reintrodurre il personaggio di Will Turner e, soprattutto, quello di suo figlio.

Qual è il tuo libro preferito?

“L’alchimista” di Paulo Coelho, senza dubbio.

Come scegli i ruoli che interpreti?

Il processo di evoluzione dei personaggi che un attore interpreta è continuo e costante. Io recito diversamente da quando ho iniziato, e reciterò in una maniera ancora differente in futuro.

Hai interpretato tanti film pieni di effetti speciali. Questo ha cambiato il tuo modo di recitare?

A Hollywood si girano film di tanti generi diversi, e anche di tante dimensioni diverse, intendo a livello produttivo. Gli studios vogliono che voi andiate in massa a vedere le produzioni piene di effetti digitale (e qui ti aspetti la stoccata verso i blockbuster, e invece no, oggi Orlando è ecumenico e in versione “peace and love in the world”, ndr). Questi film sono fatti per voi, e per me è molto divertente girarli. Bisogna lavorare molto con l’immaginazione, vedere nella tua mente il mostro che ti sta attaccando, e che poi verrà aggiunto in post-produzione.

Poi ci sono i film indipendenti, dove s’interpretano storie vere o verosimili, di persone normali che magari si trovano ad agire in circostanze straordinarie. Io ho cominciato dalle majors, “Il Signore degli anelli” è stato il mio primo film, poi mi sono avvicinato alle produzioni indie, che servono a far lavorare i giovani, a sviluppare nuove idee, a sperimentare.

Come si passa da un personaggio all’altro, magari in poco tempo? Hai qualche problema ad uscire da una veste ed entrare immediatamente in un’altra?

Faccio un esempio. Io avevo appena finito di girare “Le crociate”, sono sceso dall’aereo che mi portava via da quel set, e sotto la scaletta ho già trovato una macchina ad aspettarmi. Dentro c’era il regista Cameron Crowe che voleva parlarmi del mio ruolo nel suo film “Elizabethtown”. Lì è stato un po’ complicato, perché i due personaggi erano molto diversi.

Preferisci interpretare personaggi negativi o positivi? E pensi di assomigliare un po’ a Legolas?

Ho iniziato con “Il signore degli anelli”, come ho già detto. Legolas è un personaggio estremamente positivo, che riesce a influire in un contesto estremamente negativo. “Il Signore degli anelli” parla di quello, non importa quanto crediate di essere piccoli, avrete sempre un’occasione nella vita per cambiare il mondo. Mi piace interpretare QUESTI personaggi, che mandano messaggi positivi senza dirlo, tramite quello che fanno all’interno del film. Per rispondere quindi alla seconda parte della tua domanda, mi piacerebbe molto assomigliare a Legolas, è un essere pieno di grazia e di compostezza, sono estremamente contento che sia piaciuto a tanti ragazzi, come quelli qui fuori che ne hanno indossato il costume, sono davvero magnifici.

Presentati come se non sapessi chi sei.

Sono Orlando Bloom, un attore e un essere umano, ho avuto la possibilità d’interpretare film bellissimi di cui sono molto orgoglioso (alla più bella domanda di tutto l’incontro e forse di tutto il Festival, non arriva una risposta soddisfacente, ndr).

Com’è stato interpretare Romeo in “Romeo & Juliet” a Broadway?
È stata una delle più belle esperienze della mia carriera, il mio esordio su un palco di Broadway. È elettrizzante avere ogni sera il giudizio del pubblico. Abbiamo fatto quattro settimane di prove, e io sono arrivato alle prove già preparatissimo, proprio questa preparazione lunga e faticosa è stata la chiave per entrare nel personaggio e renderlo bene, è stato già affrontato da così tanti grandi attori…

Non molto brillante nelle risposte Mr. Bloom, tutto preso nel suo ruolo di gran maestro delle nuove generazioni. Alcune domande dei ragazzi avrebbero meritato di sicuro risposte migliori. Di sicuro però non si risparmia nel firmare autografi, accontentando praticamente tutti i ragazzi assiepati lungo il Blue Carpet e trattenendosi per più di mezz’ora. Il prossimo progetto in cui lo vedremo tra i protagonisti è “Digging for Fire” di Joe Swanberg, che era tra gli autori dell’acclamato cult horror “V/H/S”, purtroppo inedito in Italia.

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