Home > Interviste > Giffoni Film Festival 2015 — Incontro con Tea Falco

Giffoni Film Festival 2015 — Incontro con Tea Falco

La prima ospite dell’edizione 2015 del Giffoni Film Festival è Tea Falco, giovane attrice catanese con una carriera cinematografica e televisiva ancora non nutritissima nei numeri, ma già illustre grazie al ruolo di protagonista in “Io e te” del maestro Bernardo Bertolucci e a quello di coprotagonista nell’ultimo lavoro di Carlo Verdone, “Sotto una buona stella”.

Ma non giriamoci troppo intorno, Tea è stata negli ultimi mesi uno dei personaggi più “dibattuti” sulla rete per la sua controversa interpretazione nella serie di Sky “1992” di Giuseppe Gagliardi, dove interpretava Bibi Mainaghi, rampolla di una facoltosa famiglia d’industriali che si trova catapultata alla direzione dell’impero dopo l’improvvisa morte del padre in seguito allo scandalo Mani pulite, al centro delle vicende di cronaca e giudiziarie nell’anno in questione e, di conseguenza, delle dieci puntate generate da un’idea di Stefano Accorsi, anche tra i protagonisti.

Ne è consapevole, naturalmente, anche il suo ufficio stampa che VIETA categoricamente qualsiasi domanda inerente alla serie, perfino sul futuro della stessa e su un’eventuale seconda stagione, ancora non confermata a tutti gli effetti.

Un atteggiamento protettivo che nuoce sicuramente all’immagine di Tea, la quale, se volete sapere la mia, è stata tenuta totalmente all’oscuro: infatti arriva in sala stampa armata di metaforico caschetto da guerra, con quel misto di timidezza e sfrontatezza che non tarderà ad ammettere candidamente durante l’intervista, se avete la pazienza di continuare a leggere.

Ma siamo a Giffoni, e la peculiarità e la bellezza di questo Festival è quella di lasciare la parola a giovani e giovanissimi che, per fortuna, non hanno peli sulla lingua e non sottostanno a nessun diktat, non avendo obblighi “professionali”.

La domanda d’esordio è affidata a una rappresentante dei Giovani Grifoni, sorta di laboratorio giornalistico interno alla manifestazione, che esordisce così:

Ho visto il tuo video su Facebook in cui rispondevi alle… ehm… critiche riguardo alla tua dizione da molti definita addirittura incomprensibile (sbam, gioco, partita, incontro, e visibile disagio dell’addetto stampa) mostrando di essere sicura di te e del tuo lavoro. Cosa consigli alle donne che invece, nel mondo del lavoro, si fanno condizionare e si sentono insicure? (chapeau, 92 minuti di applausi)

Io sono APPARENTEMENTE sicura di me, è un’arma che uso per combattere la mia timidezza, che è quasi patologica. La migliore arma per rispondere alle critiche è l’ironia, ogni volta che ti accusano c’è sempre qualche altra cosa dietro, l’invidia ad esempio, il fatto che una bella ragazza debba forzatamente non essere presa sul serio. Ricordatelo, l’ironia e l’autoironia sono la panacea per tutti i mali. Una battuta, pungente magari, è sempre la miglior risposta.

tea-giffoni-2

E brava Tea, che dimostra di sapersi difendere benissimo da sola senza l’ausilio eccessivo e non richiestio dei suoi cani da guardia. La parola passa al moderatore della conferenza, l’ex giornalista Rai Tonino Pinto:

Hai iniziato la tua carriera come fotografa, esponendo i tuoi lavori anche in varie location in giro per il mondo. È un lavoro che ti ha aiutato anche nella tua carriera di attrice sviluppatasi successivamente?

Sì, mi ha agevolato. Io ho sempre avuto un mio modo di guardare la realtà fin da bambina, un particolare modo di osservare me stessa dall’esterno, e il mondo. È proprio per guardare gli altri, per “capirli”, che ho iniziato a fare l’attrice. Con questo mestiere cerchi di comprendere l’anima di una persona “altra da te”, di farla emergere, di portarla al pubblico in modo da creare empatia o antipatia a seconda del tono del personaggio. Anche quando scelgo un soggetto fotografico “umano” mi piace immaginare la sua vita precedente, le emozioni più forti che la vita gli ha donato o negato, tutto quello che lo ha portato ad essere lì, davanti alla macchina fotografica, in quel preciso momento.

Sei la madrina, quest’anno, di questo Festival dedicato ai giovani. Cosa t’ispira questa manifestazione, che riflessioni ti porta a fare?

Mi sento molto partecipe con tutto questo, perché ho un ricordo molto vivido della mia infanzia. Ero una bambina timida e piena d’immaginazione, e non sono cambiata. Per me la timidezza è sempre stata una forma di rispetto, di saggezza, e in quest’accezione si sta completamente perdendo. Per me il non guardare negli occhi una persona, l’abbassare lo sguardo, è una forma di rispetto più che di soggezione. Ci sono tante persone che NON si devono guardare negli occhi, come una sorta di sfida, perché magari non ne siamo in grado.

Interessante modo di vedere il mondo, no? Forse non condivisibile o comprensibile fino in fondo, ma di sicuro interessante. Tea qui non sta recitando, si percepisce nitidamente. Il tempo a disposizione finisce presto perché il tutto è iniziato con 40 minuti di ritardo, ma lo spazio per le domande del vostro fidato cronista è rimasto. Tolto dal mazzo “1992”, non rimane che chiedere questo:

Hai lavorato con due grandi registi del cinema italiano, molto diversi tra loro, Bernardo Bertolucci e Carlo Verdone. Puoi brevemente regalarci un ricordo di quelle esperienze?

Ho un bellissimo ricordo di entrambi. Bertolucci mi ha scoperta, ed è tuttora una sorta di padre spirituale per me, ci sentiamo sempre al telefono, mi consiglia, mi guida… È una persona fantastica con un grande senso dell’umorismo, non credevo fosse così ironico. Per me l’ironia è una forma d’intelligenza assoluta. Di Carlo invece, cosa posso dirti…

Ad esempio, lui ha sempre dichiarato di scrivere praticamente quasi “addosso” alle sue attrici i vari personaggi. È stato così anche per te? Ha scritto il personaggio dopo averti scelto per il cast, o hai avuto modo di leggere la sceneggiatura e poi sei subentrata, in modo più canonico, diciamo così?

Lui di sicuro mi vede con quella veste, crede che io sia molto simile al personaggio che mi ha fatto interpretare, ma io mi sento diversissima. Ho dato a Lia delle sfaccettature che ho preso da varie persone che ho incontrato nella mia vita, ma di sicuro non sono io. Non ci sono mai io dietro ai personaggi che interpreto, sarebbe di sicuro meno divertente interpretarli. Sono ancora in costruzione come persona, non so ancora pienamente chi sono, non mi sento completa. Noi siamo il frutto delle persone che abbiamo incontrato nella nostra vita, diceva Pirandello.

E si chiude anche con la citazione dell’illustre conterraneo. Armata di coroncina di fiori tra i capelli e una larga gonna a strisce quasi circense nella foggia, Tea si dirige verso l’incontro con i ragazzi delle giurie a passo spedito. È emersa da questo breve scambio una persona umile, stralunata forse, ma estremamente intelligente. Capace di difendersi DA SOLA. Capito, cerberi dell’ufficio stampa?

Foto: facebook.com/GiffoniExperience

Scroll To Top